Appena quarantotto ore: è stata questa la durata di "Tokens for Nature", l'ambizioso progetto di autofinanziamento tramite mercato digitale del WWF. L'organizzazione ambientalista più famosa al mondo aveva deciso di abbracciare il mondo degli NFT e delle blockchain, creando una collezione di token non fungibili incentrati su tredici specie in via d'estinzione. Ogni utente poteva acquistare una copia digitale di una delle specie più minacciate del pianeta, in tiratura limitata: il numero di copie emesse riflette quello degli esemplari rimasti in natura.

Tra gli animali scelti figuravano il rinoceronte bianco settentrionale (Ceratotherium simum cottoni), il leopardo dell'Amur (Panthera pardus orientalis) e la vaquita (Phocoena sinus). Parte dei ricavati delle vendite, il 12,5%, sarebbe stato utilizzato nel lavoro di conservazione dell'organizzazione.

Le blockchain e il problema della sostenibilità ambientale

Le blockchain sono tutt’altro che verdi
in foto: Le blockchain sono tutt’altro che verdi

L'ambizioso progetto ha trovato però un ostacolo insormontabile in una delle più importanti criticità legate alle blockchain: l'insostenibilità ambientale dovuta agli alti costi energetici. Non è bastato infatti scegliere una tipologia di blockchain, Polygon, nota per il suo minor impatto ambientale.

Secondo alcune stime, le più grandi blockchain possono consumare una quota annuale compresa tra 35 e 140 Terawattori (TWh) di elettricità, con un assorbimento continuo compreso tra 3 e 15 GW. Solamente le due più grandi blockchain sarebbero classificate al 27° posto nel consumo annuale di energia se si trattasse di un Paese , posizionandosi al di sopra di nazioni come Svezia, Vietnam e Argentina.

In quest'ottica, Polygon è effettivamente una scelta "green" perché utilizzando una tecnologia nuova chiamata Layer-2 legata alla rete Ethereum, permette un consumo decisamente minore delle concorrenti (0.00009 TWh contro i 3-15 TWh). Secondo gli attivisti più esperti in criptovalute però, si tratterebbe solo di "greenwashing": «Sebbene le soluzioni Layer-2 possano essere viste come reti indipendenti, fanno comunque affidamento su di una rete Layer-1 sottostante e quindi sul consumo di elettricità e sull'impronta di carbonio», ha dichiarato pubblicamente Ulrich Gallersdörfer di Crypto Carbon Ratings Institute, una ONG che si occupa della sostenibilità ambientale di queste nuove tecnologie.

Il WWF ha anche fatto di tutto per affrontare i timori e le preoccupazioni di coloro che si oppongono alle NFT e al loro consumo energetico, pubblicando una pagina sulla sostenibilità che delinea in dettaglio l'impatto della raccolta. Tuttavia, nonostante i suoi migliori sforzi, la collezione ha comunque subito un forte contraccolpo sui social, dove molti utenti hanno affermato che cesseranno le loro donazioni perché una collezione NFT va contro ciò che rappresenta il WWF.

Alla fine però, a quarantotto ore dal lancio del progetto, WWF si è ufficialmente arresa alla "volontà popolare" cancellando "Tokens for Nature" e rimborsando tutti gli investitori.