17 Marzo 2023
10:27

Quaranta anni di antibracconaggio: sulle Stretto di Messina torna il monitoraggio dei migratori

Una cerimonia ufficiale celebrerà i 40 anni del Campo Antibracconaggio dello Stretto di Messina che continua a presidiare il territorio per permettere agli uccelli migratori che arrivano dall'Africa il passaggio verso il nord dell'Europa. il WWF: è un miracolo della natura che va protetto.

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Giornalista
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È uno dei campi di antibracconaggio più longevi d’Italia e sicuramente uno dei migliori esperimenti di contrasto alla caccia e all’uccisione degli uccelli migratori che attraversano i cieli della penisola verso il nord dell’Europa. Quest’anno il Campo Antibracconaggio sullo Stretto di Messina compirà 40 anni e per celebrarlo il primo di aprile al Centro Polivalente di Colle San Rizzo ci sarà anche il Prefetto. Con lui, a ricostruire una bellissima storia di conservazione animale che parte dal volontariato, ci saranno le tante associazioni che hanno contribuito, in questi 40 anni, a far crescere l’attenzione e la sensibilità verso un fenomeno, quello del bracconaggio dei migratori in volo, che rischiava di annientare intere specie di volatili e che invece, anche quest’anno, celebrerà il ritorno di migliaia e migliaia di uccelli.

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Migratori in volo sullo stretto (@Archivio Man)

Lo spettacolo, per le decine di persone che come ogni anno arriveranno da tutta Europa per partecipare all’osservazione quotidiana da entrambe le sponde dello stretto che divide la Calabria dalla Sicilia, è assicurato. Ben 33 specie di uccelli, dalle più comuni alle più rare attraverseranno da punti diversi che cambiano soprattutto in base alle condizioni meteorologiche e ai venti, quello che è considerato uno tre punti di passaggio fondamentali per i migratori che volano dal sud al nord del mondo, insieme allo Stretto di Gibilterra e allo Stretto del Bosforo.

Sono questi i punti che infatti garantiscono agli uccelli, affaticati da un volo di migliaia di chilometri , di fermarsi a riposare sulla terraferma prima di riprendere il mare aperto. Dalla fine di marzo alla metà di aprile ogni momento può essere quello perfetto per avvistare uccelli magnifici: falchi di palude, nibbi bruni, albanelle minori, albanelle reali e albanelle pallide, falchi cuculi, lodolai, gheppi e grillai. Se mettete in conto la possibilità di avvistare e fotografare anche grifoni e capovaccai e anche qualche aquila anatraia, appare molto chiaro perché questo appuntamento sta diventando sempre più interessante e frequentato.

Il grande protagonista: il falco pecchiaiolo

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Dall’ultima settimana di aprile fino a metà maggio, però, l’attesa sarà tutta per i falchi pecchiaioli che diventeranno i protagonisti. Rapaci e migratori, i pecchiaioli sono le star assolute della migrazione primaverile sullo stretto. È stata proprio la concentrazione di migliaia di esemplari sullo stretto di Messina durante la migrazione primaverile, infatti, a determinare nel passato il nascere di una caccia specifica che  stava letteralmente annientando questa specie, ormai invece protetta anche dal Cites dove appare nell’Appendice II dal ‘79. «Con il divieto della caccia primaverile, introdotto nei primi anni 70, questa caccia è diventata una forma di bracconaggio contrastata dagli organi competenti dello Stato italiano e, con grande impegno, dalle associazioni ambientaliste. – spiega l’avvocato Domenico Aiello, responsabile legale del WWF e grande appassionato di ornitologia. – I Carabinieri Forestali, ogni primavera, effettuano un apposito servizio antibracconaggio straordinario, anche grazie all'impiego del SOARDA (Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in Danno agli Animali) denominato “Operazione Adorno” che è il nome con cui viene chiamato in dialetto calabrese questo uccello». Ma non bisogna dimenticare il folclore abbinato alle più becere tradizioni, tra i fattori che ne stavano minando la sopravvivenza. «Purtroppo la credenza vuole che uccidere un pecchiaiolo porti virilità e fedeltà delle donne» racconta sconsolato Aiello.

Grazie al presidio territoriale sono diminuite le uccisioni e gli uccelli son tornati numerosissimi

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(credits:@IvanoAdami)

Il presidio diretto dei volontari, nato sul territorio grazie all’impegno di Anna Giordano che già a 15 anni iniziò a monitorare e denunciare il continuo bracconaggio, ha avuto negli anni uno straordinario effetto positivo che si è tradotto in un aumento notevolissimo degli uccelli in volo sullo stretto. «Se nel 1990 erano stati avvistati 12.303 rapaci e avvertiti 269 spari – spiega Aiello – nel 2020 siamo passati a 52.289 avvistamenti e nessuno sparo. Questo vuol dire che alla diminuzione del bracconaggio è corrisposto un aumento degli uccelli di passaggio. In particolare, si è potuto assistere al ritorno alla nidificazione del falco pecchiaiolo nel territorio, confermata dall’avvistamento del cosiddetto “volo ad applauso”, una modalità di volo che caratterizza questo animale quando è in zona di nidificazione».

A questo, quindi, sono serviti gli sforzi dei centinaia di volontari che, armati di binocolo e macchina fotografica, hanno stazionato per notti e giorni sulle alture da cui si domina lo stretto di Messina. «Ci si apposta per studiare i venti e capire quando arriveranno gli uccelli. In particolare, i pecchiaioli perché sono i più ambiti anche dai bracconieri. Ma si spera di riuscire ad avvistare anche altre specie, soprattutto quelle più rare come i capovaccai e le cicogne».

MAN, EBN e WWF uniti nel controllo del territorio

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(credits:@BiagioPernice)

Tra le associazioni più attive nel monitoraggio dei migratori la MAN (Associazione Mediterranea per la Natura) e l’EBN Italia, che da anni si adoperano nell’organizzazione e nell’accoglienza delle decine di persone che arrivano dall’Italia ma anche dal resto d’Europa. «Abbiamo iniziato esattamente 40 anni fa a presidiare il volo, oggetto di bracconaggio intenso su entrambe le sponde. Anche quest’anno, in base alle condizioni meteorologiche che determinano sia gli arrivi dall’Africa che le rotte seguite nell’area dello Stretto di Messina, ci porteremo dagli oltre mille metri di Dinnammare fino alla costa nella parte più stretta dello Stretto (Faro) – spiegano. – Può accadere di vedere passaggi continui di rapaci e cicogne, per giorni e giorni, o migliaia in un solo giorno, per poi dover attendere che i venti sfavorevoli finiscano e questi splendidi migratori, possano riprendere il duro volo che dall’Africa li porta verso l’Europa fino a giungere nei luoghi in cui da sempre li attendiamo».

In volo dall'Africa fino alla Scandinavia, come raccontano i GPS

Il fascino dell’attesa dell’arrivo degli uccelli e del loro passaggio come l’emozione dell’avvistamento, specialmente di specie rare o  che rischiano l’estinzione, sono il fulcro di questa passione che con gli anni ha coinvolto sempre più persone. «Anche quest’anno i volontari accoglieranno chi viene da fuori, ci saranno dei turni per le presenze in base alle disponibilità di ognuno: il periodo caldo sarà ancora una volta quello a cavallo di aprile e maggio, anche se qualche rondine è già in arrivo e anche l’impatto del cambiamento climatico è una variante che dobbiamo cominciare a valutare» aggiunge Aiello che sottolinea quanto siano straordinari questi viaggi di migliaia di chilometri che ogni anno gli uccelli affrontano abbandonando temporaneamente l’Africa subsahariana e volando verso il nord, a volte fino alla Scandinavia, come confermano le rotte registrate dai GPS di cui si è riusciti a fornire alcuni esemplari. «In Libano e a Cipro la situazione è ancora drammatica: si spara a qualsiasi cosa che voli. Viaggi di migliaia di chilometri distrutti da uno sparo. Ignoranza e spirito criminale che distruggono un vero miracolo della natura»

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Maria Grazia Filippi
Giornalista
Scrivo da sempre, ma scrivere di animali e del loro mondo è la cosa più bella. Sono laureata in lettere, giornalista professionista e fondatrice del progetto La scimmia Viaggiante dedicato a tutti gli animali che vogliamo incontrare e conoscere nei luoghi dove vivono, liberi.
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