Fonte: Paws Rescue Qatar
in foto: Fonte: Paws Rescue Qatar

Nel dicembre 2010 la FIFA ha designato il Qatar come nazione ospitante del Campionato mondiale di calcio 2022. Da quel momento la famiglia di emiri Al Thani, al potere dal 1825, ha investito le proprie risorse nella modernizzazione delle infrastrutture della capitale Doha e delle altre aree del Paese interessate dall'afflusso turistico.

Il Qatar ha destinato 17 miliardi di dollari alla costruzione degli 8 stadi che ospiteranno la World Cup a partire da domenica 20 novembre 2022, giorno in cui si disputa la partita tra Qatar ed Ecuador, subito dopo la cerimonia d’apertura. Per realizzare questa faraonica opera diffusa appena fuori dalla capitale del Paese, però, sono state sacrificate un numero impressionante di vite umane e animali.

Sono state le associazioni di protezione animali a denunciare una vera propria mattanza nei confronti dei cani liberi e vaganti del Qatar: «Il Ministero sta raccogliendo gli animali dalle strade e non riusciamo a capire dove li portano. Si tratta di gatti che sono già sterilizzati e con il collare. Le autorità dicono che li stanno portando a fare la registrazione, ma molte colonie che stanno prendendo sono già state registrate», dicono i volontari del Qatar Animal Rescue.

La verità che si cela dietro queste parole è ben più complessa rispetto alla percezione comune. Quello che si sta verificando in Qatar non avviene in realtà solo in funzione dei Mondiali ma l'attenzione internazionale richiamata da questo evento sportivo ha contribuito a fare emergere una gestione problematica dei diritti umani e animali.

Molte associazioni internazionali come, Paws Rescue Qatar, hanno denunciato le sistematiche uccisioni di cani liberi nelle zone di Doha interessate dall'imminente arrivo dei turisti per la Coppa del Mondo. Kodami, parlando con gli attivisti del Paese, già nelle scorse settimane aveva fatto emergere però la verità rispetto alla strage di randagi in Qatar. Patrizia Pellegrini, del 2nd Chance Rescue di Rawdat a Nord della capitale Doha, aveva spiegato: «Quanto avvenuto non riguarda i Mondiali di calcio, riflette una realtà presente anche prima di questo momento e che non sta cambiando nel tempo». I Mondiali sono stati una lente di ingrandimento e in qualche caso un acceleratore di dinamiche pre-esistenti che riguardano aspetti culturali ed economici.

Cani liberi in Qatar: tra sharia e sviluppo edilizio

In Qatar quasi il 90% dei cittadini è musulmana e alcune autorità religiose considerano ancora il cane un animale impuro. Rifacendosi ad alcuni hadith del Profeta Maometto, tralasciandone altri in cui invece il Profeta parla in modo tenero nei confronti dei cani, ancora si consiglia alle persone di non tenere in casa questi animali domestici per "non allontanare il favore di Dio". Ma non si tratta solo di una questione religiosa: l'islam è la religione di stato e la sharia, la legge islamica, è parte fondamentale della legislazione dello Stato.

Ciò non significa che in Qatar, o in altri paesi a maggioranza musulmana del Medioriente o del Nord Africa, non ci sia attenzione verso il benessere degli animali: anche in questi contesti si moltiplicano le associazioni e i rifugi e le persone hanno in casa cani, tanto da spingere il presiedente del comitato consultivo legale per le questioni giuridiche islamiche, il Gran Muftì d'Egitto Shawki Allam, a schierarsi a favore delle famiglie multispecie: «E' possibile vivere con un cane e amare Dio», ha detto nel 2020.

Ma i Mondiali di calcio rappresentano un business che va al di là del complesso substrato socio-culturale e l'interesse più grande connesso all'evento è uno: lo sfrenato sviluppo edilizio che ha portato il Qatar a investire cifre da capogiro in 8 stadi e innumerevoli complessi turistici in numerose zone della capitale.

Laato umano, a pagare il prezzo più alto sono stati i lavoratori immigrati provenienti da Iran e Pakistan. Secondo le dichiarazioni ufficiali del governo qatariota, tra il 2014 e il 2020 ci sarebbero state "solo" 37 morti nei cantieri della Coppa del Mondo. Amnesty International ha messo in dubbio questa cifra accusando il governo di far passare le morti sul lavoro come decessi per cause naturali. Ad oggi, la cifra maggiormente accreditata si aggira intorno alle 6 mila persone che hanno perso la vita per costruire i faraonici stadi del Qatar.

stadio qatar
in foto: Lo stadio 974, Doha

Agli animali non è andata di certo meglio. Secondo i volontari del rifugio per animali 2nd Chance Rescue è stata proprio la massiccia iniezione di fondi in favore dell'edilizia turistica per la realizzazione delle infrastrutture ad aver contribuito a rendere Doha una città molto pericolosa per i cani liberi: «L’arrivo dei capitali investiti da parte della Fifa a Doha è evidente – aveva confermato Pellegrini – la città si sta sviluppando rapidamente. Vediamo sorgere ristoranti, bar, spiagge pubbliche e private. Sorgono nuove situazioni ricreative ovunque ed è stata costruita la metropolitana». A innescare la mattanza di pochi mesi fa era stata proprio la denuncia di aggressione di uno dei rampolli dell'edilizia turistica della capitale: «La tragedia è avvenuta dopo che uno dei cani ha morso il figlio di un imprenditore della zona. Alcune persone del posto si sono quindi unite e hanno deciso di aprire il fuoco su tutto il gruppo».

Non è la prima volta che in uno scenario tanto complesso si assiste a una simile escalation di violenza: questa ricostruzione è coerente con quanto accaduto nel 2018 a Taghazout, piccolo paese del Nord del Marocco dove Stray Dogs International Project, associazione italiana che si occupa di censire i cani liberi nel mondo, aveva avviato uno dei suoi primi progetti proprio per la convivenza tra cani liberi e persone.

Nel web doc realizzato dalla nostra direttrice Diana Letizia intitolato "Taghazout, storie di umani e cani" era infatti raccontata la vicenda di un piccolo paese di pescatori all'indomani della strage di cani che erano seguiti dalle associazioni locali, sterilizzati e reimmessi sul territorio e generalmente ben voluti dalla popolazione. Andando a scavare in cerca della verità, era emerso che alcune persone armate scese in strada per uccidere i cani erano state assoldate da un costruttore locale il quale, anche lui, aveva detto che il figlio era stato aggredito da un cane di strada. Alla storia di Taghazout la direttrice Letizia ha dedicato anche il suo primo editoriale qui su Kodami.

I volontari al Governo del Qatar: «Non staremo più in silenzio»

L'impegno di Kodami per l'emersione della verità su quanto sta succedendo in Qatar si scontra però contro il silenzio imposto a media e cittadini nel paese. Secondo Reporter Senza Frontiere, Ong che ogni anno stila un indice della libertà di stampa nel mondo, nel 2022 posiziona il Qatar al 119esimo posto su 180 paesi.

Anche se non rientra tra i 28 paesi in cui la situazione è classificata come "pessima", la libertà di stampa in Qatar appare fortemente limitata. Ne è un esempio l'articolo 136bis del Codice Penale, modificato dall'emiro Al Thani, che autorizza la reclusione di «chiunque trasmetta, pubblichi o ripubblichi voci, dichiarazioni o notizie false o tendenziose, o propaganda infiammatoria, all'interno o all'estero, con l'intento di danneggiare gli interessi nazionali, fomentare l'opinione pubblica o violare il sistema sociale o il sistema pubblico dello Stato».

Fonte: Reporter senza frontiere
in foto: Fonte: Reporter senza frontiere

Nonostante ciò, il grande interesse verso questo piccolo paese ha spinto un numero crescente di persone a esporsi. La possibilità di richiamare l'attenzione internazionale ha convinto anche gli attivisti per i diritti degli animali a farsi avanti. I volontari del Qatar Animal Rescue hanno inviato una lettera aperta, tramite i social, al governo qatariota. Dalle loro parole emerge la volontà di portare all'attenzione pubblica una realtà percepita come non più accettabile e sostenibile. La volontà di non restare più in silenzio davanti alla perpetrazione della violenza:

Al mio governo,
Siate migliori, lavorate meglio. Smettetela di promettermi che lo farete se rimango in silenzio. Questo non ha portato a nulla. Non sarò complice di un insabbiamento. Aiuterò in ogni modo possibile a migliorare le cose ma smettetela di fingere di non stare facendo nulla. Vi vediamo, lo sappiamo. Non staremo zitti finché non cambierete. Se volete il nostro aiuto, siamo qui per aiutarvi. Volete il nostro silenzio, sappiate che non lo riceverete più.

Le parole sono accompagnate da un video esplicativo in cui si vedono alcuni accalappiatori caricare di peso i cani, con le zampe legate fra loro, su un camion, per poi essere portati via. Kodami ha scelto di non pubblicare le immagini perché nulla aggiungono rispetto a quanto scritto e per non mostrare atti di violenza e sopruso nei confronti di qualsiasi essere vivente.

Azioni di denuncia analoghe sono state intraprese non solo da chi si occupa di benessere animale, ma anche da altre categorie vessate dallo Stato. Una sollevazione che dai cittadini è arrivata sino a star internazionali del calibro di Shakira e Dua Lipa, le quali nelle ultime ore stanno rivedendo o cancellando le loro esibizioni in programma per il controverso evento Fifa. Critiche pubbliche sono venute anche dal mondo dello sport in relazione anche alla repressione della comunità Lgbtq+: il calciatore inglese Jake Daniels, 17 anni, ha dichiarato che «sarebbe meraviglioso se i giocatori omosessuali si rivelassero proprio durante il mondiale».

Un segnale forte in un paese che considera le relazioni omosessuali un reato, come rileva per la regione mediorientale Amnesty International. Anche le sistematiche violazioni dei diritti della comunità Lgbtq+ in Qatar sono di molto antecedenti all'evento sportivo, ma mai arrivate all'attenzione internazionale con una simile forza. I media europei sono entrati profondamente all'interno dell'establishment del Qatar, con risultati grotteschi che hanno shoccato la comunità internazionale. Come è successo in occasione dell'intervista alla tv tedesca rilasciata da Khalid Salman, ex calciatore e ambasciatore nazionale per i Mondiali che ha definito l'omosessualità «un disturbo mentale».

L'esistenza di una forma di governo analoga alla monarchia assoluta ha reso vani gli appelli alla Giustizia rispetto a qualsiasi diritto, umano o animale, non approvato dall'emiro Tamīm bin Ḥamad Al Thani.

In tutto questo il Mondiale non c'entra tuttavia l'abuso edilizio legato all'arrivo dell'evento Fifa rappresenta uno dei motivi indicati dai volontari del territorio come con-causa della scomparsa di vite innocenti. La World Cup, grazie all'interesse internazionale che ha richiamato in Qatar, può ridare un senso a quello che è avvenuto negli ultimi 11 anni, ma per farlo è necessario usare questo evento globale non come palcoscenico per il proprio spot personale, bensì come occasione per portare alla luce problematiche e contraddizioni inaccettabili.