5 Aprile 2022
10:20

Anche i castori che invadono l’Alaska sono responsabili del riscaldamento globale

Secondo un nuovo studio, i castori nordamericani stanno colonizzando il territorio artico. Ma la presenza massiccia di questi mammiferi e la loro abilità ingegneristica starebbe modificando la geografia del luogo.

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I castori sono grandi ingegneri e sanno veramente creare quasi dal nulla opere idrauliche fantastiche. Questa loro abilità, però, sta contribuendo ad accelerare il riscaldamento globale in corso.

È il risultato dello studio, “Beaver Engineering: Tracking a New Disturbance in the Arctic”, pubblicato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) Usa, in cui viene descritto come il castoro nordamericano (Castor canadensis) abbia costantemente ampliato il suo areale negli ultimi anni e ora stia colonizzando il territorio artico. Tanto da essere classificato, come dice il titolo dello studio, come “nuovo disturbo della zona”. Per capire cosa sta succedendo bisogna partire da un dato.

Cacciati per secoli per le loro pellicce, i castori avevano subito un periodo di stasi. Ora però stanno ripopolando le aree più a nord dove non hanno molti nemici naturali e sono lontani dagli esseri umani. Ma, soprattutto approfittano del riscaldamento globale che fa aumentare la vegetazione anche in zone che erano prima inospitali.

La sempre più massiccia presenza di questi mammiferi nelle aree poco abitate dell’Alaska, però, sta modificando la geografia del luogo. Qui i mammiferi si riproducono velocemente e il loro incessante lavoro per abbattere alberi e costruire dighe, sta creando numerosi nuovi corsi d’acqua.

Laghetti che, innocui di per sé, contengono di solito acqua che è più calda di quella circostante e ciò tende ad velocizzare lo scongelamento del permafrost e i suoli ghiacciati e liberare nell’atmosfera metano e anidride carbonica, gas che erano stati intrappolati per millenni.

Gli scienziati hanno utilizzano le immagini satellitari per tracciare la inarrestabile marcia dei castori alla conquista della tundra artica. Sono oltre 12.000 gli stagni di castori nell’Alaska occidentale mappati, con la maggior parte delle aree che hanno visto un raddoppio negli ultimi 20 anni. Il fenomeno, comunque, non comprende solo l’Alaska, ma anche i territori del Canada e della Siberia e potrebbe trasformarsi in un vero problema.

Infatti, anche se il vero impatto della diffusione dei castori nell’Artico sull’ambiente e sulle comunità indigene che vi abitano non è ancora del tutto noto, le persone sono comunque preoccupate per l’effetto che le dighe costruite dai castori stanno avendo sulla qualità dell’acqua, sul numero e sulla sopravvivenza di alcuni pesci e sulle imbarcazioni.

I naturalisti continuano a tenere sotto osservazione la situazione anche perché potrebbero esserci ripercussioni anche sulla la salute umana. I castori, infatti, possono diffondere il parassita giardia nell’acqua potabile, provocando alle persone che la bevono infezioni intestinali. Inoltre, lo scioglimento del permafrost rilascia quantità di mercurio che può essere assorbito dai pesci e, successivamente, ingerito dagli umani.

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Simona Sirianni
Giornalista
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