Cicogna bianca (credits@MicheleMendi per Lipu)
in foto: Cicogna bianca (credits@MicheleMendi per Lipu)

Anche quest’anno le cicogne bianche continuano a volare sui tetti della Calabria. Anzi, sempre di più. Dopo i cinque lunghi mesi della stagione riproduttiva, rispetto al 2020, ne sono nate ben 16 in più. E ora 160 cicogne bianche, tra adulti e piccoli, che volano sui cieli calabresi sono davvero tante. Forse sono cambiate le condizioni, forse è cresciuta la sensibilità rispetto a questi animali iconici e antichissimi, certo è che si tratta di un altro grande risultato del progetto “Cicogna bianca” che la Lipu di Rende volle nel 2003 con l’obiettivo di favorire il ritorno di questa specie offrendo loro una “casa”, cioè nidi artificiali, costituiti da piattaforme circolari in legno posizionate sui pali e tralicci elettrici gestiti da E-distribuzione, la società del Gruppo Enel che gestisce la rete elettrica a media e bassa tensione.

Le cicogne bianche in Italia

Una cicogna bianca (credits:MassimoBrambilla per Lipu)
in foto: Una cicogna bianca (credits:MassimoBrambilla per Lipu)

Ora che si è conclusa la stagione riproduttiva della cicogna bianca in Calabria, sappiamo che sono 63 le giovani cicogne nate nella Piana di Sibari, 26 nella Valle del Crati, 4 nella valle del Neto e 3 quelle dell’Esaro. E questo rende la Calabria, anzi le valli, la piana di Sibari e ben otto comuni del cosentino, nei cui territori ricadono le nidificazioni di cicogna bianca, la parte del nord est della Calabria dove oggi si può ammirare e vedere con certezza questa splendida specie. Anche se la Sicilia rimane la regione che accoglie la colonia spontanea di cicogne più grande d’Italia, a Gela, dove nel 2011 nacquero 70 nuovi esemplari. Ma oggi la cicogna bianca nidifica in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Calabria, Puglia e Sardegna e ha ormai superato le 300 coppie nidificanti stabili, anche grazie al prezioso lavoro dei volontari Lipu nel monitorare questi splendidi uccelli.

Un grande ritorno, dopo 500 anni

In volo (credits:LuigiSebastiani per Lipu)
in foto: In volo (credits:LuigiSebastiani per Lipu)

Tra la cicogna bianca e l’Italia è sempre stato grande amore, fin dai tempi dell’antichità quando faceva il nido sui tetti dell’antica Roma, come ci raccontano addirittura Virgilio e Ovidio. Poi, però, durante il XV secolo, scompare, probabilmente a causa di vari fattori, primo tra i quali la modifica degli habitat naturali. Sino al dopoguerra, quando comincia ad essere di nuovo avvistata sui cieli italiani. A Racconigi, nel 1985 nasce il primo Centro Cicogne d’Italia dedicato a questi uccelli migratori: una grande area faunistica alle porte di Torino e a pochi chilometri dall’omonimo Castello, dove ancora oggi è possibile andare in avvistamento di questi splendidi e maestosi uccelli, capaci di traversate di chilometri e chilometri per raggiungere le zone calde dove trascorreranno l’inverno e da dove ritorneranno qui, nei nidi dove hanno nidificato per la prima volta.

Il progetto “Cicogna bianca” della Lipu di Rende

Un nido con due piccoli e un genitore costruito su un traliccio (credits:RobertoSantopaolo)
in foto: Un nido con due piccoli e un genitore costruito su un traliccio (credits:RobertoSantopaolo)

Da quando si è cominciato, nel 2003, ben 28 coppie di cicogne, su 31 totali, hanno scelto per riprodursi i nidi artificiali. L’installazione di decine di piattaforme per consentire alle cicogne di nidificare sui pali elettrici in assoluta sicurezza, prevenendo gli incidenti dovuti a folgorazione, ha portato alla nascita di centinaia di cicogne sul territorio calabro. Un risultato impensabile senza i volontari. Solo nell’ultimo anno sono infatti oltre 300 le ore totali che i 14 volontari Lipu hanno dedicato alle attività di monitoraggio e sorveglianza ai siti di nidificazione da marzo a luglio. «Questi risultati li dedichiamo a loro  – dichiara Roberto Santopaolo, responsabile della sezione Rende di Lipu – E li ringraziamo per aver dedicato gratuitamente e con passione parte del loro tempo in questi cinque mesi di attività sulla specie. Ma un grazie va anche ad E-distribuzione che sin dall’inizio ha messo a disposizione uomini e mezzi, senza il suo supporto tutto ciò non sarebbe stato possibile».

I nidi artificiali sui tralicci della luce

Mutuati dai Paesi del Nord Europa, ma anche da Svizzera, Ucraina, e Spagna, i nidi artificiali hanno trovato grazie alla Lipu una loro formula adatta all’Italia. «Loro sono soliti piazzarli sui tetti e sui comignoli – spiega Roberto Santopaolo – noi invece abbiamo pensato di utilizzare i tralicci e i pali dell’Enel che è stata disponibile a collaborare e che ringraziamo anche per aver messo a disposizione le grosse bobine di legno che sono state riciclate e usate come basi per i nidi. Si tratta di un impegno notevole visto che ogni volta che si realizza un nido bisogna sospendere momentaneamente la corrente e dedicare 3/4 operai al lavoro per mezza giornata su tralicci alti anche fino a 28 metri». Ma le cicogne sembrano aver davvero apprezzato e il risultato è stato che la Calabria è la regione italiana con più nidi artificiali: «Sono 91, e credo sia il numero più alto in Europa».

Il viaggio, al di là del mare

Un nido artificiale su un traliccio (credits:@DanieleMandarino)
in foto: Un nido artificiale su un traliccio (credits:@DanieleMandarino)

Dopo la cova dei piccoli, 55/58 giorni in cui partecipano ugualmente mamma e papà cicogna, i nuovi arrivati sono pronti a prendere il volo e ad intraprendere per la prima volta il lungo viaggio che li porterà a svernare al di là del Sahara, circa 8 mila chilometri tra Europa e Africa. «Le rotte migratorie si concentrano nei punti di contatto tra continenti, perché questi uccelli non amano le lunghe trasvolate su mare aperto – spiega ancora Santopaolo. – Per questo le rotte migratorie sono normalmente tre e toccano lo Stretto di Messina, lo Stretto di Gibilterra e il Bosforo». Per superare queste lunghissime distanze le queste bellissime migranti sono capaci di stare anche un paio di giorni senza mangiare e senza bere. «I circa 150 chilometri che separano lo Stretto di Messina dalla Tunisia, per esempio, non prevedono soste. Anche se ci sono altri uccelli migratori che a volte utilizzano le navi di passaggio per posarsi  e riposarsi un po’».

L’inanellamento prima di partire per seguire i loro percorsi

La procedura di inanellamento (credits:Roberto Santopaolo)
in foto: La procedura di inanellamento (credits:Roberto Santopaolo)

Fondamentale per non perdere il contatto il momento dell’inanellamento che quest’anno ha visto 23 giovani cicogne marcate tramite l’apposizione al tarso di un anello con un codice alfanumerico rilasciato dall’Ispra. «L’anello rappresenta una sorta di carta d’identità per ogni singolo individuo e, in caso di avvistamenti successivi, il codice alfanumerico darà informazioni utilissime sulle rotte migratorie, di sosta e di riproduzione di questi meravigliosi uccelli – spiega Marco Gustin, responsabile Specie e ricerca della Lipu –  Ma, soprattutto, consentirà di capire se questi individui inanellati torneranno a riprodursi in Calabria, dove sono nati, o in qualche altro angolo di Italia o d’Europa».

Partenze scaglionate, il volo, l'Africa e il ritorno a "casa"

In volo (credits:@FabioCilea)
in foto: In volo (credits:@FabioCilea)

Quasi alla ricerca della “partenza intelligente” tanto ricercata dagli umani, anche le cicogne partono una ad una, non appena sono pronte per prendere il volo. Ora, su i cieli della Calabria tra la Piana di Sibari, la Valle del Crati, dell’Esaro e del Neto, sono quasi 160 le cicogne (tra adulti e giovani) che stanno cominciando il loro magnifico viaggio. Voleranno verso un inverno più caldo del nostro, e per farlo affronteranno migliaia e migliaia di ore di volo e tanti pericoli. Gli adulti di cicogna bianca ritorneranno di nuovo in Calabria il prossimo anno, ad inizio  primavera. Cercheranno di nuovo i loro vecchi nidi. Le coppie, probabilmente non si riuniranno, ma si cercheranno nuovi partner. Nasceranno i nuovi piccoli, che piano piano prenderanno le forme degli adulti, le grandi ali che si possono aprire fino a due metri e venti, striate di nero, segno di riconoscimento inconfondibile. Troveranno ad accoglierle i vecchi tralicci travestiti da nidi che già li avevano accolti l’anno precedente. E sentiranno di essere tornati a “casa”.

(foto di copertina: @Michele Mendi per Lipu)