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21 Marzo 2023
15:46

Scoperta l’origine dei “blob”: erano antenati delle prime anemoni di mare

Alcuni ricercatori dell'Università dell'Illinois di Chicago hanno scoperto che dei fossili considerati per decenni come forme molto primitive di meduse sono in realtà antenati delle anemoni di mare.

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Una piccola rivoluzione sta avvenendo all'interno dei laboratori di Paleontologia dell'Università dell'Illinois di Chicago. Alcuni reperti fossili appartenenti alla specie Essexella asherae, chiamati dagli esperti anglosassoni ironicamente "blob" per via della loro probabile consistenza gelatinosa, sono stati considerati per decenni forme molto primitive di meduse. Nuovi studi, però, hanno portato a risultati completamente diversi: in realtà sono antenati delle anemoni di mare e per scoprirlo è stato necessario solo capovolgere il fossile dell'animale di 180 gradi.

La ricerca che ha permesso questa rivalutazione è stata pubblicata sulla rivista specializzata Papers in Paleontology ed è stata compiuta da tre dei maggiori esperti mondiali di fossili risalenti al Carbonifero, ovvero Roy E. Plotnick, Graham A. Young e James W. Hagadorn. Gli studiosi hanno da subito sottolineato che capire l'origine di questi animali non è mai stato facile, visto che i reperti di E. asherae possiedono caratteristiche molto simili alle forme riproduttive delle meduse attuali, motivo per cui è semplice scambiarli per antichi antenati di questi invertebrati.

I primi scienziati che hanno analizzato i reperti avevano quindi descritto gli animali come delle meduse a campana che presentavano una superficie liscia e dei piccoli tentacoli estroflessi posti al di sotto del corpo. Qualcosa però in questa ricostruzione non ha mai convinto i tre paleontologi, che così hanno deciso di ristudiare molti esemplari della specie. Dopo mesi di analisi, dove in particolare si sono interrogati sulla funzione dei piccoli tentacoli, un colpo di genio ha colpito Plotnick che letteralmente ha ribaltato la posizione dell'animale.

«E se l'anello di tentacoli fosse in alto e non in basso? –  ha ipotizzato lo scienziato – Così i tentacoli non hanno più una funzione di ancoraggio ma di cattura delle particelle di cibo sospese in acqua e quindi l'attuale ricostruzione è completamente sbagliata. Non stiamo osservando l'antenato delle moderne meduse ma delle anemoni di mare!»

Ruotati i fossili di 180 gradi gli scienziati si sono dunque così resi conto che per oltre 50 anni i paleontologi hanno commesso uno degli errori più classici della paleontologia: male interpretare l'orientamento spaziale degli esemplari. Le nuove ricostruzioni di Essexella asherae, dunque, somigliano più a un ananas allungato con una corona di tentacoli sulla testa al posto delle foglie e con il corpo che sporge dal fondo del mare.

«Abbiamo esaminato migliaia di esemplari di Essexella che mostrano caratteristiche interne ed esterne variamente conservate – hanno dichiarato i paleontologi – Sulla base di queste osservazioni abbiamo reinterpretato la specie come un'anemone».

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Nuova rappresentazione del fossile Essexella asherae

Non tutti i paleontologi si sono dichiarati convinti da questa nuova ricostruzione. Per Estefanía Rodríguez, esperta di anemoni dell‘American Museum of Natural History di New York City, la forma dei fossili è equiparabile a quella delle anemoni odierne ma non è semplice esprimersi con certezza sulla loro natura. Anche perché tutti gli cnidari, la categoria tassonomica delle anemoni, quando sono in vita risultano essere come dei sacchetti gelatinosi di proteine pieni d'acqua e i fossili di Essexella non fanno eccezione. Questa loro caratteristica rende complicato il processo di fossilizzazione e non a caso sono considerati fra i fossili più difficili da identificare.

Alcuni di questi reperti, infine, sono stati recuperati a Mazon Creek, un sito dell'Illinois vicino Chicago che presenta altri indizi che confermano la loro natura da anemone. Secondo Plotnick, Young e Hagadorn, Mazon Creek durante il Carbonifero era un tratto di costa con fiumi che scaricavano i loro sedimenti direttamente in mare. Tale ambiente ricorda molto i siti in cui sono presenti alcune specie di cnidari attualmente viventi e probabilmente era perfetto anche per i loro antenati. Le foci di questi fiumi, infatti, sono solitamente ricchi di minerali e di nutrienti provenienti dalla terraferma e quindi siti perfetti per la sopravvivenza della fauna marina.

Sono laureato in Scienze Naturali e in Biologia e Biodiversità Ambientale, con due tesi su argomenti ornitologici. Sono un grande appassionato di escursionismo e di scienze e per questo ho deciso di frequentare un master in comunicazione scientifica. La scrittura è la mia più grande passione.
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