orso marsicano juan carrito
in foto: L’orso Juan Carrito – Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise

Da anni ormai gli abitanti di San Donato Val di Comino, piccolo borgo di appena 1.200 abitanti in provincia di Frosinone, sono abituati agli avvistamenti di orsi marsicani, complice la vicinanza con il Parco Nazionale del Lazio, Abruzzo e Molise. Questa volta però l’orso non soltanto si è spinto nelle stradine del paese, ma ha anche deciso di farsi un bagno nella fontana della villa comunale.

L’escursione dell’orso è stata immortalata da una residente di San Donato Val di Comino, inserito tra l’altro nella lista dei borghi più belli d’Italia: «L’orso è arrivato in paese e si fa un bagnetto nella fontana della villa comunale», si legge sulla pagina Visit San Donato Val di Comino, dove le foto sono state condivise riscuotendo un enorme successo.

«Mio marito è il gestore di un locale che si trova proprio sulla piazza – racconta a Kodami Vania Tramontozzi, che ha scattato le foto – Inizialmente l'arrivo dell'orso, essendo stato davvero silenzioso, non è stato notato, ma vederlo dopo così tranquillo e rilassato dentro la fontana, circa alle 19.45, quindi quando comunque c'è movimento, è stata una bella emozione».

orso san donato val di comino
in foto: Foto di Vania Tramontozzi

Perché gli orsi si avvicinano ai centri abitati

La presenza dell’orso così vicina al centro abitato però non è del tutto positiva, per diversi motivi. Innanzitutto, il fatto che gli orsi si allontanino dall’area protetta del parco è pericoloso per la loro incolumità, perché li porta anche ad attraversare strade e autostrade con il rischio investimento: soltanto una settimana fa un orso marsicano è stato travolto e ucciso da un mezzo pesante sulla A25, e in passato si sono registrati altri episodi che confermano quanto sia pericoloso per gli orsi avventurarsi fuori dai confini del parco. Gli orsi marsicani sono una sottospecie che vive esclusivamente sull'Appennino centrale, e tra incidenti, avvelenamenti e bracconieri la popolazione non supera la cinquantina di individui.

Il secondo problema riguarda l’interazione tra orsi e umani, subordinata spesso alla ricerca di cibo: l’orso si dirige verso i centri abitati in cerca di (facile) alimentazione, ed è su queste basi che è stata avanzata la proposta di nutrirli artificialmente per tenerli lontani. Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha però recentemente chiarito perché questo metodo non viene utilizzato.

«L’associazione causa-effetto, e conseguente, problema-soluzione, porta molte persone a credere che per tenere lontani gli orsi dai paesi sia necessario alimentarli artificialmente posizionando carcasse di animali (domestici e/o selvatici) o di cumuli di frutta in natura, lontano dai paesi – spiegano gli esperti del parco – Questa pratica, che prende il nome di "alimentazione artificiale" o supplemental feeding, è controversa e molto dibattuta. In alcuni paesi europei (Slovenia e Croazia ad esempio) l’alimentazione artificiale per gli orsi è molto utilizzata, soprattutto per scopi turistici e venatori. Quando abbiamo redatto il Patom e il protocollo per gli orsi confideniti ovviamente abbiamo interpellato esperti di orsi provenienti da tutto il mondo. L'alimentazione artificiale è stata sempre sconsigliata da tutti gli scienziati interpellati in merito».

Alimentazione artificiale e conseguenze comportamentali (a breve e lungo termine)

Le motivazioni addotte contro l’alimentazione artificiale – che secondo alcuni potrebbe appunto tenere gli orsi lontani dai centri abitati – sono diverse: in primo luogo, spiegano dal Parco, altera il comportamento dell’orso e in generale della fauna selvatica, stravolgendolo; poi attira più orsi nello stesso punto, alterando le dinamiche e le interazioni tra i diversi esemplari, inoltre aumenta il rischio di malattie, e soprattutto abituano l’orso al cibo dell’uomo. L’animale non ha più necessità di cercare o predare, e finisce per smettere di farlo perchè ormai avvezzo a essere nutrito dalla mano umana.

«Ultimo, ma non certo in ordine di importanza, l'alimentazione artificiale per molti versi riflette un approccio errato alla conservazione e all’ecologia – concludono dal Parco – Conservare la natura significa lavorare affinché uomini e donne comprendano il ruolo ecologico di ognuno di noi per vivere in equilibrio e armonia con gli ecosistemi naturali. Trattare gli animali selvatici alla stregua di quelli domestici, sicuramente non va in questa direzione. Al contrario è ristretto, oltre che poco robusto, il numero di evidenze scientifiche che sostiene l’efficienza dell’alimentazione artificiale applicata in alcuni contesti Nord Americani dove, in forte siccità, si è ottenuta una diminuzione delle incursioni di orsi nella stagione presa a riferimento. Queste evidenze fanno poi riferimento principalmente a popolazioni di orso nero americano che non sono a rischio di estinzione. In questi casi il danno procurato agli animali e all’ecosistema – che in ogni caso è innegabile da un punto di vista etologico – è quindi “accettato” a fronte dei benefici derivanti da tali pratiche. Benefici che sono esclusivamente a favore degli esseri umani».

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