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18 Gennaio 2023
14:29

La morte di un lupo causata dall’uomo altera la stabilità dell’intero branco

Uno studio recente spiega come i branchi di lupi nei quali vi è un membro del gruppo ucciso dall'uomo tendano a separarsi prima rispetto agli altri.

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Il rapporto fra uomo e animali selvatici è come una corda che si tende e si allenta a ogni contatto fra i due, un fenomeno rappresentato perfettamente nella connessione fra uomo e lupo. Questa corda con loro, però, negli ultimi anni è stata tesa più del dovuto. Secondo uno studio recente le azioni di Homo sapiens sono fra le principali cause di morte per i lupi che vivono nei parchi nazionali americani e inoltre innescano instabilità nei branchi.

Che l'uomo influisca in maniera consistente sulla vita dei lupi è un tema noto, ma fino ad oggi non è stato mai chiaro in che modo la morte dei lupi  causata direttamente o indirettamente dall'uomo potesse colpire la stabilità del branco. Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Ecology and the Environment da un team di ricercatori del Parco Nazionale di Yellowstone che è riuscito a ricavare un coefficiente in grado di misurare in maniera più precisa questo fenomeno. Descrivere una relazione così complessa fra uomo e animale con una serie di formule, però, non è così facile.

Per riuscire a raccogliere tutti i dati necessari gli studiosi hanno preso in esame i branchi di lupi in cui almeno un membro è morto per cause umane. Uno studio del genere significa ore di appostamenti e osservazioni a debita distanza, nascosti fra il fitto sottobosco del parco Nazionale di Yellowstone o investigando su qualsiasi traccia i branchi potessero lasciare dietro di sé: escrementi, impronte, marcature e molto altro. Così facendo i ricercatori hanno scoperto che la probabilità che un branco rimanga insieme fino alla fine dell'anno diminuisce del 27% quando un membro del branco muore per cause umane.

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Lo Yellowstone National Park

Ai branchi che riescono a rimanere insieme anche l'anno successivo e riescono persino a riprodursi, però, non va meglio: le probabilità che rimangano insieme calano del 22%.  L'impatto peggiore è stato registrato alla morte di un capobranco dove la possibilità che il gruppo arrivi alla fine dell'anno diminuisce addirittura del 73% e la possibilità che si riproducano del 49%. Anche se i ricercatori non hanno esaminato come la mortalità causata dall'uomo alteri la dimensione delle popolazioni, comunque questo lavoro mostra come l'influenza umana su questi mammiferi non sia semplicemente un evento puntiforme, ma come una pianta infestante affondi le proprie radici minando la stabilità di intere popolazioni.

Gli studiosi, però, non si sono limitati a esaminare solo le popolazioni di Yellowstone e osservando il comportamento di lupi in altre zone sono emerse considerazioni interessanti. Ad esempio, fra i parchi nazionali coinvolti nello studio è stato interessante constatare come i lupi del Voyageurs National Park hanno trascorso la maggior parte del tempo al di fuori dei confini del parco. Vivere in un territorio non protetto per così tanto tempo ha prodotto un risultato che i ricercatori avevano previsto, ma che è ugualmente avvilente: il 50% di tutte le morti in questo branco è stato causato dal bracconaggio.

L'esempio del Voyageurs National Park ha fatto accendere la proverbiale lampadina sopra la testa dei ricercatori: possibile che il motivo principale per cui si registrano tutte queste morti causate dall'uomo sia il fatto che sono pochissimi i branchi di lupi che vivono interamente entro i confini del parco? Questa è solo una ipotesi, ma se fosse così tutti i branchi i cui territori sono a cavallo del confine del parco sono ad aumentato rischio di essere uccisi dall'uomo.

Saranno dunque necessari nuovi studi per confermare questa idea, un nuovo possibile strumento utile ai gestori della fauna selvatica e ai biologi della conservazione per comprendere quali sono i branchi di lupi più a rischio. I lupi, come del resto gli animali, non conoscono linee di confine e il fatto che possano liberamente oltrepassare i limiti del parco impone una presa di coscienza e responsabilità da parte dei cittadini di tutti i paesi che si trovano a convivere con questi magnifici animali: siamo noi a dover riadattare la nostra percezione dei limiti geografici e non viceversa.

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