16 Giugno 2023
11:35

Animal Equality chiede l’abolizione della macellazione di cavalli anche in Italia

Dopo una serie di indagini sotto copertura nei mattatoi di Spagna, Italia e Messico, Animal Equality ha mostrato con una serie di video le condizioni inammissibili con cui sono trattati questi animali durante la macellazione. Ha quindi raccolto oltre 100 mila firme per sollecitare le istituzioni italiane a vietare la macellazione di cavalli, trasformandone lo status in animali d'affezione.

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Giornalista
cavallo, foto copertina | Kodami

«Vogliamo continuare ad alimentare il dissenso, anche se in questo periodo storico la situazione per il mondo animale è molto difficile. Come i cani e i gatti con cui condividiamo le nostre vite, anche i cavalli sono esseri senzienti che meritano protezione. Il loro trasporto e la loro macellazione sono pratiche crudeli e incompatibili con il rispetto che meritano». Matteo Cupi, Vicepresidente di Animal Equality Europa, rilancia la petizione che ha appena toccato le 100 mila firme  per chiedere alle istituzioni che anche in Italia venga vietata la macellazione dei cavalli.

Dopo aver a lungo scandagliato i mattatoi di Spagna, Italia e Messico, infatti, con una serie di indagini sotto copertura da cui sono nati video che mostrano con estrema crudezza le condizioni inammissibili con cui sono trattati questi animali durante la macellazione, il team investigativo di Animal Equality è infatti arrivato alle stesse conclusioni evidenziate dallo studio Welfare and health of horses transported for slaughter within the European Union: «il 37% dei cavalli esaminati al loro arrivo in Europa è stato giudicato non idoneo al trasporto ai sensi del Regolamento (CE) 1/2005 del Consiglio e nessuna delle spedizioni prese in esame è risultata conforme sia per quanto riguarda il veicolo utilizzato sia per quanto riguarda la salute degli animali coinvolti, con una media di 6 cavalli per spedizione gravemente feriti».

Questo ha ulteriormente confermato all’organizzazione, nata nel 2006 per volontà di un gruppo di attivisti, che anche per l’Italia sia arrivato il momento di cambiare pagina. «Anche se il consumo di carne di cavallo in Italia è basso rispetto a quello di altri animali – spiega Cupi – il nostro paese resta il maggior importatore di carne di cavallo del mondo e il primo consumatore di tutta l’Europa e ogni anno oltre 25.000 cavalli vengono uccisi nei macelli italiani».

Dati impressionanti che si coniugano con condizioni di vita e di trasporti lesive della stessa dignità dell’animale. «Spesso – aggiunge infatti Cupi – vengono macellati dopo aver viaggiato su camion affollati, dove trascorrono lunghe ore in piedi, subendo lesioni, spesso sviluppando febbre da trasporto (una malattia respiratoria associata al trasporto su lunghe distanze), perdita di peso, affaticamento e disidratazione».

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La stessa macellazione, secondo quando denuncia Animal Equality, avviene con metodi che provocano agli animali una morte dolorosa. «Gli impianti di macellazione e i loro metodi di stordimento sono comunemente progettati per i bovini, non per i cavalli. Perciò, in assenza di pavimenti antiscivolo appositi, spesso i cavalli cadono e si feriscono» spiegano, sottolineando che l’estrema sensibilità dei cavalli in queste situazioni si trasforma in un vero e proprio moltiplicatore di terrore e di angoscia per cli animali che attendono il loro turno. «I cavalli sono animali molto sensibili che, quando si sentono in pericolo a causa di un rumore o dell’odore del sangue, reagiscono cercando di fuggire. A volte i cavalli al macello sono costretti ad assistere all’uccisione dei compagni, una dinamica che gli provoca agitazione e paura».

Il video che accompagna queste parole – che Kodami come sempre evita di pubblicare per rispetto all’agonia sopportata da questi animali – conferma un elemento davvero agghiacciante: «Quando gli operatori cercano di sparare ai cavalli, gli animali si oppongono con forza e muovono la testa, rendendo lo stordimento poco efficace. Spesso, quindi, i cavalli vengono appesi dagli arti posteriori ancora pienamente coscienti e muoiono in modo atroce e doloroso».

Come i conigli anche i cavalli, in Italia, vivono lo strano paradosso di essere considerati ufficialmente sia animali ‘da affezione’ sia animali ‘da allevamento’. «Per soddisfare la richiesta dei consumatori l’Italia importa circa 13mila cavalli dall’estero ogni anno, in particolare dalla Polonia, dalla Francia e dalla Spagna, costringendo i cavalli a viaggi lunghi ed estenuanti verso la morte – spiega Cupi. – Ma solo una parte dei circa 25mila cavalli macellati in Italia arriva dall’estero.

Gli altri provengono dagli allevamenti presenti sul territorio e in larga misura anche dal commercio clandestino». Questo crea un ulteriore problema legato alla salute pubblica perché, secondo la normativa italiana i medicinali utilizzati per curare i cavalli “da compagnia” non possono essere utilizzati per i cavalli “da produzione alimentare” proprio perché metterebbero a rischio la salute di chi ne mangiasse la carne. «Il mercato sotterraneo della carne di cavalli non DPA – quindi non destinati al consumo umano – è reso possibile dalle mancanze nel tracciamento di questi animali da parte delle autorità sanitarie e di controllo: così i cavalli ‘da compagnia’ o usati nello sport finiscono per essere macellati a fini alimentari».

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Ragioni etiche, quindi, si uniscono a ragioni pratiche e di buon senso nella battaglia che Animal Equality combatte contro la macellazione dei cavalli. «Nel 2020 la Grecia ha vietato la macellazione dei cavalli, includendoli insieme a cani e gatti nel divieto di allevarli, utilizzarli ed esportarli per la produzione di pellicce, cuoio, carne o altre sostanze. È giunto il momento che anche il Governo italiano adempia al dovere di proteggere questi animali e porre fine ai loro abusi vietando la loro macellazione: è quanto Animal Equality chiede attraverso la sua petizione» conclude Cupi che sottolinea come il lavoro dell’organizzazione recentemente è stato citato in un’interrogazione parlamentare. «È stata presentata dall’On. Carmen di Lauro, della Commissione Affari Sociali, sottoscritta anche dagli On. Andrea Quartini e Gaetano Amato, che si sono rivolti al Ministro della Salute per chiedere il “riconoscimento dello status di «animali d'affezione» anche per gli equidi”.

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Maria Grazia Filippi
Giornalista
Scrivo da sempre, ma scrivere di animali e del loro mondo è la cosa più bella. Sono laureata in lettere, giornalista professionista e fondatrice del progetto La scimmia Viaggiante dedicato a tutti gli animali che vogliamo incontrare e conoscere nei luoghi dove vivono, liberi.
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