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28 Gennaio 2021
13:10

I Macachi del progetto Light Up, oggi la sentenza del Consiglio di Stato sulla sperimentazione

Macachi utilizzati per la sperimentazione nel progetto Light Up dalle Università di Parma e Torino: oggi la sentenza del Consigli di Stato. Una storia lunghissima di scontri, sentenze e ricorsi. La Lav: «Noi continueremo a batterci per tutti gli animali usati nei laboratori».

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Dovrebbe arrivare oggi 28 gennaio la sentenza finale del Consiglio di Stato che stabilirà se  la sospensione della sperimentazione sui macachi portata avanti dalle Università di Parma e Torino per lo studio “Light-up”, sarà confermata o meno. Lo studio in questione ha lo scopo di trovare meccanismi neurali e trattamenti per il recupero visivo in persone che hanno una parziale cecità dovuta a lesioni cerebrali e non dell'occhio. Una ricerca che secondo gli scienziati necessita di testare le nuove terapie prima sugli animali: nove esemplari della specie Macaca mulatta, ai quali vengono provocate piccole lesioni a un occhio.

La ricerca è diventata oggetto di una battaglia legale innescata dalla Lav, Lega Antivivisezione che negli ultimi mesi ha raccolto l’adesione di 450mila persone alla campagna di adesione per fermare lo studio sostenendo la totale inutilità della ricerca a fronte della sofferenza degli animali.

#CIVEDIAMOLIBERI, la lotta della Lega Antivivisezione

«Fermare questo esperimento significa salvare delle vite innocenti e promuovere una ricerca diversa, utile, attendibile e sicura che non venda miraggi, ma si basi su una scienza che abbia come modello l’uomo, come l’Europa e la ricerca mondiale chiedono», dice Michela Kuan Biologa, responsabile Ricerca senza animali della Lav. «Da quasi due anni, attraverso la campagna #CIVEDIAMOLIBERI, denunciamo il mancato rispetto dei criteri di autorizzazione per questo esperimento – la normativa è ben chiara e il progetto, a nostro parere, se ne discosta in più punti considerando il protocollo che siamo riusciti ad ottenere dopo mesi e mesi di sollecitazioni e richieste». Continuiamo a leggere che non ci sono metodi alternativi all’uso dei macachi ma non è vero. Lo abbiamo dimostrato depositando pagine e pagine di motivazioni: molti esperti internazionali si sono espressi al riguardo e auspichiamo che venga fatta luce su questo aspetto, e sul punto cardine rappresentato dall’incertezza dell’utilità dei risultati per l’uomo».

«La sperimentazione animale, che noi osteggiamo per ragioni etiche e scientifiche – continua Kuan – è attuabile solo se ci sono riscontri utili per l’uomo e venga messo a punto un modello predittivo per la nostra specie ma non ricordiamo di avere avuto garanzie o certezze in merito dai ricercatori che la eseguono e la promuovono. I macachi hanno già subìto interventi chirurgici, oltre ad addestramenti forzati e anestesie ripetute: chi ha controllato ogni fase? Quale esperto nell’espressione del dolore e dello stress nei primati ha certificato il loro benessere?».

La vicenda dei macachi di Parma e il contenzioso legale

La prima richiesta della Lav al Tar del Lazio perché sospendesse in via d’urgenza la sperimentazione era stata respinta nel novembre 2019. La Lav avrebbe dovuto dimostrare che esistevano vie alternative alla sperimentazione animale per il raggiungimento dell’obiettivo scientifico. Ma la  battaglia è andata avanti e il 23 gennaio 2020 è arrivata l’ordinanza del Consiglio di Stato che ha ribaltato quel primo pronunciamento, decretando lo stop agli esperimenti e accogliendo il ricorso della Lega Antivivisezione.

In particolare secondo la terza sezione del Consiglio di Stato, è il ministero della Salute che «deve, con massima urgenza, fornire tale prova sull’impossibilità di trovare alternativa ad una sperimentazione invasiva sugli animali nonché depositare una dettagliata relazione sulla somministrazione agli animali oggetto di sperimentazione di liquidi e cibo sufficienti, astenendosi da misure che finiscano per trasformare la doverosa erogazione di cibo e liquidi in forma di premio per asservire la volontà di animali sensibili come i primati».

Ma non è finita così. Quello del Consiglio di Stato è infatti un provvedimento provvisorio, una sentenza cautelare. E infatti, lo stop si protrae fino a maggio 2020 quando il Tar del Lazio si pronuncia nuovamente a favore della ripresa della sperimentazioneLa Lav ricorre nuovamente al Consiglio di Stato che, per la seconda volta in un anno, dà ragione all’associazione animalista e il 9 ottobre blocca di nuova lo studio. La riposta che arriva, questa volta, sottolinea che «deve essere disposta una verificazione in ordine all'autorizzazione al progetto di ricerca "Meccanismi anatomo-fisiologici soggiacenti il recupero della consapevolezza visiva nella scimmia con cecità corticale"» su quattro punti:

  • Primo: «Se il progetto in esame rispetta il principio di sostituzione, nel senso che i risultati attesi sono perseguibili soltanto mediante sperimentazione sulla specie animale "primati non umani" vivi».
  • Secondo: «Se il progetto in esame rispetta il principio di riduzione, nel senso che il numero di 6 primati è quello minimo indispensabile».
  • Terzo: «Se il principio eurounitario della sostituzione è rispettato in relazione alla originalità scientifica dei risultati attesi dal progetto, e della trasmissibilità dei risultati agli esseri umani, considerato lo stato attuale della ricerca scientifica sui profili e risultati attesi dalla ricerca posta a base della impugnata autorizzazione».
  • Quarto: «Se ad avviso dei verificatori le risultanze scientifiche dei pareri sopra indicati, sui quali l'autorizzazione si fonda per relationem, hanno considerato tutti e tre gli elementi che la direttiva Ue e il d.lgs. n. 26 del 2014 pongono quale condizioni per la sperimentazione, altrimenti vietata, su primati vivi non umani».

Ed eccoci al giorno in cui la storia dovrebbe avere una conclusione: l’udienza fissata per oggi.

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Simona Sirianni
Giornalista
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