Le corse clandestine di cavalli non conoscono la parola "crisi" a Palermo. Anzi, da quando sono terminate le restrizione dovute al primo periodo della pandemia da Covid, il numero di corse è aumentato su tutta la provincia, con corse illegali segnalate anche a Trabia e Termini Imerese.

Ora, gli organizzatori di queste pericolose gare su strada hanno deciso anche di postare sui social, principalmente TikTok, le "prodezze" dei loro cavalli e dei loro fantini, cercando probabilmente così anche di accaparrarsi l'interesse di una nuova tipologia di pubblico, simulando una telecronaca sportiva che possa garantire agli utenti del web di seguire in diretta la corsa dei loro beniamini. Uno di questi video è divenuto in poche ore fra i più visti della piattaforma nel corso delle ultime ore. Ed è un esempio dello scempio che è possibile osservare all'interno delle nostre città.

Noi di Kodami, ovviamente, abbiamo deciso di non mostrarvi i video in questione, se non con qualche frame.

Nuove tecnologie per vecchie tradizioni

La prospettiva è davvero desolante. Come sostiene l'associazione Horse Angels che ha segnalato l'ennesima gara effettuata allo Sperone, ci sarebbero pure i mezzi per identificare tutti coloro che hanno messo in pericolo la vita dei poveri cavalli e gli organizzatori delle corse. D'altronde non è la prima volta che i fantini sponsorizzano queste gare illegali sui social.

Nell'ultima diretta video pubblicata da uno degli organizzatori, sui social due uomini seguono la gara, mostrando un ventaglio di banconote da 50 e 100 euro agli spettatori, invitandoli a scommettere per le prossime date. Sotto alla diretta, fra i commenti, si descrivono gli appuntamenti, si accettano commenti e si inneggia a questa o a quell'animale, incitando gli uomini a frustrarli per farli correre più veloce.

Il video finisce con i poveri uomini arricchiti che si rallegrano per i guadagni percepiti in quello che viene descritto come un evento, la tradizionale corsa di quartiere che induce tutti a scommettere e a puntare per la prossima gara su uno dei leggeri carretti costruiti con materiale di scarto. I cavalli intanto, al termine della propria gara, appaiono ancora stremati, scossi e assenti quando riprendono fiato. Abusati ogni giorno per essere i protagonisti di queste spregevoli gare, eppure nessuno sembra far nulla, tranne in alcuni casi in cui gli organizzatori vengono indagati dalla questura di Palermo.

La folle tradizione continua a perseguire nuove vittime. Gli anni passano, ma la piaga sociale resta. E durante l'anno che si appresta a terminare sono state molte le corse organizzate nei quartieri più disagiati e periferici del capoluogo siciliano. Quello che però fa più rabbia nella diffusione di questi video è il rischio di emulazione nei più giovani, che gli autori dei video sfruttano, per avere nuovi proseliti e futuri fantini. Come si fa d'altronde a distrarre i giovani di oggi, perennemente chini sui loro smartphone e gli schermi dei loro televisori, se non portando la vecchia tradizione direttamente sui social, in procinto delle feste?

Si corre in tutte le stagioni a Palermo. I profili social di queste persone sono infatti colmi di video che ritraggono i cavalli in tutti i mesi dell'anno, con la poggia o il caldo dell'estate. Prigionieri, la condanna per questi animali è una morte che avviene quasi sempre per sfiancamento. E non dobbiamo neppure dimenticare che parte della loro carne viene commerciata di sottobanco, una volta deceduti. Con rischi sanitari elevatissimi, qualora non venga abbattuta come si deve.

Intanto fra le pagine di Horse Angels ci si domanda se qualcuno indagherà su questi nuovi reati, aggravati dalla loro promozione sui social. Ci si potrebbe inoltre chiedere se questi esempi possano portare ad una seria riflessione su quanto i criminali si affidino all'importanza data dalle giovani generazioni dei social, prima di dover affrontare il problema. Non basta infatti individuare i colpevoli o coloro che hanno trasmesso sui loro profili parti della gara. Qua si parla di stroncare un fenomeno che è già divenuto nel tempo un simbolo di controllo del territorio da parte della mafia.

Gli arresti effettuati dietro segnalazione né il presidio temporaneo delle strade maggiormente interessate dalle gare non sono ad oggi bastati. Ci vogliono nuove politiche che permettano a Polizia e Carabinieri di svolgere nuovi controlli e ai social di bloccare tempestivamente i contenuti e le dirette che mostrano le gare. Solo così si potranno limitare i guadagni per le associazioni criminali e si isoleranno i loro capi, che si aspettano proprio tramite queste gare di ricevere il rispetto loro dovuto da parte della cittadinanza, il più delle volte resa schiava dalle prepotenze dei fantini e degli organizzatori.

A consolare un po', ci sono però i dati inerenti la liberazione dei cavalli destinati alla corsa o alla macellazione clandestina, in una regione come la Sicilia dove la carne di cavallo, soprattutto nel versante orientale, è più apprezzata della carne di cinghiale o di maiale da molte frange della popolazione.