Una cannonata nella direzione sbagliata e un carro armato dell’Esercito fa strage di galline. L’autoblindo, impegnato in un’esercitazione in un poligono riservato alle Forze Armate sul torrente Cellina, in provincia di Pordenone, ha sbagliato mira e ha centrato in pieno un allevamento di pennuti di Vivaro. Sono cinquanta gli animali morti sotto le macerie o per lo spostamento d’aria dell’impatto.

L’incidente è successo mercoledì sera attorno alle 21. Un dipendente dell’azienda agricola Edoardo Da Re ha raccontato che, essendo vicino al poligono di tiro e abituati agli spari, i guardiani non si sono accorti di nulla. Il colpo, infatti, non ha provocato nessun incendio, e anche per questo i militari non hanno segnalato l’errore, tornandosene alla base come se nulla fosse accaduto.

Ma quando la mattina il proprietario dell’azienda agricola è andato al lavoro, invece, di qualcosa si è accorto: davanti a lui si è presentata la devastazione. I danni apparivano inspiegabili e ha chiamato i carabinieri della compagnia di Spilinbergo.

La dinamica dell'assurdo incidente

Le manovre di esercitazione della brigata meccanizzata Pozzuolo del Friuli sono iniziate nel pomeriggio inoltrato. C’erano i lagunari e le truppe d’assalto anfibie dell’Esercito. E c’era anche un plotone di quattro Centauro del Genova Cavalleria, veicoli corazzati a otto ruote motrici, pesanti 27 tonnellate.

Quando il cannone ha fatto fuoco però ha mancato clamorosamente il bersaglio e il proiettile, o addirittura due secondo versioni non confermate, si è abbattuto contro l’edificio pieno di migliaia di polli. La testata, fortunatamente, non è esplosa, perché quelle impiegate nelle esercitazioni in genere non hanno esplosivo, ma penetrando la parete ha provocato il crollo di un muro.

Le indagini della Procura e dell'Esercito

Ora spetterà alla Procura di Pordenone capire perché il carro armato ha sparato in direzione opposta rispetto all’area riservata ai tiri. Le quattro autoblindo coinvolte sono state sequestrate e gli accertamenti stabiliranno chi è responsabile dell’errato sparo. In oltre mezzo secolo d’attività a Cellina Meduna non c’era mai stato un incidente simile. Anche l’Esercito ha aperto un’inchiesta interna per determinare con esattezza la dinamica dei fatti, garantendo agli inquirenti la “massima collaborazione e trasparenza”.