Ha un primato: è il felino più minacciato d’America. Ne rimangono pochi esemplari e per questo è tra i meno conosciuti al mondo. E’ il Leopardus jacobita, il gatto delle Ande. Argentina, Bolivia, Cile e Perù si sono uniti per cercare di salvarlo. Le quattro nazioni, infatti, hanno creato quella che hanno chiamato l’Alleanza per il gatto andino, per monitorarlo e salvaguardarlo lì dove vive, nelle Alte Ande e nella steppa argentina della Patagonia del Nord. Questa intesa si basa su una profonda collaborazione tra istituzioni e organizzazioni non governative con le comunità locali.

L’animale viene confuso con il gatto delle Pampas, il leopardus colocolo, che con lui condivide l’habitat. L’andino ha un mantello color grigio cenere, con macchie bruno-giallastre che vanno a formare delle strisce. Ha una coda lunga ed è contraddistinta da diversi anelli (da sei a nove) di colore vario, tra il marrone scuro e il nero.

L'ultima volta è stato avvistato un esemplare poco più di un anno fa, a gennaio 2020, dopo 12 anni di vita condotta nell’ombra. Il contatto è avvenuto nella Riserva Naturale di Villavicencio, in Argentina. Poi, da quel giorno, è sparito di nuovo. Gli studiosi stanno cercando di individuare altre tracce nella zona per capire se si tratta di una colonia fissa o se fosse solo di passaggio.

La vita misteriosa del gatto andino

Il gatto andino ama gli ambienti con temperature estreme e poca vegetazione, con zone aride e rocciose, che permettono non solo a lui, ma anche ad altri animali, di avere un riparo. Se da una parte è proprio questo habitat a difenderlo, permettendogli di nascondersi dai predatori, dall’altra è una delle sue prime minacce. Non sono frequenti, infatti, le zone adatte a lui e alle sue prede, così basta un minimo cambiamento per metterlo in pericolo. E’ ghiotto di roditori come le viscacce o i cincillà che, come l'andino, cercano di nascondersi in queste zone. Si stima come nelle quattro nazioni ne siano rimasti solo 1.400 esemplari. Ha una bassa diversità genetica, tanto che sono state identificate due popolazioni che si sarebbero separate circa 200.000 anni fa: una vive in un’area che va dal centro del Perù al nord di Argentina e Cile. L’altra, invece, vive nella steppa patagonica argentina.

E' tra le specie classificate come "in pericolo" dall'Iucn, l'Unione internazionale per la conservazione della natura. La sua sopravvivenza viene minacciata dalle attività delle miniere e anche dai cacciatori.

Gatto delle Ande, una storia italiana attorno al suo nome

Il nome latino del gatto andino, Leopardus jacobita, ricorda una storia legata a un medico e antropologo italiano, Paolo Mantegazza. A metà Ottocento si trasferì in Argentina dove conobbe quella che poi, per 34 anni, fu sua moglie, Jacoba. Mantegazza trovò il gatto andino e ne portò le sue spoglie a Milano per far fare un'analisi dello zoologo italiano Emilio Cornalia che lo identificò come nuova specie. Il nome, così, prese il nome della moglie di colui il quale, per primo, lo guardò con curiosità scientifica.

«Un accurato esame mi fece riconoscere come quella spoglia appartenesse ad una specie ancor non nota ai naturalisti. Già in sospetto di ciò era venuto al primo vedere quella spoglia che aveva destata la mia meraviglia. Il colore, la natura del pelo, le proporzioni delle parti non mi facevano risovvenir nulla da me conosciuto», scriveva Cornalia nella descrizione di una nuova specie sulle Memorie della Società italiana di scienze naturali, un documento presentato il 4 settembre 1864, «Questa nuova specie – prosegue – io chiamerò Felis o Leopardus jacobita, in onore di Jacobita Mantegazza, donna d'ogni pregio ornata, figlia del libero suolo di Colombo, che scelta l'Europa a nuova patria, fu generosa di parecchi oggetti alle raccolte del nostro civico museo».