Un pezzo della Roma felina se ne va per sempre. E’ morta Nerina, la gatta del Colosseo. Scompare così la protagonista di una delle più classiche delle visite turistiche della Capitale, tanto che le guide erano abituate a presentarla ai visitatori di tutto il mondo. Le sue condizioni si sono aggravate per una forma di linfoma.

Tra i tre gatti dell'Anfiteatro Flavio, lei era la più nota: si stendeva sorniona sui resti antichi e non disdegnava le coccole dei visitatori. Aveva una caratteristica: quando riposava non sopportava di essere disturbata. Questo suo comportamento aveva portato la direzione del museo ad acquistarle un collarino con la scritta “Don’t touch me” ("Non toccarmi") per cercare di evitare che qualche turista venisse graffiato.

«Lei era la più socievole degli altri due gatti del Colosseo, Augusto e Tigrotta – spiega a Kodami l’archeologa Barbara Nazzaro, responsabile tecnica del Colosseo e della colonia felina – Nerina, nei suoi 10 anni di vita, è stata sempre molto fotografata. Avevamo provato a metterle un collarino ma l’ha perso abbastanza presto: quando qualche turista la toccava mentre riposava lei li graffiava. Così, per evitarlo, avevamo pensato di metterle il collarino con la scritta». Non era solo scontrosa, però. Un po’ come tutti i gatti Nerina sapeva essere molto coccolosa. «Faceva tante fusa, ma solo quando ne aveva voglia. Con la riduzione del numero dei visitatori a causa della pandemia si era molto addolcita», prosegue l’archeologa.

La gatta ha avuto la diagnosi di linfoma circa due settimane fa, quando è stata portata in una clinica veterinaria del quartiere San Giovanni. «La diagnosi è stata improvvisa, era ormai in uno stadio avanzato – aggiunge Nazzaro – Ci siamo accordati con il veterinario e finché ha avuto segni di vitalità è stata in quella che era la sua casa». Sono oggi 35 i gatti che popolano l’area del Parco archeologico del Colosseo, che comprende anche l'area del Foro Romano.

«La terra ti sia lieve come il tuo passo sulle antiche pietre di questo anfiteatro che conoscevi in ogni angolo recondito. Le fusa, i graffi, l’incedere su e giù per le scale ci mancheranno ogni giorno e ci sembrerà di vederti ancora stiracchiarti felice al sole, sull’arena. Con amore, da tutti noi», è questo il ricordo su Facebook lasciato sulla pagina del Parco archeologico del Colosseo.

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