Un mondo in cui le persone possono comunicare con le macchine solo attraverso il pensiero, per mezzo di un chip impiantato direttamente nel cervello. Non si tratta di uno scenario da film di fantascienza ma del futuro prossimo auspicato dall'imprenditore Elon Musk.

Musk durante l'evento“Show & tell” organizzato dalla sua azienda Neuralink ha infatti annunciato la prossima sperimentazione sugli esseri umani dell'interfaccia neuronale cervello-macchina che permetterà di comunicare con le macchine senza usare comandi fisici o vocale, ma il solo pensiero. Ciò sarà possibile sfruttando un apposito device, chiamato Link, installato direttamente nella materia grigia delle persone.

dispositivo neuralink
in foto: Il dispositivo Link

Come ogni previsione avanzata dal visionario Musk, anche questa va presa con le pinze dato che non è la prima volta che il patron di Tesla si abbandona a ipotesi dalla sua prospettiva fin troppo ottimistiche. Tuttavia, è vero che le sperimentazioni in tal senso sono già iniziate su parenti a noi molto prossimi. Prima del passaggio sull'essere umano infatti i Link sono stati inseriti nel cervello delle scimmie, prevalentemente rhesus macaques, che con l'homo sapiens condividono il 97,5% della loro sequenza di DNA, come conferma uno studio pubblicato su Science.

Sperimentazioni che hanno richiesto un consistente tributo in termini di vite. A febbraio 2022 la Neuralink era stata accusata di aver causato la morte di almeno 15 scimmie a seguito degli esperimenti per il microchip celebrale. L'associazione Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM), in un poderoso dossier aveva fatto emergere come esperimenti invasivi e mortali fossero stati condotti sul cervello di un gruppo di scimmie, molte delle quali morte per paresi e atassia in conseguenza degli interventi.

La sperimentazione animale è uno degli aspetti più controversi nel nostro rapporto con gli altri esseri viventi. In nome del benessere della nostra specie non è considerato un problema sacrificare quello di parenti a noi prossimi come i primati non umani. Gli studiosi dell'associazione hanno provato a dare un volto e raccontare le storie dei macachi impiegati da Neuralink, ricostruendone la vicenda clinica e il decesso nei laboratori dell'Università della California, luogo dove sono stati condotti gli studi sulle scimmie, e dove a breve avverranno anche quelli sulle persone.

La scimmia chiamata 21 aveva 7 anni quando è stata operata nei laboratori californiani
in foto: La scimmia chiamata 21 aveva 7 anni quando è stata operata nei laboratori californiani

Musk ha confermato di aver già presentato i documenti necessari per dare il via alla sperimentazione clinica sull'uomo alla Food and Drug Administration, l'ente regolatore per i dispositivi medici negli Stati Uniti, e che i primi impianti potrebbero essere realizzati nel giro di 6 mesi, cioè nel 2023. Musk ha anche detto di essere rammaricato perché sperava di partire con questa fase già nel 2020, lo stesso anno in cui fu distribuito il video della scimmia che gioca a "mind pong" con un pc.

Quella di Musk è una previsione esternata durante un evento aziendale pensato appositamente per reclutare nuove forze. L'imprenditore ha infatti invitato a unirsi all'esperienza Neuralink anche figure che si occupano di intelligenza artificiale e sviluppo tecnologico: «Se si analizzano le competenze necessarie per far funzionare Neuralink, si tratta in realtà delle stesse richieste per far funzionare uno smartwatch o un telefono moderno».

Un cervello come uno smartphone, capace di fare funzionare i device più disparati a distanza. Davanti a una simile prospettiva sono arrivate le prime reazioni degli utenti, tra cui lo scrittore John Scalzi, autore di best seller fantascientifici: «Non lasciate che i capitalisti miliardari vi facciano dei buchi in testa e vi infilino la loro tecnologia nel cervello solo per divertimento. Avete già abbastanza problemi con Apple, Facebook e Google che sanno tutto di voi dal vostro cellulare».

A preoccupare però non dovrebbe essere l'idea che Musk e simili entrino nei nostri cervelli tramite un chip, ma che gli sia stato già permesso di farlo tranquillamente finché si trattava di animali non umani. È lo specismo la vera distopia della nostra società di cui Musk non è l'autore, ma un personaggio tra i tanti.