Stalli in rifugi, sedi di associazioni o volontari privati per i cani e i gatti dei clochard: l’iniziativa è della Caritas di Catania che si è interrogata su come consentire ai senzatetto che condividono la vita con un animale di usufruire di assistenza.

Il problema è ormai noto, ma è diventato ancor più di attualità negli ultimi due anni, periodo in cui a causa della pandemia di Covid-19 un numero sempre più alto di persone ha superato la soglia dell’indigenza perdendo casa e lavoro e finendo sulla strada: molti clochard rinunciano all’accoglienza nelle strutture perché non accettano animali, e preferiscono restare a dormire all’esterno sopportando freddo, neve e pioggia piuttosto che separarsene.

Gli operatori della Caritas di Catania hanno quindi deciso di provare ad aggirare il problema avviando una serie di collaborazioni destinate ad agevolare le persone senza dimora che non vogliono legittimamente separarsi dai loro compagni di vita. L’organismo diocesano ha effettuato un monitoraggio a livello cittadino e individuato diverse associazioni animaliste e anche privati cittadini disponibili a prendersi cura degli animali dei senzatetto, anche per uno stallo temporaneo, nell’ottica dell’avvio di un percorso di vita autonoma.

Allo stesso tempo la Caritas di Catania ha supportato il lavoro delle associazioni effettuando donazioni come quella per “Le AristoGatte”, da più di dieci anni punto di riferimento cittadino per i gatti randagi: «L’associazione è nata come esigenza derivata dall’assenza di realtà deputate all’accudimento degli animali, in particolare dei gatti – ha spiegato la presidente Vera Russo – Da noi tutti i nostri amici sono seguiti quotidianamente anche col supporto dei veterinari. Cominciamo questa collaborazione con la Caritas perché è importante far capire che noi operiamo con tutte le parti del sociale, vogliamo essere sempre dalla parte di chi ha bisogno e quindi questo rapporto sarà fondamentale per rafforzare la rete delle associazioni».

Il nodo dell'accoglienza degli animali

L’associazionismo e il volontariato, come spesso accade quando si parla di animali, riveste quindi ancora una volta un ruolo primario per risolvere criticità che dovrebbero invece essere prese in carico dalle istituzioni, prima di tutto con la creazione di strutture che accolgano sia la persona sia l’animale senza obbligarli a separarsi. Qualche esempio virtuoso c’è – su Kodami abbiamo parlato di Cascina Vita Nova, nata nel quartiere Baggio a Milano da un’iniziativa della Fondazione Progetto Arca – ma a oggi poco o nulla è stato fatto a livello istituzionale, nonostante che dalle associazioni siano più volte arrivati appelli affinché la questione venga affrontata in modo concreto e con l’investimento di fondi e risorse ad hoc.

In mancanza di strutture, le organizzazioni di volontariato laiche e religiose e le associazioni animaliste cercano di compensare. Oltre ad attivare la rete di stalli, la Caritas di Catania interviene sui singoli casi con donazioni e fornendo informazioni utili per le vaccinazioni, la microchippatura e il contatto con un veterinario. Qualche settimana fa gli operatori hanno consegnato cibo per cani a un senzatetto che ormai da anni cura oltre venti randagi in un terreno, provvedendo anche a vaccini e microchip e a controlli periodici grazie a veterinari volontari.

«Spero un giorno di poter ottenere in maniera ufficiale uno spazio da dedicare a loro – è stato il commento nel ricevere la donazione – e di coinvolgere tante persone senza dimora come me in una piccola attività che ci permetta e di sostenerci e di portare benessere ai nostri amici».

«Chi viene in Caritas spesso ha un grande supporto emotivo nella presenza di un cane o, a volte, di gatti a cui magari porta del cibo – conferma Salvo Pappalardo, responsabile attività in Caritas – A volte per non perderli preferiscono restare fuori dai circuiti familiari o associativi di accoglienza. Noi abbiamo iniziato a programmare una serie di collaborazioni con enti cittadini per accogliere la loro disponibilità a uno stallo anche provvisorio per gli animali di quelle persona senza dimora che decidono di iniziare un percorso nella speranza poi di rendersi autonomi e di riprendere i loro amici».