Cholita, senza unghie e senza denti, ma serena (credits@ADI)
in foto: Cholita, senza unghie e senza denti, ma serena (credits@ADI)

Sono passati sette anni dalla sua liberazione e ormai è certo: il pelo della sua pelliccia non tornerà più folto e lucido come prima. Ma per l’orsa Cholita non ci saranno più esibizioni né spettacoli e il tempo sarà scandito dall’ondeggiare dell’amaca su cui ama sonnecchiare. La sua storia, come quella di centinaia di animali sottratti al business dello sfruttamento, era diventata famosa qualche anno fa, quando le immagini un po’ struggenti di quest’orsa completamente glabra avevano fatto il giro del web.

Si scoprì così che per Cholita c’era stato un decennio di prigionia in un circo peruviano, poi grazie all’intervento di un’associazione animalista, la Animal Defenders International (ADI), era arrivato il trasferimento momentaneo in uno zoo in attesa di trovare una casa definitiva. E soltanto dopo altri dieci lunghissimi anni, era arrivato il momento della dignità ritrovata nella Riserva ecologica di Taricaya, situata ai margini della riserva di Tambopata, nella Foresta Amazzonica. Dal 2015, data del suo arrivo nella riserva, ad oggi Choolita ha ritrovato forze e salute, ma il pelo no. Quello, caduto per lo stress della prigionia, non tornerà mai più.

Vent'anni di prigionia prima di una casa vera nella foresta amazzonica

Cholita nella gabbia dello zoo dove ha vissuto per dieci anni (credits:@ADI)
in foto: Cholita nella gabbia dello zoo dove ha vissuto per dieci anni (credits:@ADI)

Il segno tangibile del disagio psicofisico dovuto alla cattività in Cholita è proprio in quella pelle glabra che la rende un po’ buffa e quasi irriconoscibile. «Avrebbe dovuto avere una folta pelliccia nera, invece non ne ha alcuna a causa dell'alopecia indotta dallo stress – racconta Angie di ADI. – Sebbene sia ricresciuta un po' da quando è stata salvata, è rimasta calva per così tanto tempo che la sua pelle si è ispessita e la sua pelliccia non ricrescerà mai completamente».

Per la femmina di orso andino (Tremarctos ornatus), detto anche orso dagli occhiali unico del Sud America (considerato tra le specie vulnerabili), la lunga prigionia deve essere stata particolarmente dura: «sottratta alla natura da cucciola e tenuta illegalmente in un circo – spiega ancora Angie – era stata confinata in una gabbia di appena 5 x 5 piedi. Era stata mutilata, con le dita delle zampe anteriori ridotte a moncherini per rimuovere gli artigli e i denti rotti che la rendevano indifesa».

Salvata da ADI Animal Defenders International, durante la missione Operation Spirit of Freedom per aiutare le autorità del Perù ad applicare il divieto di utilizzare animali selvatici nei circhi, era stata trasferita in uno zoo, in attesa di una soluzione abitativa definitiva. Per trovarla, però, ci sono voluti altri dieci anni. «Nel marzo 2015, infine, è stata affidata alle cure di ADI che l’ha affidata all'unità di soccorso temporaneo dove ha ricevuto cure 24 ore su 24 ed è stata curata per tornare in buona salute».

L’arrivo, nel settembre 2015, nella Riserva ecologica di Taricaya, ai margini della Foresta Amazzonica, ha significato finalmente per Cholita l’arrivo in quella che sarebbe stata la sua casa definitiva. «Ha a disposizione un recinto naturale appositamente costruito nella foresta, che comprende una grotta, una piscina, piattaforme e un'amaca, che le piace molto, e riceve una dieta naturale e controlli veterinari regolari – racconta ancora Angie. – Le piace esplorare e indagare il suo ambiente, dove può raccogliere bacche selvatiche, piante e bulbi».

L’orsa vive, grazie alle cure continue garantite dai finanziamenti di Adi, assieme ad altre due femmine di orso dagli occhiali salvate da ADI durante la stessa missione, Dominga, priva di pelliccia come Cholita, e Sabina. «L’orso andino è una specie elencata nell'Appendice I della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), e tutto il commercio internazionale di orsi andini è vietato. Tuttavia, sono gravemente minacciati da trafficanti e cacciatori illegali».

Il lungo trasferimento dell’orsa, oltre mille chilometri sul versante andino, resero necessarie misure straordinarie, l’uso di bombole di ossigeno per l’altezza, e la costruzione ad hoc di una gabbia da trasporto che potesse raggiungere la riserva naturale navigando lungo il fiume Madre de Dios che attraversa tutto il territorio.

Quel poco pelo ricresciuto è il simbolo del libertà ritrovata

Cholita nella sua nuova casa, nella foresta amazonica (credits:ADI)
in foto: Cholita nella sua nuova casa, nella foresta amazonica (credits:ADI)

«Da quando Cholita è stata portata da ADI nel 2015, sta bene considerando tutto quello che ha passato – racconta Fernando Rosemberg direttore del Taricaya Rescue Center, a Puerto Maldonado in Perù, dove l’orsa vive ormai stabilmente. – Cholita ha più o meno 38 anni, quindi è un animale anziano. Il pelo non è ricresciuto come speravamo, è ricresciuto pochissimo intorno al muso e alla schiena».  E potrebbe anche non ricrescere più, considerando anche l'età avanzata dell'animale. «Le cause di alopecia possono essere di varia natura, sicuramente anche da stress – sottolinea Federica Pirrone etologa veterinaria e membra del comitato scientifico di Kodami – magari lo stress da cattività è stato un fattore che si aggiunto ad altri elementi e ha determinato la caduta del pelo. Magari la caduta di pelo potrebbe essere stata favorita da uno stato di stress cronico prostrante a cui è stata esposta negli anni passati per lungo tempo. sicuramente nel periodo del circo, aiutata però da una sua predisposizione alla alopecia che potrebbe essere anche genetica e quindi il rientro alla normalità e la ricrescita del pelo non è possibile, anche adesso che vive in condizioni sicuramente migliori».

Ma il lungo lavoro di recupero ha permesso all’orsa abusata di recuperare in forma fisica e di potersi godere in buona salute gli ultimi anni della sua vita. «Ci troviamo nella foresta amazzonica sudorientale del Perù, provincia di Tambopata, regione Madre de Dios. La capitale e la città più vicina è Puerto Maldonado, accanto alla quale confluiscono le acque dei fiumi Tambopata e Madre de Dios – spiega il direttore evidenziando l'importanza strategica della salvaguardia di aree naturali come questa. – Un'ora di motoscafo lungo il fiume Madre de Dios, senza accesso stradale, a circa 28 km dalla città, sulla riva destra del fiume, si arriva all'ingresso di Taricaya. Con quasi 500 ettari di foresta pluviale protetta, confiniamo con la Riserva Nazionale di Tambopata, un'area naturale protetta identificata da molti scienziati come una delle zone più ricche di biodiversità del mondo».

È in questo ambiente che Cholita ha ripreso le sue abitudini e ha ritrovato salute e serenità dopo anni di disagi psicofisici. «Mangia volentieri i cibi che sono previsti in base alla dieta decisa dai veterinari – conclude Rosemberg – il resto del giorno si sdraia nella sua amaca, che adora. In generale sta bene e sta ricevendo le migliori cure possibili grazie all'ADI e al mio staff».  Non è libertà, come avrebbe dovuto essere, ma per Cholita il lavoro dei santuari e la perseveranza di chi ci lavora le hanno permesso e accordato quella dignità che le era stata a lungo negata.