Per la prima volta un colosso della tecnologia porta in tribunale una persona accusata di sfruttare i suoi strumenti per mettere a segno truffe, nello specifico raggiri che hanno al centro animali: si tratta di Google che ha fatto causa a un uomo accusato di avere promesso a centinaia di persone cuccioli di razza inesistenti.

La causa è stata presentata l’11 aprile presso il tribunale distrettuale di San José, in California, e vede al centro Nchel Noel Ntse, un cittadino del Camerun che secondo le accuse del motore di ricerca avrebbe truffato decine di persone promettendo di vendere cuccioli di cane usando la gamma di servizi messi a disposizione dal colosso di Mountain View, da Gmail alle inserzioni sponsorizzare passando per Google Voice.

Un milioni di euro sottratti a persone desiderose di comprare un cucciolo di razza

Google, nella citazione in giudizio, ha sottolineato come l’uomo abbia attirato potenziali acquirenti con le classiche «adorabili foto di cuccioli di razza» e «testimonianze di presunti clienti soddisfatti», sfruttando un fenomeno che ha preso campo durante la pandemia di Covid-19: il desiderio delle persone di accogliere in famiglia un animale e la crescente domanda in questo senso. Il colosso del tech sostiene di avere speso oltre 75.000 dollari per indagare sulle attività di Ntse, e ha chiesto un risarcimento sia per le spese sostenute che per il danno provocato alla reputazione dell’azienda dopo le numerose segnalazioni relative a truffe.

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Si tratta, come scritto, della prima volta che Google cita in giudizio qualcuno per utilizzo illegittimo dei suoi servizi ed è evidentemente degno di nota che l’abbia fatto per truffe che hanno come oggetto animali, nello specifico cuccioli di cani in vendita: una presa di coscienza di come il desiderio di acquistare un cane di razza venga sfruttato per lucro in modi di cui Kodami si è già occupato, come il commercio di cuccioli dall’Est Europa. La stima di Google è che la totalità di truffe messe a segno abbiano fruttato a Ntse qualcosa come un milione di dollari, sottratti a persone convinte con ogni mezzo possibile che pagando avrebbero ricevuto il cucciolo tanto ambito, cosa invece mai avvenuta.

Il business basato sulla promessa di cuccioli di razza inesistenti

Di truffe di questo genere in Italia si è già sentito parlare: annunci postati su siti che promettono cuccioli di razza a prezzi inferiori rispetto a quelli standard stabiliti da allevamenti autorizzati. In alcuni casi i cuccioli effettivamente arrivano, spesso dall’Est Europa appunto, ma in condizioni di salute gravemente compromesse che spesso portano alla morte degli animali dopo poche settimane; in altri, dopo il pagamento di un acconto o dell’intera cifra, i venditori spariscono con il denaro lasciando i compratori senza soldi e senza animale.

Un’altra modalità molto usata dai truffatori è quella di chiedere una prima tranche di denaro come acconto e poi di rifarsi vivi sostenendo che il cucciolo è rimasto bloccato in aeroporto o alle frontiere, chiedendo altri soldi – più di quanto pattuito all’inizio – per ottenere l’autorizzazione a farli entrare nel Paese di destinazione. Un business che negli Stati Uniti è aumentato esponenzialmente negli ultimi due anni, visto che sempre più persone cercano in un cane o in un gatto un compagno di vita con cui affrontare eventuali lockdown. Un desiderio che non ha purtroppo portato ad adozioni consapevoli delle centinaia di migliaia di animali abbandonati e trasferiti in canili che spesso, trascorso un determinato periodo di tempo, in mancanza di adozioni procedono con l’eutanasia, a meno che volontari e rifugi non intervengano salvando i cani.

Google ha chiarito che la decisione di procedere per via legali – in sede civile, e non penale – è stata presa affinché il caso possa essere d’esempio. E forse la decisione dell’azienda di agire in prima persona potrebbero contribuire a spogliare i truffatori di uno strumento fondamentale per portare avanti i loro raggiri, e cioè la tecnologia necessaria a pubblicizzare i falsi annunci e ad avere poi contatti con le vittime.

Resta da chiarire se la citazione a giudizio condurrà a un processo, e se riuscirà a creare un importante precedente.