Nelle acque dell'area marina protetta di Porto Cesareo un pescatore diportista sportivo, Omar De Benedittis, è riuscito a filmare un raro esemplare di foca monaca. L'ultimo avvistamento lungo le coste del Salento risale al gennaio 2020 quando un cucciolo, osservato più volte lungo la costa adriatica, si era spiaggiato a Torre San Gennaro, nel brindisino, per poi morire poche ore dopo nonostante i soccorsi. Un'altra importante osservazione era avvenuta anche intorno all'isola di Capraia durante l'estate scorsa. Nelle acque dell'Area Marina Protetta un avvistamento del genere, però, non avveniva addirittura dagli anni '70.

La foca monaca, unico pinnipede presente nel Mar Mediterraneo, negli ultimi anni sembra essere fortunatamente in lenta ripresa ma, nonostante siano aumentati gli avvistamenti nelle acque italiane, non si sono ancora formati nuclei riproduttivi stabili e resta quindi uno degli animali maggiormente minacciati di estinzione.

La foca monaca nel Mediterraneo estinta in Italia

Un tempo piuttosto comune nelle acque italiane, la foca monaca mediterranea (Monachus monachus) è scomparsa molto rapidamente dalle nostre coste a partire dalla seconda metà del ‘900, fino a estinguersi completamente dal nostro Paese nel giro di qualche decennio. Il rapido declino è avvenuto soprattutto a causa della forte urbanizzazione dei litorali, delle catture accidentali nelle reti e della persecuzione diretta. Tutte cause che hanno portato questo magnifico mammifero marino sull'orlo dell'estinzione a livello mondiale. Le ultime riproduzioni avvenute in Italia risalgono all'inizio degli anni '80, sulle coste centrorientali e occidentali della Sardegna. Oggi esistono pochissimi e isolati nuclei riproduttivi nel Mediterraneo, con la popolazione principale localizzata soprattutto nel Mar Egeo, tra Grecia, Turchia e Cipro. Le colonie più vicine alle nostre acque sono invece quelle delle costa ionica tra Grecia e Albania e quelle presenti in Croazia. Le ultime stime parlano di una popolazione in lenta ripresa tra Mediterraneo e costa atlantica nordafricana che conta, però, a malapena 700 esemplari.

Aumento degli avvistamenti in Italia. Un ritorno possibile?

L'aumento degli avvistamenti di foche monache in Italia negli ultimi anni, soprattutto nel Mar Adriatico e nel Mar Ionio, è dovuto principalmente alla vicinanza delle popolazioni balcaniche in lento ma costante aumento. Queste segnalazioni, seppur ancora sporadiche e isolate, fanno ben sperare per una futura ricolonizzazione delle nostre coste. Nel nostro paese la foca era, non molto tempo fa, una presenza piuttosto scontata ma oggi, con la scomparsa avvenuta appena qualche decennio fa, sembra aver acquisito lo status di visitatore occasionale, quasi esotico, diventando poco più di una curiosità giornalistica o un aneddoto marinaresco.

Eppure le sue tracce sono ancora ovunque, da sud a nord, dall'Adriatico al Tirreno: storia, mitologia, iconografia e persino la toponomastica. Le grotte del bue alle Tremiti e in Sardegna, quella della foca a Capraia e la località Torre dell'Orso in Salento lo dimostrano. Nomi scelti non a caso: bue, orso o vitello marino, così veniva infatti chiamato questo iconico e affascinante mammifero di cui abbiamo quasi perso la memoria. Il ritorno stabile in Italia è, però, ancora molto lontano e c'è tantissimo lavoro da fare nella conservazione e nell'educazione ambientale, tuttavia le intenzioni della foca, seppur timide, sembrano esserci. Saremo in grado di favorire questo prezioso ritorno? Riusciremo a riabituarci alla sua presenza? E soprattutto, ci sarà spazio anche per lei sulle nostre affollatissime e devastate coste?