A Milano in 10mila in piazza: «Non ci toglieranno la speranza, siamo tutti Cuori Liberi»

Un grande corteo ha attraversato la città, dopo la protesta davanti al Palazzo della Regione Lombardia, istituzione che ha ordinato l'uccisione dei maiali del Rifugio Cuori Liberi di Sairano perché venuti a contatto con il virus della peste suina africana. Una marea umana per dire no alla violenza all'interno dei Santuari per animali liberi.

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8 Ottobre 2023
11:45
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Sono arrivati con i pullman da tutte le regioni italiane, ma anche da Francia, Germania, Belgio e Svizzera: 10mila persone, attivisti e persone comuni, hanno voluto partecipare alla grande manifestazione nazionale "Giù le mani dai santuari", promossa dalla Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia per ribadire con forza che la violenza perpetrata nel Rifugio Cuori Liberi di Sairano, in provincia di Pavia, dove sono stati abbattuti brutalmente nove maiali, non sarà mai più accettata.

Un grande corteo è partito intorno alle 16, dopo la protesta davanti al Palazzo della Regione Lombardia, istituzione che ha ordinato l'uccisione degli animali del rifugio venuti a contatto con il virus della peste suina africana, ha attraversato la città per arrivare  in piazza San Babila. «Poco più di cinque anni fa due persone speciali Federica e Ivan hanno deciso di costruire un rifugio per animali nelle campagne del pavese e a quel progetto diedero un nome meraviglioso, Progetto Cuori Liberi – gridano dal palco gli attivisti della Rete dei Santuari – La loro volontà era portare individui oppressi, maltrattati e sfruttati a diventare Cuori Liberi e da quel giorno hanno reso tali centinaia di esseri viventi, ridando loro il diritto di essere individui unici, capaci di autodeterminarsi, padroni del loro corpo, delle loro menti senza dover più nulla a nessuno».

Sì, perché Crosta, Crusca, Pumba, Dorothy, Mercoledì, Bartolomeo, Ursula, Carolina e Spino erano davvero cuori liberi non destinati al commercio né a una vita brada, e quindi in nessun modo un pericolo, ma uccisi ugualmente perché tre di loro erano malati della peste suina africana (Psa) assolutamente innocua per l’uomo, ancor prima di aver ascoltato il parere del TAR, il Tribunale amministrativo regionale.

«Federica e Ivan – continuano dal palco mobile gli attivisti – avevano un piano preciso per tutti quelli quegli animali, ma mai avrebbero pensato, invece, che un giorno avrebbero reso cuori liberi un’intera piazza, avrebbero reso cuori liberi tutto il mondo. Il 20 settembre 2023 hanno voluto ammazzare nove maiali liberi e hanno voluto reprimere un libero dissenso culturale a loro scomodo, ma non si sono accorti che al contrario, con quel gesto hanno risvegliato un esercito di coscienze».

Ed è vero, perché quel 20 settembre 2023 migliaia di persone hanno scoperto cosa sono e cosa significano i Santuari di animali liberi: luoghi privati, ma patrimonio di tutta la collettività, avanposti della resistenza animale e delle cultura antispecista, rifugi per profondi valori di pace e giustizia. Ed è proprio quel 20 settembre che ha portato molte di quelle persone a Milano, persone che magari mai avrebbero pensato di scendere in piazza e manifestare.

«Questo è successo perché avete sentito nel profondo della vostra coscienza che la paura che ha provato Pumba non era diversa da quella che avrebbe potuto provare il vostro cane e il vostro gatto, perché si tratta di una paura che si prova senza distinzione di specie». Davanti a attivisti dei rifugi, dei santuari, delle associazioni animaliste, dei centri di recupero, di canili e gattili ma anche a tanta gente che ha solo a cuore il benessere degli animali, a Milano oggi è andato in scena il desiderio di un cambiamento dovuto alla conquistata consapevolezza che uccidere o maltrattare gli animali non deve più fare parte delle scelte umane. Quel 20 settembre non va sprecato, quelle insensate morti non vanno dimenticate.

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«Non sprechiamo quel 20 settembre, facciamolo invece diventare una tortura per le coscienze dei mandanti di quella violenza, dimostrando loro che c’è un esercito di persone che vuole e chiede ciò che più temono: il cambiamento. Noi possiamo cambiare, noi dobbiamo cambiare: facciamolo, se ancora non lo abbiamo fatto, nelle nostre scelte quotidiane, facciamolo per dire no a una cultura che normalizza la violenza con le parole, con le immagini e con la legge. Facciamolo diventando portatori sani di un nuova cultura. Facciamolo frequentando, aiutando e sostenendo i santuari per animali liberi. Il 20 settembre 2023 Pumba ha lottato con tutte le sue forze per difendere la sua libertà e la sua amata Dorothy. Pumba ha lottato fino al suo ultimo respiro, ci ha gridato la sua rabbia e il suo dolore mentre qualcuno esclamava “ce l’abbiamo fatta”. Ora tocca a noi lottare tutti insieme per tutte e nove quelle povere creature, tocca a noi lottare per ogni essere vivente, per difendere i Santuari, tocca a noi lottare perché non ci sia più un 20 settembre. Perché anche usando la forza, la speranza non ce la toglieranno mai, perché noi oggi qui siamo tutti  CUORI LIBERI».

Sara d'Angelo, coordinatrice della Rete dei santuari di animali liberi in Italia, a conclusione della manifestazione ha spiegato: «La Regione Lombardia sembra intenzionata a dichiarare guerra ai rifugi, ma noi non ci fermeremo fino a quando non otterremo protocolli differenti per gli animali dei rifugi. Come rifugi ci siamo resi da subito disponibili a collaborare con le autorità per implementare le misure di biosicurezza e curare i suini affetti dalla peste suina. L'uccisione di massa, non può e non deve essere l'unico provvedimento possibile rivolto a soggetti senzienti sottratti definitivamente alle logiche economiche. La peste suina – ha aggiunto Sara d'Angelo – infatti non è un'emergenza sanitaria ma un'emergenza economica che tutela gli interessi di pochi enormi allevamenti intensivi che ad oggi risultano insostenibili sia da un punto di vista etico che economico».

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Simona Sirianni
Giornalista
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