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in foto: credit Pixabay – KathrinPie

La stragrande maggioranza dei bambini non ha le idee chiare su cosa esattamente siano la carne e i prodotti di derivazione animale, e da dove arrivino. Lo dimostra uno studio condotto da alcuni scienziati della Furman University, negli Stati Uniti, pubblicato sul Journal of Environmental Psychology, che analizza proprio le convinzioni sul cibo dei più piccoli per far luce sulla relazione tra abitudini alimentari e cambiamento climatico.

Seguire una dieta a base vegetale infatti è uno dei modi più efficaci per ridurre la propria impronta di carbonio, ovvero le emissioni di gas serra prodotte. Eppure, pur in un periodo storico in cui gli appelli a ridurre le emissioni sono sempre più urgenti e le manifestazioni dell’impatto del riscaldamento globale sempre più evidenti, il consumo di carne e altri prodotti animali è in aumento. Gli scienziati hanno voluto approfondire quindi le conoscenze dei bambini, che iniziano a prendere dimestichezza con ciò che arriva a tavola e viene mangiato e a svilupparne coscienza, e i loro giudizi su ciò che può e non può essere mangiato. Considerazioni importanti alla luce del fatto che i comportamenti alimentari degli adulti sono nient’altro che abitudini molto radicate e consolidate, «rafforzate da credenze culturali sulla centralità della carne nella dieta umana».

Hot-dog, bacon e hamburger per i bambini «derivano dalle piante»

Ciò che è emerso è che i più piccoli hanno una conoscenza molto limitata di ciò che mangiano e della loro provenienza, in particolare quando si tratta di carne e altri alimenti di origine animale. Il campione su cui sono stati condotti i test era composto da bambini di età compresa tra i 4 e i 7 anni provenienti dagli Stati Uniti, che sono stati sottoposti a due tipologie di quesiti: una parte sulla provenienza degli alimenti mostrati, un’altra parte su quali sia corretto mangiare oppure no. Il 30% dei bambini non è riuscito a identificare correttamente la provenienza di quasi tutti gli alimenti di origine animale, con l’unica eccezione del latte, e tra il 26 e il 41% dei bambini ha sostenuto che hot-dog, hamburger e bacon derivano dalle piante. Persino i chicken nugget, un cibo che ha un animale nel nome, è stato identificato come un cibo a base vegetale da più di un terzo dei bambini, con un’altra particolarità: per quasi la metà le patatine fritte deriverebbero dagli animali. Anche i pop-corn e le mandorle hanno messo in crisi il copione intervistato: il 30% è convinto sia di origine animale.

L’impressione generale emersa dagli studi è che i bambini, soprattutto quelli in età prescolare, abbiamo la convinzione che gli animali non vengano mangiati: la stragrande maggioranza degli errori di più piccoli (l’85%) è relativa alla classificazione degli animali che non si possono mangiare, e la maggior parte ha classificato mucche e maiali come non idonei a essere mangiati. Il concetto di animali come cibo, insomma, non è pienamente compreso dai bambini, neppure da quelli di sei e sette anni.

Convinzioni dei genitori e processi di lavorazione trasformano i bambini in “mangiatori di carne inconsapevoli"

Uno dei motivi di questa confusione, spiegano i ricercatori, potrebbe essere che molti genitori negli Stati Uniti sono riluttanti a parlare con i propri figli delle origini della carne nel tentativo di salvaguardare l'innocenza dei bambini, considerando la realtà della produzione di carne come troppo raccapricciante. Questa reticenza a rivelare le origini animali della carne deriva anche da preoccupazioni pratiche che i bambini possano rifiutarsi di mangiare carne se capiscono appieno che cos'è e come viene prodotta.

Un secondo fattore che incide sulla consapevolezza alimentare dei bambini è legato ai processi di produzione della carne e degli alimenti di origine animale, che quando arrivano a tavola non assomigliano affatto agli animali: hamburger, bacon e hot-dog vengono trasformati con processo di cui i bambini non sono a conoscenza, e quando finiscono nel piatto la connessione tra il cibo e l’animale è completamente astratta. Stessa cosa accade per le cosce di pollo e altri prodotti che perdono del tutto la somiglianza con l’animale da cui derivano in fase di lavorazione: «Poiché relativamente pochi bambini negli Stati Uniti assistono alla macellazione di animali e poiché i genitori sono vaghi nelle loro spiegazioni sull'origine della carne (di proposito o a causa del loro disagio) – spiegano i ricercatori – forse non sorprende che le conoscenze alimentari dei bambini in questo particolare settore siano sottosviluppate».

Tutto ci si traduce in un percorso che conduce i bambini a diventare «mangiatori di carne inconsapevoli», complice anche la scarsa autonomia che hanno nel scegliere e preparare i loro pasti. Tocca dunque ai genitori mettere a loro disposizione un'alternativa, evitando di glissare sulle origini di ciò che viene messo nel piatto o addirittura di fornire informazioni fuorvianti sull'origine del filetto o dello stufato per evitare non meglio identificati traumi. Questo atteggiamento porta infatti i bambini a sviluppare convinzioni radicate spesso errate, che non vengono smontate sino all'età adulta, quando sarà più difficile farlo.

I bambini possono diventare gli “agenti climatici” del futuro

«La maggior parte dei bambini negli Stati Uniti mangia anche prodotti animali, ma a differenza degli adulti che hanno costruito un arsenale di strategie per giustificare il consumo di animali, i bambini sembrano essere inconsapevoli mangiatori di carne», sottolineano i ricercatori, puntando i riflettori su come l’infanzia possa rappresentare una «finestra unica di opportunità in cui le diete a base vegetale per tutta la vita possono essere stabilite più facilmente rispetto a più tardi nella vita. I bambini erediteranno inevitabilmente la crisi climatica perpetrata dalle generazioni precedenti. La ricerca in psicologia dello sviluppo sta rivelando che i bambini e i giovani dovrebbero essere visti come agenti del cambiamento ambientale. Sebbene non votino ancora o ricoprano posizioni di leadership, possiedono atteggiamenti e pregiudizi che supportano comportamenti rispettosi dell'ambiente, ed è in questo periodo che vanno stabilite abitudini permanenti che aiutano a mitigare il cambiamento climatico».