11 Agosto 2023
18:23

Allarme medusa luminosa nel Mar Ionio: ma è davvero pericolosa e perché ce ne sono tante?

È stata segnalata sui social la presenza di molte meduse nel mare di San Pietro in Bevagna, in provincia di Taranto: si tratta di esemplari di Pelagia noctiluca, la medusa luminosa. Ma quanto è davvero pericolosa? E perché ce ne sono così tante?

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Un post pubblicato su un gruppo di paese, il monito lanciato a tutti i bagnanti: «Fate attenzione in spiaggia, il mare è pieno di meduse». Quante volte vi sarà capitato di trovarvi di fronte a una situazione di questo tipo? E in quanti altri casi siete stati, vostro malgrado, protagonisti di un incontro ravvicinato con questi particolari animali planctonici? L’elenco di episodi nella lista di chi legge potrebbe essere probabilmente ricco. Il racconto, in ogni caso, non sarà stato molto diverso da quanto documentato questa mattina a San Pietro in Bevagna, località balneare della costa ionica del Tarantino.

Nessuna paura, però, sebbene la presenza di queste meduse non sia particolarmente apprezzata da chi vuole rilassarsi in acqua, deve essere considerata come un fenomeno abbastanza normale e non troppo pericoloso. La specie che si è mostrata questa mattina ai bagnanti, infatti, è la Pelagia noctiluca, nota anche come medusa rosa o medusa luminosa urticante. Quest’ultimo attributo è certamente il meno apprezzato da chi ha la sfortuna di incrociarne una durante una nuotata. In realtà questa specie, pur essendo tra le più urticanti presenti nel Mediterraneo, il più delle volte non è pericolosa per l’uomo. Nella maggior parte dei casi la sua puntura provoca al massimo un bruciore acuto (molto acuto) ma comunque sopportabile.

Tuttavia, è possibile che alcuni soggetti sensibili possano avere delle reazioni sistemiche con conseguente accelerazione del battito cardiaco, respirazione affannosa o eritemi particolarmente estesi. Nel qual caso sarà opportuno rivolgersi a un medico. Quanto detto, ovviamente, vale solo per questa specie. In un'altra occasione vi abbiamo parlato delle altre meduse presenti nel Mediterraneo. Per i casi di puntura da Pelagia noctiluca, invece, torneremo tra poco a vedere quali sono i rimedi più efficaci da porre in essere per contenere gli effetti della puntura.

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Prima, però, proviamo a conoscere meglio la nostra poco apprezzata compagna di bagno. Per aiutarci a scoprire meglio le caratteristiche di questa specie ci siamo rivolti a uno dei maggiori esperti nel campo delle meduse, Stefano Piraino, professore di Zoologia e Biologia marina all’Università del Salento: «Tutte le meduse hanno un corpo costituito da un ombrello – spiega a Kodami – quella che appare come una cupoletta gelatinosa, con dei tentacoli attaccati sul margine esterno dell’ombrello e delle braccia orali, più grosse dei tentacoli, poste al di sotto dell’ombrello, nella zona dove si apre la bocca. Si tratta di caratteristiche morfologiche evidenti. Quello che non vediamo, invece, sono le cellule urticanti, in grado di sparare in un centomillesimo di secondo   – attraverso un filamento sottilissimo che agisce come una vera e propria siringa – una miscela di tossine (piccoli frammenti di proteine) all’interno dei tessuti di chi si trovi a contatto con loro. Le cellule urticanti servono alle meduse per catturare le loro prede, o per difendersi dai predatori».

Fin qui è tutto chiaro. Resta da capire come mai queste meduse appaiano improvvisamente sulla costa, come è successo per esempio a San Pietro in Bevagna, e altrettanto silenziosamente svaniscano nel nulla: «I movimenti di questa specie dipendono da alcune contingenze oceanografiche – continua a spiegarci l’esperto – esiste una sorta di vortice, che agisce in senso orario o antiorario, che è localizzato al centro del Mar Ionio settentrionale. In una situazione come quella attuale, probabilmente, le acque nel vortice dell’alto Ionio si muovono in senso antiorario, spingendo le acque atlantiche, che hanno attraversato il Mediterraneo occidentale ed il canale di Sicilia, verso il canale di Otranto e l’Adriatico. Questo fenomeno è normalmente associato con la presenza di queste meduse nelle acque del Salento. Altro aspetto che può influire è la morfologia dei fondali, soprattutto laddove siano presenti infossamenti del fondale marino, simili a grandi canyons. Spesso le meduse rimangono all’interno di questi spazi anche a 600 metri di profondità. Questo animale, come noto, è composto per il 90% e oltre di acqua. La sua capacità di variare la concentrazione salina nei suoi tessuti le consente agevolmente di risalire seguendo le correnti di risalita delle acque». Queste capacità hanno reso tante meduse perfettamente adattate alla vita nell’ambiente marino, dove sono presenti da oltre 500 milioni di anni.

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Stefano Piraino, professore di Zoologia e Biologia marina all’Università del Salento

La presenza di questa specie nei nostri mari è nota da quasi due secoli. Per le ragioni che abbiamo appena citato, però, non è segnalata uniformemente in tutto il Mediterraneo. Si affaccia frequentemente nelle acque tirreniche, lungo il canale di Sicilia, nello Ionio, meno nel basso Adriatico, ancor meno man mano che ci si sposta verso l’Alto Adriatico. Le condizioni meteorologiche, come il mare calmo, ne favoriscono la permanenza. Alla prima mareggiata, infatti, saranno trascinate di nuovo via dalla corrente. Il resto, poi, lo fa il cambiamento climatico globale. Fino a 25 anni fa la Pelagia noctiluca raggiungeva il periodo di fertilità soltanto un paio di mesi l’anno. Adesso assistiamo a un allargamento della finestra riproduttiva, che può durare anche 9 mesi. Una circostanza certamente favorita dall’incremento della temperatura degli oceani: «Prima si addossava la colpa all’inquinamento – continua Stefano Piraino –  in realtà non è vero. Riescono sì a stare dove manca l’ossigeno, dove i pesci non resistono. Nell’acqua inquinata, invece, non ce la fanno. Anzi, la loro presenza di solito dimostra la presenza di acque pulite, con caratteristiche trofiche molto buone».

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Già dal 2008 è stato avviato un progetto di scienza cittadina, che ha visto la partecipazione di tantissimi italiani. In buona sostanza chi vedeva una medusa poteva scattarle una fotografia e mandarla su una piattaforma dedicata. Questo strumento ha consentito di mappare la presenza di tante diverse specie presenti nei nostri mari permettendo di studiarne la distribuzione. Oggi esiste Avvistapp, che è seguita dalla ricercatrice Valentina Tirelli dell'OGS di Trieste, un utile strumento con cui questo monitoraggio è eseguito a costo zero, fornendo anche delle indicazioni utili anche ai fruitori dell’applicazione sulla pericolosità delle specie e su dove sono più frequenti.

Resta dunque da capire cosa fare quando si viene punti da una medusa di questa specie: «Consiglio di applicare impacchi di ghiaccio  (non diretto, ma avvolto in una busta di plastica) per 10-15 minuti – conclude l’esperto – questo fornisce un immediato beneficio perché la vasocostrizione indotta dal freddo riduce la diffusione della tossina. Altra possibilità è quella di andare in farmacia ed acquistare una crema a base di cortisone ad uso topico e di lidocaina, un anestetico molto blando spesso utilizzato per il trattamento delle emorroidi. Se i sintomi vanno oltre il bruciore acuto, in ogni modo, è bene che vi rivolgiate a un medico».

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Roberto Maggi
Giornalista
Sono nato a Bari nel 1985. Sono un giornalista, fotografo e videomaker. Amo raccontare storie di animali sia con le parole che con le immagini. Sono laureato in giurisprudenza e da anni seguo la cronaca locale in Puglia. Amo tutti gli animali, ma in particolar modo i gatti. Faccio spesso amicizia con loro quando viaggio con la mia moto.
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