In Italia abbiamo un'incredibile biodiversità di formiche e secondo una recente "check list", una lista che prende in considerazione tutti gli animali o le piante presenti in una determinata zona, le formiche presenti in Italia ad oggi sono circa 267 appartenenti a 42 generi e 7 sottofamiglie differenti. Di tutte queste, 33 specie sono considerate endemiche italiane.

Fra le specie più note ci sono sicuramente le classiche formiche piccolissime marroni che vediamo spesso anche in molte case di campagna, le formiche nere europee (Formica fusca), oppure le formiche carpentieri (Camponotus vagus), insetti giganti spesso ritenuti pericolosi ma in realtà assolutamente innocui.

Tra le specie italiane solo quelle appartenenti alle sottofamiglie Myrmicinae, Ponerinae, Amblyoponinae, Proceratiinae e Leptanillinae sono provviste di pungiglione, animali che possiedono solitamente un veleno che possono inoculare con una puntura. La quantità di veleno, però, è solitamente irrisoria e per provocare seri problemi di salute sarebbe necessario essere punti un numero spropositato di volte.

Conoscerle tutte, dunque, è un compito arduo persino per gli entomologi più esperti, ma riuscire a distinguerne almeno una decina è un buon punto di partenza per capire quali sono i meravigliosi insetti che ogni giorno vediamo darsi tanto da fare nei prati, marciapiedi e cortili delle nostre case.

Formica fusca

Le formiche nere europee sono fra le più comune ed è facile trovarle dal Portogallo al Giappone e dalla Scandinavia all'Italia. I nidi di questa formica vengono spesso edificati nei ceppi ormai morti di alberi o sotto pietre e sassi, soprattutto in zone boschive, ma non è difficile trovarne anche fra le crepe dei marciapiedi.

Le operaie possono essere di dimensioni considerevoli, dagli 8 ai 10 millimetri, e sono caratterizzate da una grande velocità nel movimento. Nonostante ci siano individui predisposti a difendere il nido, anche questi si dimostrano spesso timidi e scarsamente aggressivi nei confronti dell'uomo. Gli esemplari alati vengono generalmente prodotti nei mesi di giugno e luglio, ed i voli nuziali avvengono in luglio e agosto.

Camponotus vagus

Queste sono note come formiche carpentieri, distinguibili perché le taglie delle operaie si differenziano di molto. Proprio per questo è possibile dividerle in operaie minori, operaie maggiori ed operaie medie. L'elemento di riconoscimento più evidente, però, è il colore nero opaco e la peluria addominale.

Sono piuttosto grandi, definibili anche formiche giganti per i loro standard e raggiungono dimensioni che vanno dai 14 millimetri nelle operaie e 18 millimetri nelle regine. Viene chiamata così perché nidifica solitamente nel legno secco o marcio formando colonie poco numerose di poche migliaia di individui.

Crematogaster scutellaris

Crematogaster scutellaris, immagine concessa da April Nobile / © AntWeb.org
in foto: Crematogaster scutellaris, immagine concessa da April Nobile / © AntWeb.org

Queste formiche sono chiamate anche "testa rossa" o "rizzaculo", per il tipico atteggiamento difensivo che possiedono: se minacciate, infatti, gli individui alzano l'addome mostrando un pungiglione posteriore con cui avvelenano gli aggressori.

Queste formiche sono piuttosto comuni nel nostro territorio e si possono facilmente distinguere dal loro capo rosso e dal loro addome a forma di cuore che sono solite puntare verso l’alto quando si sentono in pericolo. Per costruire i loro nidi scavano lunghe e complesse gallerie nel legno e rientrano nella cerchia delle formiche più aggressive diffuse in Italia.

Il loro morso non crea grossi problemi all’uomo, tanto che si può tranquillamente ritenere innocuo. Il loro pungiglione, però, è in grado di rilasciare una piccola quantità di veleno repellente che può provocare un leggero dolore e lasciare un piccolo eritema in corrispondenza della puntura. Anche in questo caso non è la singola puntura a impensierire la salute dell'uomo, ma la possibilità di essere punti diverse volte.

Lasius niger

Se si pensa ad una formica, probabilmente lei è una delle prime che vengono in mente: la formica nera. Ha un enorme distribuzione mondiale, essendo diffusa in tutta l'Europa e in alcune parti del Nord America e dell'Asia, e il motivo di tale successo planetario è dato dalla sua grande adattabilità ai diversi ambienti.

Le operaie si nutrono soprattutto della melata rilasciata da insetti parassiti delle piante come afidi e cocciniglie, con cui vivono in simbiosi e proteggono dai predatori. Sono considerate, dunque, vere e proprie "formiche pastori" che tengono a bada il proprio gregge.

Linepithema humile

Linepithema humile, foto di Penarc, tramite Wikimedia Commons
in foto: Linepithema humile, foto di Penarc, tramite Wikimedia Commons

Chiamata anche "formica argentina" perché originaria del Sud America, la Linepithema humile è una temibile specie invasiva che prolifera nel nostro territorio a causa della mancanza di organismi antagonisti che competono con loro nell'acquisizione del cibo e per il fatto che se gli individui di due nidi diversi di questa specie si incontrano, solitamente sono neutrali.

È riconoscibile per le piccole dimensioni e per il colore brunastro ma la sua identificazione a vista è difficile anche per un mirmecologo esperto. Particolare il fatto che, nel loro areale originario, il loro corredo genetico è così uniforme che gli individui di un nido possono mescolarsi in un nido vicino senza essere attaccati, ulteriore motivo del perché queste formiche non si rivolgono in maniera antagonista agli individui della stessa specie ma di nidi diversi.

Monomorium pharaonis

Conosciuta anche come “formica faraone”, la Monomorium pharaonis è una formica di piccole dimensioni ma che può costituire dei nidi molto estesi popolati da decine di migliaia di individui. È originaria probabilmente del Nord Africa, da dove si è diffusa in molte aree del mondo, Europa compresa.

È riconoscibile perché le operaie hanno generalmente piccole dimensioni di circa 2 millimetri e sono di colore ocra. Spesso rifuggono la luce del sole e preferiscono operare in zone in ombra  lontane da fonti luminose. In questa specie di formica le colonie si formano spesso per "gemmazione" da una colonia più grande, dove alcuni individui si distaccano per formare un nuovo formicaio con una nuova regina.

Paratrechina longicornis

Paratrechina longicornis, foto di Ajay Narendra
in foto: Paratrechina longicornis, foto di Ajay Narendra

La cosiddetta "formica pazza" è stata trasportata in quasi tutte le aree subtropicali e tropicali del mondo, ma anche paesi del Mediterraneo come l'Italia. Di solito si trova in aree con forte presenza dell'uomo, ma può invadere anche parchi naturali e riserve in cui l'uomo si vede di rado.

Il motivo del perché venga chiamata formica pazza è presto detto ed è anche il motivo per cui non è difficile riconoscerla: i suoi movimenti sono frenetici, irregolare e spesso imprevedibili. È una "formica pastore" anche essa e forma nidi sotto accumuli di lettiera secca, sassi e quant'altro.

Lasius flavus

Detta anche "formica gialla del prato",è una formica diffusa in tutta l'Europa ed in alcune parti del Nord America e dell'Asia e dell'Africa del Nord e il nome è esplicativo della sua abbondanza in prati di ogni tipo. Trattandosi di formiche ipogee, ovvero insetti presenti principalmente sotto terra, i nidi sono raramente visibili.

Anche loro si nutrono della melata degli afidi che allevano proteggendoli con cura. Come molte formiche sono anche in grado di cacciare altri  insetti e aracnidi di piccole che attaccano in gruppo.

Formica rufa

La Formica rufa, comunemente nota come formica rossa, ha una livrea rosso ruggine, addome, zampe ed antenne di colorazione bruna ed è presente in Italia e nella maggior parte d'Europa. Questa specie è priva di pungiglione, ma è capace di lanciare potenti getti di acido formico prodotto da un apparato addominale anche a 30 cm di distanza. La quantità di acido non è abbastanza da essere preoccupante per la salute umana, ma risulta comunque un incredibile adattamento di difesa che, ad alte concentrazioni, può essere sicuramente dannoso.

Il corpo, di piccole dimensioni, è distinto da due strozzamenti, i quali danno forma al capo, al torace e all’addome. La testa, relativamente grande, presenta antenne ripiegate a gomito. Le regine e i maschi sono solitamente alati e provvedono alla riproduzione, mentre le operaie (infeconde) formano il grosso della società e svolgono gran parte dei lavori, come la costruzione del nido, la raccolta del cibo, il nutrimento delle regine e delle covate e, non ultimo, la difesa del formicaio.