Ndakasu fra le braccia di Andre Bauma, nella foto che annuncia la sua morte (credits:@VirungaNationalPark)
in foto: Ndakasu fra le braccia di Andre Bauma, nella foto che annuncia la sua morte (credits:@VirungaNationalPark)

Con lui aveva trascorso la sua prima notte da sopravvissuta a Goma, dopo essere stata ritrovata a neanche due mesi di vita aggrappata alla madre massacrata dai bracconieri nella giungla del Congo. E sempre con lui, il ranger del Virunga National Park Andre Bauma, ha trascorso gli ultimi giorni della sua breve esistenza quando, ormai gravemente ammalata, non riusciva più a seguirlo in mezzo alla foresta che le aveva fatto da casa. È morta Ndakasi, la gorilla che era diventata il simbolo del parco nazionale congolese per quel selfie del 2019 in cui appariva sfacciata e sorridente alle spalle del suo amico Andre, in piedi e in posa per lo scatto, pronta per diventare una star dei social. È morta dopo una lunga malattia e la foto struggente che la ritrae abbracciata al suo Andre, visibilmente sofferente ma completamente affidata alle sue attenzioni e alle sue cure, la dice lunga sul rapporto di affetto che si era instaurato tra i due negli undici anni trascorsi insieme, giorno per giorno, al Senkwekwe, il piccolo orfanotrofio per gorilla orfani aperto nel 2009 nel cuore del parco Virunga.

Il simbolo nella lotta ai bracconieri di un territorio ferito dalla guerriglia

La foto del selfie, che rese famosa, nel 2019, Ndakasi (credits:VirungaNationalPark)
in foto: La foto del selfie, che rese famosa, nel 2019, Ndakasi (credits:VirungaNationalPark)

Ndakasi era il simbolo del parco proprio per la sua sfortunata storia. Vittima indiretta della crudeltà senza limiti dei bracconieri che le avevano massacrato la madre sotto gli occhi, quando non aveva ancora due mesi di vita, la gorillina era stata ritrovata nell’aprile del 2007 dai ranger del parco ancora abbracciata al corpo senza vita della madre. Da lì era stata trasferita immediatamente a Goma, il centro di accoglienza. La sua storia è dunque esemplare perché questo parco è un po’ il simbolo, come la sua gorilla, della lotta al bracconaggio. Lo scorso anno lo stesso Virunga National Park aveva diffuso un dato impressionante: negli ultimi 25 anni almeno 200 ranger erano stati uccisi al suo interno per difendere animali e civili. Un bilancio di sangue unico al mondo, che paga lo scotto di una posizione strategica nel cuore delle dinamiche di predazione e saccheggio delle risorse naturali di questo paese da parte delle milizie, in particolare il gruppo dei Mayi Mayi, numerose volte riconosciuto come protagonista della guerriglia che insanguina la zona. Ne è rimasto vittima, lo scorso febbraio, anche l'ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, e con lui un militare dell'Arma dei Carabinieri. Entrambi hanno perso la vita nell'attacco a un convoglio della locale missione Onu, la Monusco, non lontano dalla città di Butembo, nell'Est del Paese dei Grandi Laghi.

Andre: «L’amavo come una bambina e mi faceva sorridere ogni volta che ero con lei»

«È stato un privilegio sostenere e prendersi cura di una creatura così amorevole, soprattutto conoscendo il trauma che Ndakasi ha subito in tenera età – ha scritto Andre Bauma per commentare la scomparsa della sua compagna di vita – Si potrebbe dire che abbia preso da sua madre, Nyiransekuye, il cui nome significa "qualcuno felice di accogliere gli altri". È stata la dolce natura e l'intelligenza di Ndakasi ad aiutarmi a capire la connessione tra gli umani e le grandi scimmie e perché dovremmo fare tutto ciò che è in nostro potere per proteggerli» ha spiegato l’uomo visibilmente commosso dalla perdita di Ndakasi, sottolineando l’importanza che il rapporto con questi straordinari animali può avere anche nella conservazione della natura e nella sua valorizzazione. «Sono orgoglioso di aver chiamato Ndakasi mia amica. L'amavo come una bambina e la sua personalità allegra mi faceva sorridere ogni volta che interagivo con lei. Mancherà a tutti noi di Virunga, ma saremo per sempre grati per la ricchezza che Ndakasi ha portato nelle nostre vite durante la sua vita a Senkwekwe».

Il Virunga National Park

Ndakasi ancora cucciola, poco dopo essere stata ritrovata, sopravvissuta ad un attacco di bracconieri in cui era stata uccisa la madre (credits:VirungaNationalPark)
in foto: Ndakasi ancora cucciola, poco dopo essere stata ritrovata, sopravvissuta ad un attacco di bracconieri in cui era stata uccisa la madre (credits:VirungaNationalPark)

Patrimonio mondiale dell’Unesco, il Parco Nazionale del Virunga è situato nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo. Ha una caratteristica strabiliante: è l'area protetta più biologicamente diversificata del continente africano. Attualmente un gruppo di 689 ranger, uomini e donne africani, lo difendono dagli attacchi dei bracconieri e delle milizie che puntano allo sfruttamento delle ingenti risorse naturali. Il parco infatti, oltre alla protezione delle specie a rischio come appunto i gorilla di montagna, sostiene anche le comunità locali nel tentativo di offrire la possibilità di utilizzare energia idroelettrica, agricoltura e pesca sostenibili e turismo, creando posti di lavoro e riducendo i tassi di povertà.

La sua storia non è stata inutile: oggi i gorilla sono 1.063

Storie terribili e sanguinose come quella di Ndakasi e degli altri gorilla della sua generazione non sono state inutili. Dopo i massacri del 2007 le autorità congolesi hanno dato vita ad una importante riforma istituzionale e di sicurezza all'interno del Parco. Grazie a queste nuove misure e ad una maggiore protezione dei gorilla di montagna del Virunga, la popolazione è tornata a crescere. Dal 2007, anno in cui si contavano in tutto 720 esemplari in tutto il parco, nel 2021 si è arrivati a contarne 1.063: il 47% in più. Un dato che fa ben sperare, anche se Ndakasi sarà difficile da sostituire nei cuori di tutti. Quel selfie sfrontato l’aveva resa famosa nel mondo; oggi la foto che la ritrae teneramente abbracciata al suo salvatore, l’ha consegnata alle immagini indimenticabili in grado di raccontare lo straordinario rapporto di empatia che uomini e animali riescono a creare fra loro.

Foto di copertina: Ndakasu fra le braccia di Andre Bauma, nella foto che annuncia la sua morte (credits:@VirungaNationalPark)

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