A distanza di una settimana dall'inizio dei devastanti incendi che hanno messo in ginocchio la Sardegna, si lavora per spegnere gli ultimi focolai, finalmente sotto controllo. Intanto è iniziata la conta dei danni immani causati a foreste, vigneti, uliveti, aziende agricole e animali d'allevamento e selvatici e sono circa 25mila ettari di territorio ridotto in cenere nell'area del massiccio di Montiferru, nell'Oristanese. Il danno economico stimato provvisoriamente ammonta a oltre 1 miliardo di euro e secondo la Coldiretti serviranno almeno 15 anni per permettere ai boschi e la macchia mediterranea di riprendersi.

A lottare contro le fiamme sono state oltre 7500 persone, tra Vigili del fuoco, Carabinieri forestali, Protezione civile, Croce Rossa e volontari: un dispiegamento di forze che non è servito a evitare che oltre 1500 persone abbandonassero le proprie case per mettersi in sicurezza. Incalcolabili le vittime tra gli animali, sia selvatici che da allevamento, e proprio in queste ore di tregua centinaia di allevatori, veterinari e volontari stanno mettendo in campo tute le loro forze salvare quante più vite possibili e aiutare le comunità colpite.

L'emergenza animale e la solidarietà sarda

«Stimare il numero di morti e feriti animali causato dagli incendi è praticamente impossibile – ha dichiarato il dottor Angelo Delogu, medico veterinario protagonista del recupero del cane simbolo delle vittime animali legate agli incendi in Sardegna, che ha poi continuato – proprio in queste ore ci stiamo adoperando per fornire tutto il nostro supporto alle comunità e agli allevatori che hanno subito più danni. Grazie a un centro operativo nato del tutto spontaneamente tra noi veterinari, stiamo fornendo soccorso, medicinali e cibo per cani, pecore, vacche e asinelli. Molti di questi animali li stiamo riuscendo a salvare, ma per tanti altri siamo stati costretti ad eseguire l'eutanasia. Ed è purtroppo una situazione ancora tutta in divenire».

Le ustioni e le ferite più evidenti tra chi è riuscito a sopravvivere le hanno subite soprattutto gli animali d'allevamento, ma non bisogna dimenticare la fauna selvatica e gli altri piccoli animali, la maggior parte dei quali non avuto alcuna possibilità di salvezza: «Alcuni cinghiali, mufloni e cervi sono riusciti a scappare e in qualche modo riusciranno a riprendersi – ha proseguito Delogu – ma se pensiamo agli uccelli e a tutti gli altri piccoli animali… di quelli non sono rimasti nemmeno i resti. Tra l'altro in Sardegna abbiamo molte specie endemiche di elevato pregio conservazionistico, come la pernice e la lepre sarda. Il danno al patrimonio faunistico e naturalistico che rappresentano queste specie è incalcolabile».

La mobilitazione che in queste ore si sta però vedendo in tutta la regione è impressionante. Sono in tantissimi quelli che hanno mollato tutto per aiutare le comunità locali e i loro animali: «Ci stiamo mettendo tutto il cuore – ha continuato Angelo Delogu – ci sono un sacco di colleghi che hanno rinunciato al proprio lavoro per salvare cani, asinelli e pecore. E poi ci sono gli allevatori, che stanno addirittura donando le loro scorte di cibo, fieno e mangime, messo da parte per l'inverno, per aiutare le persone che hanno perso tutto. È un continuo via vai di camion pieni di foraggio, recinzioni e altro materiale che sta arrivando da tutta la Sardegna. Sono questi allevatori e tutti i miei colleghi veterinari che meritano di essere elogiati».

Intanto bruciano anche altre regioni

La Sardegna non è però l'unica regione italiana ad essere stata colpita gravemente dalle fiamme. Roghi anche ingenti stanno colpendo tantissime zone dell'Italia meridionale, soprattutto in Sicilia, Puglia e Abruzzo. Vaste aree del Parco dei Monti Sicani nell'agrigentino e numerose aree verdi in provincia di Palermo sono andati in fumo nei giorni scorsi, e stanno bruciando anche il Gargano e il Salento, in particolare nelle pinete degli Alimini, dove da circa una settimana si continua a lottare per domare i vari focolai. Anche in Maremma e sull'isola d'Elba si continua a combattere per spegnere le fiamme. Mezzo paese sta bruciando, anche per colpa delle temperature incandescenti e dei forti venti, che hanno contribuito a rendere ancor più distruttive e indomabili le fiamme.

Eventi estremi come quello sardo saranno purtroppo sempre più frequenti nell'area mediterranea, anche a causa della crisi climatica in corso. Basti pensare che solamente 4 anni fa, nel 2017, l'Italia era stato il Paese più colpito d'Europa, con 147 grandi incendi di almeno 30 ettari ettari di superficie, stabilendo un record negativo di oltre 134mila ettari di boschi, macchia e pascoli andati in fumo.

Nel frattempo la Procura di Oristano ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di incendio colposo aggravato, che sarebbe stato innescato venerdì 23 luglio da un'auto parcheggiata lungo la provinciale 15. Quello di Montiferru non è però l'unico incendio che ha colpito la regione sarda, ce ne sono altri, più piccoli, in cui ci sarebbe lo zampino diretto dell'uomo. Quando eventi di questa portata colpiscono zone remote del mondo, come il Nord America, la Siberia o il Sudafrica, tanto per citare solamente quelli delle ultime ore, si fa fatica a capire la portata e la gravità di questi fenomeni. Ora che sta accadendo nel nostro giardino ci toccherà fare i conti con la realtà di un'emergenza sociale, ambientale e animale che non può più essere rimandata.