lupo daini Appennino Parmense

Un lupo è stato immortalato mentre insegue un piccolo gruppo di 13 daini: è un'immagine che non si vede tutti i giorni e che è stata ripresa sull'Appennino Parmense dalle fototrappole dell'associazione "Io non ho paura del lupo".

Si tratta di un documento importante, utile a diffondere una maggiore conoscenza rispetto alle abitudini di questo carnivoro, troppo spesso incompreso, additato come un pericolo dalle istituzioni locali e così percepito dalla cittadinanza. Tanto da spingere il ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, ad aprire all’abbattimento dei lupi, prospettiva che ha fatto allramare associazioni ed esperti.

L'associazione "Io non ho paura del lupo" nasce in alta Val Taro, a Parma, proprio con lo scopo dichiarato di rispondere «agli attacchi mediatici di disinformazione ed allarmismi ingiustificati nei confronti del lupo» dopo che l'animale ha ricolonizzato naturalmente parte del suo areale storico di distribuzione in tutta Italia andando in competizione con un altro agguerrito predatore: l'uomo.

«In alcune situazioni anche i cacciatori ritengono che il lupo, predando ungulati selvatici, possa limitare la disponibilità di selvaggina. L’incremento delle popolazioni di ungulati selvatici, avvenuto negli ultimi decenni, ha creato un marcato interesse per l’attività venatoria di queste specie, esasperando i timori che i predatori di grandi erbivori possano entrare in competizione con l’uomo cacciatore», si legge nello studio "Il lupo in Emilia-Romagna. Strategie di convivenza e gestione dei conflitti".

Dopo essere arrivato quasi sull'orlo dell'estinzione, oggi il lupo (canis lupus) è diffuso dal Trentino all'Emilia Romagna, dove sono state girate le immagini dell'inseguimento. La zona non è nuova ai rinvenimenti di lupi: nei pressi di Parma nel 2004 il più famoso d'Italia, Ligabue, è stato salvato dopo essere stato investito da un automobile.

Grazie a lui i ricercatori poterono seguire il suo percorso, lungo più di 1000 km, fino alla città francese Nizza, a soli undici mesi di vita. Ligabue è morto nel 2005 nei pressi di Cuneo, segnando la fine della sua parabola di lupo solitario solitario e della sua partecipazione al progetto Life Natura 2000 per la conservazione del lupo.

Il lupo, infatti, è oggetto di tutela a livello internazionale e nazionale: è infatti inserito nell’allegato 2 della Convenzione di Berna tra le “Specie di fauna rigorosamente protette” e come tale la sua gestione è sottoposta a regole stringenti.

Per questo la Regione Emilia-Romagna ha elaborato un vademecum per i lupi avvistati in pianura. Tra le buone pratiche segnalate nel documento c'è anche il divieto di alimentare la fauna selvatica e di evitare la presenza vicino alle abitazioni di qualunque fonte di cibo che possa costituire attrattiva per loro.

«Non conosciamo l'esito dell'inseguimento, ma riteniamo importante sottolineare come in natura la morte di un animale sia necessaria alla sopravvivenza di molte altre specie e di come tutti gli animali selvatici, lupo in primis, debbano essere visti come tali e considerati fondamentali tasselli dell'ecosistema, ognuno con il proprio ruolo ed ognuno necessario al compimento delle diverse dinamiche naturali», ha sottolineato l'associazione "Io non ho paura del lupo".

Come già osservato nel caso delle Comunità dell'orso abruzzese, convivenza significa ridurre al minimo le possibilità di incontro, rispettando le prerogative ecologiche dell'animale, anche attraverso la conoscenza delle sue abitudini.