36 anni fa, il 26 Dicembre 1985 ci lasciava Dian Fossey, zoologa statunitense di fama mondiale, una vita spesa nello studio dei nostri parenti più prossimi, i grandi primati ed in particolare i gorilla. Una vita stroncata brutalmente una sera nella sua capanna in Rwanda, da chi i gorilla li considerava come mera fonte di guadagno sebbene ancora non sia stato identificato il colpevole. È anche grazie ai suoi sforzi ed al suo sacrificio se finora siamo riusciti a difendere dall'estinzione questi carismatici animali, ispirando le future generazioni di ricercatori e biologi.

La fondazione "Dian Fossey Gorilla Fund International" ha postato un lungo messaggio in occasione dell'anniversario della morte, in cui ha sottolineato: «36 anni fa oggi, la nostra fondatrice, Dian Fossey, ha pagato l'estremo sacrificio per la conservazione dei gorilla quando è stata uccisa nella sua capanna tra le montagne del Rwanda. Anche se la sua vita potrebbe essere finita quella notte, la sua eredità sopravvive attraverso il lavoro che ha iniziato più di 50 anni fa. Unisciti a noi per celebrare la vita e l'impegno di Dian nei confronti dei gorilla oggi. È grazie a lei che i gorilla di montagna hanno un futuro»

Una donna nella nebbia

L'attività di ricerca di Fossey fu portata avanti in uno dei più suggestivi e selvaggi ecosistemi terrestri, le fitte foreste nebulose che ricoprono le cime dei maestosi vulcani del Virunga, nel cuore dell'Africa equatoriale. Un prezioso territorio compreso nel Volcanoes National Park e confinante con altri due parchi nazionali di importanza globale, quello congolese del Virunga National Park ed il Mgahinga Gorilla National Park in Uganda.

Sono queste impenetrabili foreste coperte tutto l'anno da fitte nebbie ad essere la dimora dei gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei), una delle due sottospecie di gorilla orientale, ad un'altitudine compresa tra i 2200 ed i 4300 metri sul livello del mare. Non sono l'unica specie di gorilla esistente: i gorilla occidentali (Gorilla gorilla), anch'essi divisi in due sottospecie, sono invece diffusi nelle foreste costiere dell'Africa centro occidentale.

I gorilla orientali vivono in gruppi familiari stabili e coesi, guidati da un maschio silverback (per il caratteristico colore del dorso) dominante. Tendono a formare gruppi di dimensioni maggiori rispetto ai loro parenti occidentali, contando fino a 35 individui. Non esiste una stagione riproduttiva distinta e le femmine partoriscono solo una volta ogni 3-4 anni a causa del lungo periodo di cure parentali e di un periodo di gestazione di 8 mesi. I gorilla appena nati hanno la pelle rosa-grigiastra e possono gattonare dopo 9 settimane, continuando ad alimentarsi di latte materno fino ai tre anni. I maschi difendono le loro famiglie sfruttando le grandi dimensioni in spettacoli intimidatori che coinvolgono la carica e il battito del petto.

Un grosso maschio silverback di gorilla orientale.
in foto: Un grosso maschio silverback di gorilla orientale.

Possiamo solo immaginare lo stupore provato dai primi esploratori europei nell'osservare questi animali, così simili a noi eppure così diversi, nel loro ambiente naturale. Emozioni che di sicuro portarono Dian Fossey ad innamorarsene nel 1967, durante la sua prima spedizione.

Non restano che poco più di mille individui in natura di questa sottospecie, considerata infatti in pericolo d'estinzione dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Le minacce sono molte e riguardano bracconaggio, perdita di habitat e la diffusione di malattie: un quadro reso ancora più complesso dall'instabilità politica di questa parte di mondo, dilaniata da feroci guerre civili.

Problemi che Dian Fossey nei diciotto anni di studio comprese molto bene e contrastò con tutte le sue forze. Effettuò costanti monitoraggi, completando il primo censimento accurato: nel 1981 venne stimata una popolazione di soli 254 gorilla.

La ricercatrice stabilì pratiche di conservazione attive, migliorando gli sforzi del parco attraverso la promozione di pattuglie anti bracconaggio per fermare i cacciatori di frodo ed eliminarne le trappole e cercando di limitare la perdita di foresta contrastando le attività di disboscamento illegali.

Proprio per salvaguardare la popolazione di gorilla di montagna, nel 1978 Fossey fondò il Digit Fund, in onore di Digit, uno dei suoi gorilla preferiti, venduto a soli 20 dollari da un cacciatore locale. Successivamente ribattezzato "Dian Fossey Gorilla Fund International", l'organizzazione tuttora continua il suo lavoro con risultati promettenti. Si puntò anche al turismo sostenibile, in quanto presto si comprese che solo attraverso il non facile equilibrio tra i bisogni della popolazione locale e le necessità del parco si può arrivare ad un'effettiva protezione della specie a lungo termine.

Ma non tutti gradivano il suo impegno: una sera del 26 dicembre del 1985, Dian fu aggredita da ignoti nella sua capanna all'interno del parco. A causarne la morte i colpi di un machete, lo stesso strumento usato dai bracconieri per farsi strada nella fitta vegetazione e stanare i gorilla cascati nelle loro trappole.

Secondo lo scrittore Farley Mowat, autore della biografia della donna "Woman in the Mist", chi l'ha uccisa doveva ben conoscere il territorio impervio del parco per raggiungere il luogo del delitto e soprattutto le abitudini della vittima. Pare che perfino il governo ruandese non sia estraneo all'accaduto, ma a distanza di anni la giustizia sembra irragiungibile, anche quella spersa tra nebbie e vegetazione impenetrabile.

Il futuro del gorilla di montagna

Successivamente alla morte della ricercatrice, nel 1994 uno dei conflitti più sanguinari dello scorso secolo, il genocidio ruandese, ha sconvolto il territorio del parco portando decine di migliaia di persone a rifugiarsi nella foresta, distruggendo la casa di Fossey e procurando ulteriori pericoli per le popolazioni di gorilla.

Fortunatamente però gli sforzi dei parchi nazionali e dei ricercatori non si sono mai arrestati e, anzi, negli ultimi anni hanno portato a segnali promettenti: la popolazione è attualmente in crescita ed è stimata essere di più di mille individui. Proprio quest'anno nel Virunga National Park sono nati ben 16 nuovi esemplari, confermando il trend positivo degli ultimi tempi.

Discorso diverso purtroppo per l'altra sottospecie, il gorilla di pianura orientale (Gorilla beringei graueri) che è in pericolo critico di estinzione ed ancora in declino.

La vita di Dian Fossey ha nel tempo ispirato scrittori e registi. Nel 1988 un film autobiografico intitolato "Gorilla nella nebbia" ("Gorillas in the Mist: The Story of Dian Fossey") prodotto dalla Warner Bros ha contribuito a rendere celebre la donna al grande pubblico.