12 Gennaio 2023
11:37

Perché i giorni della merla si chiamano così

Gli ultimi tre giorni di gennaio, o gli ultimi due e il primo di febbraio, sono i giorni della merla. Ma perché si chiamano così? La loro origine è controversa e affonda le sue radici sulla tradizione popolare italiana.

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Si battono i denti, più di tutto il resto dell’anno. Ecco perché gli ultimi tre giorni di gennaio o gli ultimi due e il primo di febbraio, sono i giorni della merla. Ma perché si chiamano così? La loro origine è davvero controversa e affonda le sue radici sulla tradizione popolare italiana.

Le storie sono tutte da raccontare ai più piccoli. Una racconta di una merla con i suoi figli bianchi che proprio in quei giorni si rintanarono in un comignolo. I piccoli erano bianchi e uscirono neri, il primo febbraio, a causa della fuliggine. Questo, secondo la storia, avrebbe portato all’origine dei merli neri, i comuni Turdus merula.

Un’altra leggenda parla di una merla dal piumaggio candido che non sopportava il clima freddo di gennaio. Un anno fece provviste e si chiuse nella tana, ma in quel periodo fu un gennaio molto breve, di soli 28 giorni. L’ultimo di gennaio la merla uscì dal suo nido e iniziò a cantare per sbeffeggiare il mese. Di tutta risposta, gennaio chiese in prestito tre giorni a febbraio e fece tre giorni di freddo gelido, con neve, vento e pioggia. La merla dovette restare chiusa, così, per le 72 ore a cavallo tra i due mesi. Nel frattempo, quando l’animale uscì, si rese conto che le piume erano diventate nere per la fuliggine del camino.

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Secondo alcune leggende i merli (Turdus merula) originariamente bianchi sarebbero diventati neri a causa della fuliggine

La tradizione dei giorni della merla è del Nord Italia, tant’è che diverse leggende vengono ambientate a Milano e a Torino. Nel capoluogo lombardo, si parla di una coppia di merli con i tre figlioletti, che si erano rifugiati su un albero di un cortile di un palazzo a Porta Nuova. In quel periodo un’abbondante nevicata colpì la zona ed era difficile trovare da mangiare. Il maschio uscì per cercare cibo e arrivò fino ai confini di quella nevicata per trovare una nuova casa per la famiglia. Nel frattempo la femmina si spostò su un tetto vicino dove un comignolo di un caminetto rendeva l’aria più calda. Il merlo, una volta tornato, non riuscì a riconoscere più la sua compagna e i tre figlioli perché erano diventati neri dalle polveri. Da allora tutti i merli diventarono neri.

I giorni della merla hanno anche una lettura in chiave climatologica: quando sono freddi ci sarà una bella primavera. Quando sono caldi, invece, bisognerà aspettare per avere un clima mite.

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Un merlo maschio leucistico, con piumaggio quasi completamente bianco

Ma c’è una spiegazione zoologica a tutti questi miti del giorno della merla? Sì, ed è il merlo leucistico che potrebbe essere all'origine di tutte queste leggende. Esistono infatti esemplari dal piumaggio colorato di bianco, cambiato da una mutazione genetica. Sarebbe una sorta di albinismo che, comunque, non gli fa modificare la colorazione degli occhi. Il leucismo provoca un “difetto” che non fa fissare la melanina sulle penne e può essere sia totale, con l’intero piumaggio bianco, sia parziale, con alcune chiazze.

Esemplari di merli leucistici non sono poi così rari, spesso infatti vengono osservati in parchi e giardini con una facilità, anche in città.

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