Lunedì 14 febbraio, il Parlamento europeo è chiamato a votare su un report preparato dal deputato francese Jérémy Decerle sul benessere degli animali negli allevamenti, che è stato approvato dalla Commissione Agricoltura (AGRI) del Parlamento stesso. Il titolo del report che cita “il benessere animale” promette bene. Peccato che, scorrendolo, si arrivi al suo punto 31 che recita testualmente: «La produzione di foie gras, si basa su procedure di allevamento che rispettano i criteri di benessere degli animali, (..) dove l'ingrasso (…) rispetta i parametri biologici dell’animale».

Le oche nelle gabbie in cui vengono costrette nella fase del gavage che precede la macellazione (credits@AnimalEquality)
in foto: Le oche nelle gabbie in cui vengono costrette nella fase del gavage che precede la macellazione (credits@AnimalEquality)

Il gavage, l'alimentazione forzata di anatre e oche per produrre il foie gras

Il cibo, di solito grano bollito nel grasso, viene spinto nell’esofago attraverso un tubo di metallo lungo una ventina di centimetri in cui è inserito un imbuto. Il collo si riempie, poi il cibo scivola nello stomaco dove viene digerito provocando gradi depositi di grasso nel fegato che assume una consistenza gelatinosa. Si può spingere nell’esofago con un meccanismo artigianale, e allora ci vogliono dai 45 ai 60 secondi, oppure con un sistema pneumatico. In questo caso bastano solo 2 o 3 secondi. Il tubo inserito può perforare l’esofago, oppure provocare ferite e lacerazioni che tendono a infettarsi. Altrimenti le oche o le anatre possono arrivare a spezzarsi il collo da sole, divincolandosi nel tentativo disperato di sottrarsi a questa pratica che, in media, viene ripetuta per 12-15 giorni per le anatre e per 15-18 giorni per le oche.

In questo periodo le oche vengono solitamente ingozzate due volte al giorno, e le anatre fino a quattro volte al giorno. Alla fine, quando il fegato raggiunge dieci volte la sua dimensione naturale, l’oca o l’anatra viene macellata. Il fegato grasso e gelatinoso finisce nelle scatolette di foie gras che in alcuni paesi si trovano ancora nei supermercati e oppure nei negozi gourmet. Il prezzo può variare dagli 80 ai 300 euro al chilogrammo.

Alcuni sostengono che il gavage, come i francesi chiamano il processo di alimentazione forzata per la produzione di foie gras, non sia né doloroso né possa essere considerato una crudeltà verso questi animali. In ogni caso, costringerli ad ingozzarsi in questo modo riduce moltissimo la loro vita media, tanto che il tasso di mortalità è fino a 20 volte superiore alla norma. In ogni caso non deve essere una bella vita quella in cui ti ingozzano fino a farti ingrossare il fegato dieci volte oltre la tua misura normale. A volte, per facilitare l'inserimento del tubo, si arriva a tagliare il becco dell'animale. A volte il peso dell'animale diventa così innaturale da costringerlo all'immobilità.

Gabbie estremamente ridotte nelle quali sono imprigionate le oche e le anatre destinate alla produzione di foie gras (credits:animalequality)
in foto: Gabbie estremamente ridotte nelle quali sono imprigionate le oche e le anatre destinate alla produzione di foie gras (credits:animalequality)

Animal Equality denuncia il paradosso: «l'alimentazione forzata non può essere benessere animale»

La denuncia della paradossale definizione e dell’ancora più paradossale regolamento sul “benessere animale” arriva da Animal Equality, l’associazione internazionale che da anni si batte contro il maltrattamento animale in tutte le sue forme e che ha fatto dell’inchiesta sotto copertura la sua arma d’indagine prioritaria.

« È chiaro alla maggior parte dei cittadini dell'UE che l'uso dell'alimentazione forzata nella produzione di foie gras è una delle forme più estreme di tortura ancora permesse in alcuni paesi – spiega Alice Trombetta, Direttrice di Animal Equality Italia – In Italia è stato proibito anni fa perché è stato riconosciuto come una pratica crudele nei confronti degli animali. Gli eurodeputati che decideranno di sostenere l'inclusione di questa parte nel report chiederanno di riportare indietro l'orologio della storia e di difendere una pratica che non può assolutamente essere giustificata. Se lo faranno, dovranno pagare un alto prezzo politico».

Vietata in Europa ma Francia, Bugaria, Ungheria e Belgio sono in deroga

Anacronistico, oltre che crudele, rimane però il consumo di foie gras che si fa in Europa. Francia in testa, maggiore produttrice e consumatrice, seguita da un’Ungheria grandissima produttrice ed esportatrice. L’alimentazione forzata è vietata, ai sensi dell’art. 14 della Direttiva 98/58/CE riguardante la protezione degli animali negli allevamenti, in tutta l’Unione europea, Italia compresa.

Una deroga consente la produzione in Francia, Bulgaria, Spagna, Ungheria e Belgio (vietata però nella regione di Bruxelles e nelle Fiandre a partire dal 2023). Da queste nazioni, il foie gras viene poi esportato in tutta l’Unione Europea. In Italia l’importazione di foie gras è vietata dal 2007 e dal 2015 quasi 13 mila  supermercati hanno deciso di eliminarlo dai loro scaffali anche grazie alla grande azione di sensibilizzazione esercitata dagli attivisti di Essere Animali con la campagna #viadagliscaffali.

«Nel nostro Paese chi viene sorpreso a usare questo metodo è soggetto a sanzioni pecuniarie e, in caso di reiterazione, alla sospensione dell’esercizio dell’allevamento da uno a tre mesi – continua Trombetta – tuttavia, la prossima settimana gli eurodeputati eletti nel nostro Paese potrebbero approvare il punto 31 di questo report. Questo malgrado l'alimentazione forzata sia giustamente indicata come un reato in tanti paesi del mondo, compresi i 22 Stati membri dell'UE, e nessun politico che abbia lontanamente a cuore il benessere degli animali può difendere questa pratica orribile».

Nel Regno Unito le star si mobilitano contro la vendita di foie gras

Nel Regno Unito, intanto, le star britanniche della popolare serie Netflix "After Life" Ricky Gervais e Peter Egan hanno inviato una lettera al governo inglese esortandolo a vietare il foie gras. La lettera, pubblicata su Mirror, è co-firmata tra gli altri anche da Thandiwe Newton, star della serie tv Westworld, e dall’attore Dev Patel, protagonista del film pluripremiato The Millionaire.  «Il pubblico è stufo marcio del foie gras realizzato attraverso la crudele pratica dell’alimentazione forzata – dichiarano nella lettera – e il nuovo anno dà spazio a nuove aspirazioni, nuove iniziative e nuovi inizi».

«Un'opportunità unica per mettere finalmente in atto il divieto di importazione di prodotti realizzati attraverso l'alimentazione forzata, come il foie gras», conclude Alice Trombetta.

Un produzione etica è possibile? Alcuni ci provano

E, mentre quest’anno a New York dovrebbe diventare operativo il bando della vendita di foie gras, in altri paesi del mondo ci si sta organizzando per una produzione etica di questo prodotto che eviti la sofferenza degli animali e ne salvaguardi il benessere. Nell’Estremadura spagnola l’azienda Eduardo Sousa è stata la prima a produrre un foie gras ecologico grazie ad una alimentazione delle oche naturale, costituita da erba selvatica, fichi ricchi di idrati, vitamine e minerali; olive ricche di vitamine, minerali e antiossidanti; e soprattutto ghiande cadute dalle querce, ricchissime di oli naturali, potassio, fosforo e calcio. La dieta naturale e l’allevamento in libertà in un ecosistema semiselvatico ne fanno un prodotto ecologico ma di produzione limitata alla stagione invernale, perché sfrutta il naturale accumulo di grasso che avviene nel periodo delle migrazioni. Ottenuto solo una volta all'anno, durante la stagione invernale, costa intorno ai 150 euro al chilogrammo.

Un’oca dell’allevamento dell’azienda spagnola Eduardo Susa (credits:dal sito dell’azienda)
in foto: Un’oca dell’allevamento dell’azienda spagnola Eduardo Susa (credits:dal sito dell’azienda)

A Tolosa la sperimentazione di un metodo di produzione alternativo sfrutta i batteri che producono l'ingrassamento

Anche i francesi della Louberdette producono foie gras “gavage free”, con oche allevate allo stato semi brado in Andalusia. Anche in questo caso si accelera il processo di aumento di grasso nel fegato con un'alimentazione molto ricca di ghiande di leccio, sfruttando il principio di accumulo di riserve durante il periodo invernale che caratterizza questi volatili. Alcuni ricercatori di Tolosa stanno invece studiano un metodo di produzione alternativo che sfrutta sempre l’ingrossamento del fegato di oche e anatre che avviene nel periodo invernale, individuandone però la causa nella presenza di alcuni batteri. Senza alimentazione forzata, quindi, ma grazie alla somministrazione di un siero di batteri già ai pulcini (pratica meno cruenta però sempre invasiva) si riesce così a produrre un foie gras più etico e più sostenibile. La sperimentazione è in corso e ha già portato alla realizzazione di una piccola produzione che, distribuita in Francia, ha avuto un notevole successo.