Sono passati sei anni dalla scomparsa di Pino Daniele. Una città e un paese intero rimasero attoniti al risveglio quel 5 gennaio del 2015: Napoli e l'Italia tutta aprirono gli occhi di fronte alla notizia della morte prematura del cantautore che si era spento durante la notte a causa di un infarto.

Pino Daniele ha rappresentato e rappresenta una voce e un pensiero unico del panorama musicale non solo partenopeo ma, appunto, italiano. Tanto è stato detto e scritto su di lui da testate generaliste e giornalisti che si occupano di musica. Ogni anno nella sua città soprattutto e con grande eco sui social si ricordano le sue canzoni e il suo pensiero rivolto sempre all'inclusione, al combattere il razzismo non solo "nostrano" ma anche quello nei confronti dei migranti, di coloro di cui raccontava attraverso la canzone "O' scarrafone" così: «E se hai la pelle nera Amico guardati la schiena Io son stato marocchino Me l'han detto da bambino Viva viva ‘o Senegal».

E nella sua visione di convivenza fraterna non potevano mancare gli animali. Pino Daniele viveva con diversi cani e gatti e in un'intervista visibile su YouTube descrive proprio come nasce il testo di "O'scarrafone" e spiega il suo modo di relazionarsi a specie diverse dalla nostra e descrive il suo rapporto intimo e intenso con gli animali.

«Gli animali hanno qualcosa di diverso da noi … sono meno cattivi da un certo punto di vista», dice Daniele, soppesando ogni parola e ponendo subito l'accento sulla differenza tra le varie specie. «E' chiaro che l'animale non ti chiede niente, ti sta vicino e non gliene frega niente di come stai vestito o che lavoro fai. Gli animali ti danno emozioni, non riescono a parlare … o meglio siamo noi che non riusciamo a parlare con loro… E' soggettivo il discorso: dipende da come tu hai rapporti con gli animali».

Anche Massimo Troisi era un grande amante degli animali, dei cani in particolare. Animo sensibile, capace sempre di raccontare storie di vita vissuta con ironia, semplicità e grande efficacia. In un articolo su Kodami avevamo anche per lui scovato un'intervista in cui l’attore napoletano si trovava a rispondere a delle domande sul rapporto con il suo cane, lasciandoci un messaggio chiaro e immediato sull’importanza di rispettare il nostro compagno di vita nell’espressione della sua individualità.

Del resto la tradizione di un rapporto forte e rispettoso tra uomini e animali tra i grandi artisti partenopei appartiene anche a Totò, definito nel video a seguire «un grande cinofilo». Le immagini d'epoca raccontano infatti il rifugio per cani abbandonati che il "principe della risata" aveva fondato insieme a Franca Faldini.

In una intervista Oriana Fallaci gli chiese: «Che se ne fa di 220 cani?». E Totò così rispose: «Me ne faccio, signorina mia, che un cane val più di un cristiano. Lei lo picchia e lui le è affezionato l’ istesso, non gli dà da mangiare e lui le vuole bene l’ istesso, lo abbandona e lui le è fedele l’ istesso. Il cane è nu signore, tutto il contrario dell’ uomo».