Inizia oggi a Parigi il processo sulle stragi di Parigi del 13 novembre 2015 avvenute per gli attacchi dell'Isis allo Stade de France, al club Bataclan dove si stava svolgendo il concerto della band Eagles of Death Metal e in altri cinque assalti armati in locali pubblici della capitale francese.

Durante quella terribile notte persero la vita 130 persone, 90 delle quali erano all'interno della sala da concerti nell'XI arrondissement. La Francia, così, affronta di nuovo, in un aula giudiziaria costruita ad hoc per quello che è un processo enorme dal punto di vista della partecipazione e del significato socio-politico, gli incubi di una delle pagine più nere in Europa della guerra al terrorismo. E nel libro in cui la morte e la vita delle persone viene di nuovo narrata, una pagina merita di essere ricordata qui su Kodami per Diesel, il cane che fu simbolo della lotta al terrore avvenuta Oltralpe.

Diesel era un Pastore belga di 7 anni. Fu ucciso il 18 novembre, pochi giorni dopo quella notte di orrore e violenza, durante un'incursione della polizia d'élite RAID in un appartamento a Saint-Denis, vicino a Parigi, in cui il presunto organizzatore degli attentati di Parigi perse a sua volta la vita.

La morte di Diesel divenne un caso nazionale, dal momento in cui su Twitter comparve e fece il giro del mondo l'hashtag #JeSuisChien. Ma la storia di quel cane, o meglio della sua morte, non finì in quei giorni e riemerse con prepotenza sui media francesi all'indomani di un altro terribile attentato, la strage di Nizza del 14 luglio 2016. Mentre il Paese era ancora una volta sotto choc, infatti, sorsero alcuni interrogativi sulle condizioni della morte di Diesel durante l'intervento del 18 novembre 2015 a Saint-Denis. Emerse una testimonianza da cui si fece largo l'ipotesi che fosse caduto in azione non sotto i proiettili dei terroristi ma a causa del "fuoco amico".  L'ipotesi poi era stata riportata dai media locali come riferita dallo stesso responsabile del RAID, Jean-Michel Fauvergue, che dichiarò a Le Figaro che Diesel era morto a causa dei colpi di proiettili di "Brenneke", le cartucce di fucile di cui è dotato il servizio speciale di agenti, mentre i terroristi trincerati avevano solo una pistola semiautomatica da 9 mm.

Fu dunque istituita una commissione parlamentare d'inchiesta per fare chiarezza e l'8 marzo di quell'anno proprio Fauvergue dichiarò di fronte agli inquirenti che erano stati i jihadisti a sparare al cane e che quest'ultimo non era stato vittima di un errore della polizia. In quei giorni fu anche paventata l'ipotesi dell'inumazione per procedere a un'autopsia e il responsabile del gruppo di intervento, sempre davanti alla commissione, disse: «È sepolto a Bièvres (dove si trova la sede del gruppo di intervento della polizia nazionale) e siamo pronti a dissotterrarlo quando richiesto. Sarebbe un peccato per i conduttori di cani che hanno quasi costruito un mausoleo. Quello che hanno detto i giornalisti a riguardo è assurdo».

Così si chiuse l'inchiesta interna: né gli inquirenti né la procura ritennero utile procedere ulteriormente e da allora del caso Diesel non se ne è più parlato.

Al cane fu assegnata, postuma,  la "Dickin Medal", la più alta onorificenza che in Gran Bretagna onora gli animali per il loro coraggio, così come subito aveva annunciato il British Association People's Dispensary for Sick Animals (PDSA), che l'assegna.