Si intitola: "La risposta dei cani da compagnia non addestrati alle crisi epilettiche" lo studio condotto dai ricercatori irlandesi della Queen’s University di Belfast che hanno analizzato come anche degli animali che non sono stati appunto indirizzati al riconoscere l'arrivo di una crisi epilettica riescano comunque a prevederla.

Lo studio è stato pubblicato a fine giugno sulla rivista Animals e ha coinvolto 19 soggetti. Il team, guidato da Neil Powell, Senior Trainer di cani da assistenza per disabilità e membro dell'associazione "National Search and Rescue Dog" è partito dalla valutazione di un dato di fatto: sono tantissimi gli aneddoti che raccontano di animali da compagnia capaci di predire le crisi epilettiche dei loro umani. In tanti, infatti, descrivono il comportamento del loro cane nella fase preliminare all'attacco più o meno nello stesso modo: l'animale si pone in un atteggiamento di attenzione e manifesta chiaramente di essere alla ricerca dell'attenzione degli altri. Powell, come scrive nell'introduzione dello studio, ha così pensato che nessuno ancora aveva scientificamente indagato sulla veridicità di queste affermazioni.

«Abbiamo esplorato questo fenomeno – è scritto nell'introduzione del paper prodotto alla fine dei test – ipotizzando la presenza di odori associati alle crisi e quindi registrando le reazioni di una coorte di cani da compagnia all'emergere di tali odori, apparentemente provenienti dai loro proprietari non epilettici. Usando due apparecchi appositamente progettati chiamati "meccanismo di consegna degli odori a distanza" (RODM), abbiamo distribuito separatamente odori associati a crisi epilettiche e odori associati a non convulsioni e abbiamo registrato le reazioni dei cani a ciascuno di essi. Abbiamo scoperto che tutti i cani hanno mostrato cambiamenti comportamentali più associativi quando confrontati con odori associati alle crisi, rispetto alla loro risposta agli odori di controllo. I nostri risultati supportano l'opinione che i cani non addestrati rilevano un odore associato alle crisi e sono in linea con i risultati della letteratura emergente, che attesta che tali crisi epilettiche sono associate a una firma organica volatile unica».

L'epilessia è una condizione neurologica debilitante che colpisce circa 65 milioni di persone in tutto il mondo. Attualmente non è disponibile alcun dispositivo affidabile e semplice per riconoscere l'insorgenza delle crisi, il che significa che molte persone con epilessia instabile vivono nella paura di lesioni o morte improvvisa e dell'impatto negativo della stigmatizzazione sociale. «Se le affermazioni aneddotiche che i cani non addestrati anticipano le convulsioni si rivelassero vere – continuano i ricercatori nella spiegazione dei test che hanno eseguito – potrebbero offrire un sistema di allarme rapido, semplice e prontamente disponibile».

Il team irlandese ha ipotizzato che, data la straordinaria capacità olfattiva dei cani, un composto organico volatile esalato dalla persona che soffre della malattia e che vive con il suo cane possa costituire un meccanismo di innesco precoce che fa reagire i cani con risposte di affiliazione rivolte proprio all'umano di riferimento. I ricercatori così hanno appunto testato 19 cani da compagnia che non avevano alcuna esperienza pregressa nel riconoscere l'emergenza di una crisi epilettica e che mai erano stati a contatto con persone affette da epilessia. Li hanno dunque esposti a odori ritenuti caratteristici di tre fasi convulsive, utilizzando il sudore raccolto da chi invece purtroppo soffre di questa malattia. Gli odori sono stati consegnati ai loro umani e gli è stato chiesto di "sistemarli"  sotto le cosce. Il lavoro di ricerca poi è stato particolarmente preciso e complesso: è stato valutato il risultato alternando gli odori che emergevano dai campioni di sudore catturati prima della crisi, durante e dopo e anche con due controlli non convulsivi. Così l'equipe è stata in grado di registrare la risposta dei 19 cani.

«I nostri risultati – concludono gli scienziati – suggeriscono che le convulsioni sono associate a un odore e che i cani rilevano questo odore e dimostrano un marcato aumento del comportamento di interesse diretto ai loro proprietari. Una risposta caratteristica di tutti i 19 cani alla presentazione dell'odore convulsivo era uno sguardo intenso che era statisticamente significativo durante le fasi pre-crisi, convulsioni e post-convulsioni rispetto agli odori di controllo di origine non convulsiva».

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