Era stata salvata da un pseudo allevatore che la deteneva, assieme ad altri animali, in condizioni disumane. Già cieca a un occhio, ha rischiato di perdere del tutto la vista. Gin Tonic è stata presa in cura da Italian Horse Protection, un'associazione che dal 2009 impegnata nella lotta al maltrattamento dei cavalli e nella promozione della loro tutela. A raccontare a Kodami come è stato possibile ridonare parzialmente la vista a Gin Tonic è stato Sonny Richichi, presidente di IHP: «Già cieca dall’occhio destro, probabilmente a causa di un vecchio trauma, aveva subìto un ascesso all’occhio sinistro ed era stata ricoverata all’ospedale veterinario di Perugia. In quel momento l’abbiamo conosciuta, quando i veterinari ci hanno chiesto di prendercene cura». La terapia è durata a lungo, ma ogni sforzo è stato completamente ripagato: «Non possiamo dire che Gin Tonic ci veda al 100% – spiega Sonny -, questo non sarebbe mai stato possibile. Però è avvenuto un piccolo miracolo: siamo riusciti a ridonarle la vista e quindi a consentirle di avere una vita normale con i suoi amici».

Gin Tonic, come altri cavalli ospitati da Italian Horse Protection, proviene da un sequestro fatto a Roma nel 2018 in zona Lunghezza, in pieno contesto urbano: «Immaginate uno pseudo allevatore che tiene di fronte a casa abitate da tantissime persone decine di cavalli, asini, pony, muli e bardotti in condizioni di gravissimo maltrattamento – racconta Sonny a Kodami -, con animali che morivano di stenti. Tutto questo è andato avanti per anni nonostante tante denunce, fino a quando finalmente siamo riusciti a portare in salvo tutti gli animali».

Italian Horse Protection ha salvato da situazioni di maltrattamento decine di cavalli, lottando non solo per una maggiore tutela nei loro riguardi, ma affinché avvenga un cambiamento culturale. Al momento la struttura (la prima in Italia di questo tipo) ospita 43 cavalli, che vivono in un contesto di totale libertà: «Ci occupiamo di loro facendo un recupero non solo fisico ma anche comportamentale – spiega Sonny -. L’80% del lavoro lo fa metterli in una condizione come questa, di libertà, di benessere, dove possono fare quello che un cavallo farebbe in natura. Pascolare, muoversi liberamente in grandi spazi, stare con i propri simili. Tutto questo è negato alla maggior parte dei cavalli – denuncia il presidente di IHP -, che in Italia sono tenuti scuderizzati e costretti a vivere in box per la maggior parte del tempo».

La missione di Sonny, infatti, non è soltanto quella di donare una nuova vita ai cavalli più sfortunati, ma cambiare la percezione che gli umani hanno di questi animali: «Facciamo investigazioni, contrastiamo i maltrattamenti, riceviamo e verifichiamo segnalazioni di maltrattamento. Ma facciamo anche divulgazione scientifica, cultura positiva, conoscenza di quello che sono i cavalli, vittime anche spesso dell’ignoranza, di una cultura sbagliata. Non sono delle cose da usare, non sono cibo. Questi animali hanno una vita molto più ricca di quanto si possa pensare. Sono degli individui con cui si può instaurare una splendida relazione».