Le due giraffe nane osservate in Uganda (quella a sinistra) e Namibia (foto di Michael Brown e Emma Wells)
in foto: Le due giraffe nane osservate in Uganda (quella a sinistra) e Namibia (foto di Michael Brown e Emma Wells)

In natura raramente si osservano animali affetti da anomalie scheletriche importanti. Di solito queste malformazioni sono estremamente svantaggiose e difficilmente permettono di sopravvivere e avere una vita normale. Di recente, però, i ricercatori del GCF (Giraffe Conservation Foundation) hanno osservato e studiato due casi distinti di giraffe affette da una sindrome simile a una displasia scheletrica in Namibia e Uganda che sono sopravvissute alla fase più difficile, quella giovanile. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista BMC Res Notes il 31 dicembre 2020.

Le due giraffe nane

Tra gli animali domestici è facile osservare individui con anomalie scheletriche che causano un accorciamento degli arti e restituiscono quell'aspetto buffo, purtroppo molto apprezzato in cattività, ma che causa seri problemi di salute per cani, gatti, maiali e tanti altri animali. Questa forma di nanismo può essere ancor più svantaggiosa quando devi procacciarti il cibo, sfuggire ai predatori e riprodurti in natura quindi, di solito, queste malformazioni hanno vita breve. Ciononostante a partire dal 2016 Michael Butler Brown e Emma Wells del GCF hanno avuto la possibilità di studiare per la prima volta questo fenomeno in due esemplari maschi adulti di giraffa (Giraffa camelopardalis) appartenenti a due sottospecie ben distinte, una giraffa della Nubia (G. c. camelopardalis) e una giraffa dell'Angola (G. c. angolensis). La prima è stata osservata nel Parco Nazionale delle Cascate Murchison, in Uganda mentre la seconda in una fattoria privata della Namibia centrale.

Lo studio

Fotografie laterali di giraffe. a; Un tipico maschio subadulto nel Parco Nazionale delle Cascate Murchison, in Uganda. b; Il maschio subadulto con sindrome simile alla displasia scheletrica in Uganda. c; Il maschio subadulto con sindrome simile alla displasia scheletrica in Namibia. Brown, M.B., Wells, E. Skeletal dysplasia–like syndromes in wild giraffe. BMC Res Notes, 2020
in foto: Fotografie laterali di giraffe. a; Un tipico maschio subadulto nel Parco Nazionale delle Cascate Murchison, in Uganda. b; Il maschio subadulto con sindrome simile alla displasia scheletrica in Uganda. c; Il maschio subadulto con sindrome simile alla displasia scheletrica in Namibia. Brown, M.B., Wells, E. Skeletal dysplasia–like syndromes in wild giraffe. BMC Res Notes, 2020

Utilizzando la fotogrammetria è stato possibile analizzare la lunghezza degli arti di questi due esemplari per confrontarli con quelli di altre giraffe appartenenti alla stessa classe di età. I risultati mostrano chiaramente che queste giraffe possiedono le ossa del radio e del metacarpo incredibilmente più corte rispetto ai loro simili della stessa età. Non è, però, ancora ben chiaro quale sia la causa di queste malformazioni. Spesso la parentela stretta può avere un ruolo decisivo nella comparsa e nella diffusione del nanismo ma analisi genetiche suggeriscono bassi livelli di consanguineità nelle popolazioni studiate e nessun altro caso è stato osservato. Entrambe le giraffe hanno più di un'anno di vita e sono quindi sopravvissute alla fase giovanile, che è quella più critica, ma se per la giraffa in Namibia la sopravvivenza può essere ricondotta alla mancanza di predatori nella fattoria privata, per quella in Uganda che vive in totale libertà questo dato assume un valore ancora più interessante.

Sebbene queste giraffe nane risultino interessanti da un punto di vista scientifico e destino curiosità in chi le osserva difficilmente riusciranno a riprodursi e a tramandare questa caratteristica alle generazioni successive. Essendo entrambi maschi è altamente improbabile che riusciranno a montare con successo una femmina adulta con degli arti così corti. Inoltre la giraffa namibiana mostra evidenti difficoltà di movimento che le fanno avere un'andatura zoppicante e incerta. Queste osservazioni dimostrano, però, quanto ancora poco sappiamo su questi animali e sulla diffusione del nanismo in natura e potranno certamente essere utili in futuro per approfondire e comprendere meglio la comparsa e lo sviluppo di queste rare anomalie scheletriche.