Spike, Maya, Fury. Sono questi i nomi di alcuni degli eroi animali che hanno dato il loro contributo nella ricerca dei dispersi che hanno perso la vita durante la frana di Casamicciola, sull'isola di Ischia.

Una tragedia nella tragedia quella che ha colpito la comunità umana e animale dell’isola, dove lo smottamento del monte Epomeo ha causato oltre 300 sfollati e 8 morti accertati. Fin dalle ore immediatamente successive al nubifragio, e alla distruzione delle palazzine di via Celario, i cani sono tornati dove una volta c’erano le loro case.

Ma i cani non sono stati solo tra le vittime di quanto accaduto sull'isola campana alla fine di novembre, sono stati anche protagonisti di tutte le convulse fasi di ricerca e recupero dei dispersi. Sono infatti scese in campo le unità cinofile della Guardia di Finanze, del Soccorso Alpino e dei Vigili del Fuoco, che insieme si sono dedicati alla ricerca dei dispersi.

In particolare, per la ricerca dei dispersi è intervenuto il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas) con le unità cinofile specializzate in scenari catastrofici. Si tratta di binomi cani-umani che fanno ricerche sulle macerie e sui luoghi di valanghe e frane caratterizzati da instabilità di terreno e condizioni. Scenari che presentano difficoltà elevate, come sa bene Pierluigi Pontis, 43enne operatore del Cnsas del Lazio intervenuto a Ischia insieme al suo cane Spike.

«Di tutto quello che ho visto sull'isola nei giorni successivi al disastro, a colpirmi maggiormente è stata la desolazione e lo smarrimento negli occhi delle persone che hanno perso tutto – racconta Pontis – Ci troviamo a parlare con i familiari dei dispersi che ci chiedono aiuto per trovare i loro cari. È qualcosa che segna parecchio».

Pontis è arrivato a Ischia giovedì scorso per supportare le squadre già sull'isola nella ricerca degli ultimi dispersi. «Ci siamo trovati davanti a un mare di fango – ricorda Pontis – Lo smottamento causato dalla pioggia ha trasformato parte della montagna in una colata di fango e detriti che ha invaso le abitazioni. Affondiamo con gli scarponi fino a metà polpaccio, e i cani affondano come noi, ma loro non si fermano, continuano a fare tutto fino allo stremo».

Spike a Ischia
in foto: Spike a Ischia

Prima di diventare cinofilo 4 anni e mezzo fa, Pontis era già un operatore del Soccorso Alpino, ma da quando è affiancato dal Border Collie Spike il suo lavoro è profondamente cambiato: «Ho deciso di diventare un cinofilo dopo aver visto quello che era successo ad Amatrice, quando un terremoto nel 2016 ha raso al suolo la città, e poi l'anno successivo a Rigopiano, quando una slavina ha investito un albergo causando 29 vittime. Davanti a quegli episodi mi sono reso conto che i cani fanno la differenza tra la vita e la morte, tra salvare o meno una persona. Loro sono più diretti di noi, e in contesti molto complessi lavorano più velocemente rispetto a qualsiasi persona».

La funzione dei cane si rivela importantissima durante le fasi di ricerca e di bonifica, cioè quando i soccorritori perlustrano un'area per assicurarsi che non ci siano persone, oppure per recuperare chi si trova ancora sotto le macerie. «Quando bonifichiamo una zona dobbiamo essere sicuri che sotto i detriti non ci siano persone – spiega Pontis – Si tratta di un'operazione molto più veloce, e i cui risultati sono maggiormente affidabili, se la persona è accompagnata da cane, questo perché il cane grazie al suo olfatto dà informazioni molto precise».

Anche per il team di lavoro la presenza degli animali si rivela fondamentale per affrontare scenari emotivamente molto difficili: «Da quando c'è Spike mi sento meno solo nell'affrontare eventi così tragici, inoltre l'affiatamento del nostro gruppo Cinofili è straordinario proprio grazie alla presenza dei nostri cani». Spike e Pierluigi formano una coppia capace di comprendersi senza bisogno di parole, una prerogativa molto importante quando si lavora per salvare delle vite: «Abbiamo lo stesso carattere, viviamo in simbiosi sia nella vita di tutti i giorni sia quando lavoriamo. Ci capiamo con uno sguardo, ma dirlo mi sembra quasi una banalità perché non sarebbe possibile lavorare in simili contesti se non fosse così».

Oggi Pierluigi e Spike si preparano a lasciare l'isola di Ischia per tornare a Roma. «Rispetto a quando siamo arrivati la situazione è molto cambiata. I colleghi venuti dall'Abruzzo, come Maya, e da Umbri, Puglia, Basilicata e Veneto hanno trovato una situazione concitata di fortissima emergenza, con il passare dei giorni però si riesce a capire con maggiore precisione come e dove muoversi. Ma la priorità resta sempre quella di trovare tutte le persone. Forse torneremo, ma per il momento io e Spike abbiamo bisogno di tornare a casa: siamo provati emotivamente e fisicamente, e anche il cane ha bisogno di riposo».