La biodiversità del nostro Paese è incredibilmente florida. Grazie a numerosi fattori tra cui la sua estensione latitudinale, la sua diversità di ambienti tra isole e catene montuose, lagune e suoli vulcanici, ed il suo essere un "ponte naturale" al centro del Mediterraneo, la vita ha potuto differenziarsi rigogliosa: per quanto riguarda la fauna ad esempio si contano più di 58mila specie animali di cui 4770 esclusive del nostro territorio, cioè specie endemiche.

E ora è proprio un pipistrello endemico della Sardegna, scoperto da meno di vent'anni, ad essere una delle specie di vertebrato maggiormente minacciata del nostro territorio: l'orecchione sardo. Grazie al lavoro di un team di ricercatori italiani e tedeschi coordinati dal professore Danilo Russo è stato possibile valutarne lo stato di conservazione attuale e scoprire un trend allarmante: negli ultimi anni la popolazione di questo animale ha visto i propri numeri calare vertiginosamente. Purtroppo nell'indifferenza generale.

«Abbiamo utilizzato i dati di un monitoraggio che ha coperto un arco temporale importante, dal 2003 al 2020, in pratica dall'anno successivo alla sua scoperta. Ogni anno nel periodo estivo i colleghi sardi hanno effettuato dei conteggi per emergenza dai rifugi, costituiti principalmente da ruderi abbandonati, nelle 5 località segnalate in Sardegna centro orientale. Siamo passati da 950 individui ai circa 340 attuali. Un calo del 63% in 17 anni, un vero e proprio crollo», spiega a Kodami Russo, professore Associato in Ecologia presso il Dipartimento di Agraria, uno dei massimi esperti di chirotteri in Italia.

L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) classifica infatti l'orecchione sardo come vulnerabile. Le minacce principali alla sua sopravvivenza sembrano essere il disturbo antropico nei siti di riproduzione e soprattutto i cambiamenti climatici di origine antropica.

«Sulla base di questi dati sono stati testati vari modelli matematici al fine di comprendere le cause più probabili che hanno impattato sulla popolazione. Ne è emerso una stretta correlazione con incendi boschivi, ondate di calore e variazione nel numero di precipitazioni estive. Sappiamo ancora pochissimo riguardo le abitudini ecologiche di questi animali – continua il docente universitario – ma possiamo supporre che incendi e abbondanti piogge abbiano avuto effetto limitante su quantità di prede e sulla loro capacità di alimentazione, mentre pare che siccità e ondate di calore siano causa di grande stress idrico per questi piccoli animali. I pipistrelli hanno alti tassi di traspirazione e devono quindi bere grandi quantità di acqua. Appare evidente che tutti questi fattori siano strettamente legati ai cambiamenti climatici».

Ulteriori studi sarebbero necessari per comprendere meglio la biologia della specie e favorire ipotetici programmi di conservazione ma intanto cosa possiamo fare di concreto? «Contrastare gli incendi e proteggere i pochi rifugi conosciuti. Anche il disturbo antropico nei siti riproduttivi infatti non aiuta – continua Russo – Ad esempio nel 2005 un attico diroccato che ospitava una piccola colonia di orecchioni è stato ristrutturato e successivamente occupato da piccioni, con un forte calo dei pipistrelli occupanti. Un altro edificio è stato addirittura murato con i suoi occupanti dentro. In paesi come la Gran Bretagna per proteggere specie simili sono stati acquistati e messi in sicurezza numerosi edifici. Considerando l'esiguo numero di siti, non sarebbe un'azione impossibile».

Ma quali sono le misure intraprese attualmente per salvaguardare questo prezioso endemismo italiano? «Zero, al momento non è stato preso ancora alcun provvedimento. Sono molto pessimista, i nostri modelli stimano una sopravvivenza di pochi decenni prima dell'estinzione».

La verità è che sappiamo ancora poco di questa specie e rischiamo di perderla per sempre senza neanche aver avuto la possibilità di conoscerla davvero.

Chi è l'orecchione sardo?

L'orecchione sardo (Plecotus sardus) è una specie di chirottero scoperta nel 2002 in alcuni ruderi della Sardegna centrale, dopo che studi genetici hanno confermato la sua differenziazione da altre due specie italiane, P. auritus e P. macrobullaris. 

Come molti pipistrelli è un animale insettivoro, che vola alla ricerca delle sue prede grazie ad un'incredibile capacità sensoriale, l'ecolocalizzazione, una sorta di sonar biologico. Gli ultrasuoni emessi dall'animale viaggiano sotto forma di onde sonore nell'ambiente circostante, informandolo tramite le onde di ritorno sulla presenza di ostacoli ed insetti.

Di piccole dimensioni, leggerissimo (pesa appena 9 grammi), questo pipistrello presenta un paio di grandi orecchie ed un muso a forma di cono dotato di un mento carnoso. Il suo mantello è lungo e lanoso, di colore bruno-grigiastro dorsalmente e biancastro o marrone chiaro nella zona ventrale. Curiosamente, la caratteristica più distintiva rispetto le altre specie appartenenti allo stesso genere riguarda la morfologia del pene e del suo corto osso penineo (sapevate che molte specie di mammiferi hanno un osso nel pene?) a forma di y.