Promuovere la ricerca e la conservazione dei mammiferi selvatici europei e affrontare alcune delle sfide ambientali attuali, come i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, le zoonosi e le malattie emergenti legate alla fauna selvatica. Sono questi gli obiettivi di MammalNet, un progetto che unisce diversi partner europei specializzati nella fauna selvatica per monitorare la biodiversità. L’iniziativa è promossa dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ed è coordinato in Italia dalle Università di Sassari e Torino.

Il progetto è partito nel 2019 in Spagna, Germania, Polonia e Croazia e ha raccolto quasi 10.000 segnalazioni di mammiferi. Quest’anno, nella sua seconda fase, si sono aggiunti nuovi Paesi tra cui l’Italia.

Con Mammalnet ci sono diversi strumenti tecnologici messi in campo. «iMammalia è un’app per smartphone che è utilizzabile da chiunque vada in giro e possa fotografare la traccia di un mammifero, anche un escremento e un’impronta – spiega a Kodami Massimo Scandura, zoologo dell’Università di Sassari – Mammalweb è invece una app web utile per tutti coloro i quali hanno fototrappole ma non sono professionisti. Grazie a questa gli specialisti passano in rassegna le foto e stabiliscono la specie animale. Agouti invece è una web app per professionisti, una piattaforma in cui si possono scaricare sia foto sia video e vengono estratti dati per la ricerca scientifica».

MammalNet incoraggia naturalisti, ambientalisti, escursionisti, cacciatori e ogni altro cittadino a partecipare alla citizen science, condividendo le proprie osservazioni di mammiferi selvatici. È questo uno dei modi migliori per contribuire direttamente alla comprensione della natura e della biodiversità, ed è fondamentale per aiutare le ricerche faunistiche.

«A molti cittadini capita di osservare i mammiferi selvatici che vivono intorno a loro. L’avvistamento di una volpe in movimento o di un capriolo su un prato, o il riconoscimento di un animale investito sono preziose fonti di informazione per i ricercatori, e possono essere facilmente condivise usando iMammalia» spiega Ezio Ferroglio, docente dell’Università di Torino.

«Le trappole fotografiche ci forniscono informazioni essenziali su dove e come vivono i mammiferi. Possono essere messe anche nel proprio giardino. E’ stupefacente vedere cosa sono in grado di fotografare. Se non si ha esperienza, si possono condividere le immagini ottenute e lasciarle classificare agli esperti; pian piano si può imparare a riconoscere gli animali che ci circondano», conclude Scandura.