I microbi negli oceani e nel suolo di tutto il mondo si stanno evolvendo per essere in grado di “digerire” la plastica. È questa la scoperta dimostrata da un nuovo studio condotto dalla Chalmers University of Technology in Svezia, pubblicato sulla rivista Microbial Ecology, la prima valutazione globale su larga scala dell'adattamento dei batteri all'inquinamento da plastica prodotto dall'uomo e del potenziale di degradazione di questo inquinante materiale da parte loro.

I ricercatori, dopo aver compilato un elenco di dati relativi a 95 enzimi microbici, già noti per essere in grado di distruggere la plastica, hanno analizzato oltre 200 milioni di campioni di DNA prelevati da 236 diversi ambienti di diverse parti del mondo e hanno trovato oltre 30.000 enzimi diversi in grado di degradare 10 diversi tipi di materiali plastici.

Il professor Aleksej Zelezniak, fra gli autori dello studio, ha spiegato che «trovare un numero così elevato di enzimi mangia-plastica in così tanti microbi e habitat ambientali diversi, è una scoperta sorprendente perché illustra davvero la portata del problema».

La scoperta vera, però, non è l'esistenza di microbi in grado di "digerire" questo materiale, informazione già nota, ma la prova dimostrata che stanno adattandosi alla massiccia presenza di plastica e stanno evolvendo di conseguenza.

Milioni di tonnellate di plastica vengono scaricate nell'ambiente ogni anno su tutto il pianeta, dalla vetta dell'Everest agli oceani più profondi. La soluzione, come tutti sappiamo, sarebbe quella di utilizzare sempre meno questo materiale e, fino a quel momento almeno trovare un modo di riciclarlo più sostenibile possibile.

Molte plastiche però sono difficili da degradare. Ed è proprio in questo senso che la scoperta dell’esistenza di enzimi capaci di scomporre rapidamente la plastica nei suoi elementi costitutivi è sorprendente, perché significa che i microbi potrebbero essere un importante alleato nella lotta all'inquinamento.

Secondo i ricercatori, infatti, l’esplosione della produzione di plastica negli ultimi 70 anni, arrivata a 380 milioni di tonnellate all'anno, ha dato ai microbi il tempo di evolversi per riuscire a nutrirsi di questo materiale. Infatti, quasi il 60 per cento dei nuovi enzimi analizzati non rientrava in nessuna classe di quelli noti.

«Il prossimo passo sarebbe testare i candidati enzimatici più promettenti in laboratorio per indagare da vicino le loro proprietà e il tasso di degradazione della plastica che possono raggiungere», ha affermato Zelezniak. «Da lì si potrebbero progettare comunità microbiche con capacità di degradazione mirate per specifici tipi di polimeri».

Il primo insetto mangia plastica è stato scoperto in una discarica giapponese nel 2016, ma bisogna aspettare il 2018, perché, un gruppo di scienziati dell’Università di Portsmouth, nel Regno Unito, scoprisse, creandolo in laboratorio, un super-enzima capace di degradare le bottiglie di plastica molto più velocemente dei primi.

Ulteriori modifiche della versione ingegnerizzata del super enzima eseguite nel 2020, hanno aumentato ulteriormente di sei volte la velocità di decomposizione, rendendolo capace di scomporre le bottiglie di plastica per il riciclaggio in poche ore.

Scienziati tedeschi hanno di recente anche scoperto un batterio, Pseudomonas, molto resistente alle sostanze tossiche e in grado di sopravvivere in condizioni estreme, che si nutre del poliuretano, tra tutti i tipi di plastica che stanno soffocando gli oceani di tutto il mondo, è uno dei più presenti e dei più pericolosi.