Pesca di frodo a largo di Civitavecchia: gli agenti delle Fiamme gialle della stazione navale della città in Provincia di Roma hanno pizzicato due pescatori mentre stavano per raggiungere la riva dopo aver fatto una razzia di ricci di mare. Già a febbraio scorso erano stati sorpresi per lo stesso reato. I finanzieri hanno sequestrato più di duemila esemplari e tutta l’attrezzatura da pesca. E hanno scritto un verbale con sanzioni che hanno raggiunto i 12.000 euro ciascuno.

I ricci di mare sono stati rilasciati in mare, per tutelare la loro sopravvivenza e per garantire il ripopolamento dei fondali. Questi echinodermi, infatti, tutelano l’equilibrio dell’ecosistema marino. Sono dei “biorimediatori naturali” e assicurano un’azione di filtro dell’acqua di mare. E’ per tale ragione che la pesca viene contingentata, con 1.000 esemplari al giorno per i pescatori professionisti e solo 50 per quelli “della domenica”. E, in alcuni periodi dell’anno, la pesca dei ricci è addirittura sospesa.

Ma i pescatori di frodo sanno che di questi animali c’è una continua domanda. I finanzieri, ricostruendo la storia, fotografano un mercato dagli «importanti guadagni»: i ricci vengono rivenduti a circa 1 euro a esemplare, con pescatori che sono «incuranti delle conseguenze ambientali» che stanno «progressivamente causando una vera e propria ‘desertificazione’» dei fondali.

I ricci sono sempre più rari nei mari italiani, tanto che la Regione Sardegna ha vietato la pesca dalla prossima stagione e fino al 2024, anche per proteggere le quattro aree marine dove sono più diffusi: l’Asinara, Tavolara, Sinis e Capo Caccia. Secondo quanto ha spiegato Stefano Deliperi del Grig, il Gruppo d’Intervento Giuridico  che riunisce una serie di esperti e attivisti per la difesa della Sardegna, «sono necessari dai 295 ai 1.212 ricci, in base alle dimensioni, per ricavare 1 kg di polpa di riccio».