Che tu possa dimenticare le sofferenze che ti hanno inflitto per una vita intera Rasta e che possa ricordare solo gli ultimi giorni pieni di amore, di cure e dignità. Te ne sei andato nella casa del tuo veterinario che ti è stato accanto tutta la notte con la speranza che superassi la crisi respiratoria ma venerdì sera sei morto.

Dieci giorni hai vissuto, perché gli anni precedenti non si possono certo definire vita. Sei arrivato dal dottor Messina dentro una conca azzurra ricoperto da venti chili di pelo, dove erano attaccate larve, feci, insetti. Ti avevano tenuto così per giorni, mesi… anni? Quanto ci è voluto per ridurti così?

Il veterinario Massimiliano Messina e Giulia Cassaro, volontaria dell'associazione Vita randagia, ti hanno tolto tutto quel peso di dosso ma le ferite erano sotto, nella pelle lacerata e dentro: i parassiti avevano raggiunto il tuo organismo scatenando una patologia protozoaria chiamata neosporodiosi. La tua stuazione era grave, molto grave ma i tuoi nuovi amici non si sono arresi nemmeno di fronte alla diagnosi. Anche perché eri arrivato in clinica in stato comatoso e inaspettatamente, dopo qualche giorno, avevi iniziato a mangiare, ad abbaiare, ad esprimerti.

Prendevi i farmaci giusti e tutti pensavano a un futuro per te. Riascolto uno dei vocali di Giulia in cui mi dice: «Tra qualche giorno arriva il giubottino e lo porto al mare a fare fisioterapia. Aspetto che l'acqua si scaldi un po'». A te piaceva il caldo e infatti te ne stavi sdraiato in giardino a sentire, per la prima volta, il sole e l'aria sulla pelle.

Ci speravamo nella tua guarigione, ci speravamo tutti perché ogni volta che un individuo maltrattato rinasce tutta l'umanità vince. Non è andata così ma guardandoti in foto i tuoi occhi parlano ancora e mandano a tutti un messaggio: non ero "solo un cane" e non mi meritavo tutto questo.

Le responsabilità, infatti, sono tutte umane, di chi non ha potuto e saputo prendersi cura di te. E lo sono anche delle istituzioni: «Dopo le numerose segnalazioni dei vicini di casa che l'avevano visto accasciarsi su un fianco, i veterinari dieci giorni fa sono andati da chi lo aveva – racconta Massimo Greco dell'associazione Lida di Gela – gli hanno fatto una multa da 170€ per mancanza di microchip. E lo hanno lasciato lì». Le persone a questo punto si sono mobilitate e hanno chiesto ai volontari d'intervenire, il veterinario Messina in prima persona è andato a chiedere che lo affidassero alle sue cure: «Abbiamo convinto i proprietari a darcelo e lo abbiamo portato in clinica – continua Greco – Qualche giorno fa il veterinario dell'Asp di Gela è andato a visitarlo, voleva accertarsi delle sue condizioni di salute e ha fatto un verbale ma non sappiamo se sia scattata la denuncia per maltrattamento». Oggi il veterinario è tornato per constatarne il decesso.

Noi di Kodami lo abbiamo contattato più volte: la prima ci ha detto che non si occupa di piccoli animali, poi che non è abilitato a dare notizie stampa senza autorizzazione e che l'autorizzazione doveva essere del dirigente sanitario dell'Asl2 di Caltanissetta. Abbiamo chiamato la segreteria della direzione generale senza avere risposte, abbiamo mandato mail ordinarie che sono tornate indietro fino a stamattina che abbiamo inviato una pec al direttore. Vogliamo chiedere perché si è lasciato passare del tempo, fondamentale per un cane così malato, tra la prima visita e l'intervento di Vita randagia e Lida e come sia possibile che un animale sia stato ridotto così. Lo chiediamo nel 2021, il giorno dopo il primo ok in Senato per la tutela degli animali in Costituzione.