Nebbia è stato ucciso da una vipera mentre passeggiava insieme all'educatrice di un centro cinofilo di Parma specializzato nel recupero dei "cani morsicatori". Durante la camminata nell'erba alta sul loro cammino si è frapposta una vipera che lo ha morso ripetutamente provocandone la morte.

A raccontare la vicenda è stata Michela Vittoria Brambilla, deputata e presidente della Leidaa: «Questo splendido maremmano di cinque anni è stato condannato a morte perché considerato “morsicatore”: in realtà la sua è stata la reazione a una vita di botte e maltrattamenti. Dopo mesi e mesi di interlocuzioni con le amministrazioni che ho condotto personalmente insieme alla nostra Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, Nebbia è stato portato in un centro specializzato a Parma dove si è legato alla sua conduttrice: un'amicizia sincera conclusa quando Nebbia è morto per salvarla, prendendosi al suo posto il morso di una vipera».

Fonte: Leidaa
in foto: Fonte: Leidaa

Nei suoi cinque anni di vita Nebbia ha portato il peso dell'etichetta di "cane morsicatore" e ora che è morto sembra che si voglia sostituirla con quella di "eroe". Due definizioni che non fanno parte della realtà dei cani, ma che invece svelano molto del modo in cui gli umani leggono le dinamiche tra gli altri animali, spesso male interpretandole.

L'opera di sensibilizzazione messa in atto da Brambilla è comprensibile, comunque nel voler ricordare quanto sia importante non marchiare a vita i cane come Nebbia, tuttavia non possiamo sapere quali dinamiche abbiano effettivamente innescato la difesa della vipera.

Alla vipera in questa storia è stato infatti dato il ruolo dell'antagonista ma ricordiamo che la vipera comune preferisce la fuga e l'immobilità al morso, evento che non si verifica a meno che non si cerchi di afferrarla o si finisca con il calpestarla. Questo rettile è anzi minacciato dall'uomo che ne ha ristretto l’habitat a causa dall’intensificazione dell’agricoltura e della pastorizia.

Ampliando la prospettiva, dunque, in questa storia non ci sono un "cane buono" e una "vipera malvagia". Ad avere avuto una parte poco edificante sono invece gli umani, a cominciare da quelli che hanno emarginato Nebbia per tutta la durata della sua breve vita, fino ad arrivare a coloro che dopo aver letto e male interpretato questa vicenda rischiano di provocare uccisioni immotivate di molte specie di serpenti, anche innocue.