A Ravenna si corre per cercare di evitare una nuova moria d’uccelli nella Valle della Canna. Fa troppo caldo in queste settimane e dopo aver fatto il possibile per lottare contro lo sviluppo del botulino si è deciso di fare il gesto estremo: togliere tutta l’acqua per evitare che gli uccelli possano ammalarsi.

Due anni fa, nel 2019, venne scelta questa soluzione per la prima volta, dopo che il botulino causò una strage di animali. Per il Comune di Ravenna la temperatura troppo alta ha portato a una rapida evaporazione dell’acqua e a un abbassamento dei livelli idrici, nonostante ben tre immissioni in più. Nel frattempo, però, la temperatura più alta ha favorito lo sviluppo delle colonie dei batteri.

Lo scorso 17 agosto, alle 8 del mattino, sono stati osservati alcuni anatidi morti (un germano reale e una marzaiola) o in difficoltà (tre alzavole, due germani reali, due mestoloni, una canapiglia) non lontani dalla torretta di avvistamento posta nell’angolo Sudest della valle. Per questo l’amministrazione, d’intesa con il Parco del Delta del Po, ha deciso di prosciugare tutto.

All’intervento partecipano i volontari delle associazioni venatorie e dell’Associazione Ornitologi dell’Emilia-Romagna, per recuperare gli uccelli morti o in difficoltà. Secondo l’amministrazione questa operazione permetterà di evitare che altri uccelli acquatici, durante la migrazione di ritorno, vengano attirati dalle acque contaminate dal botulino presenti nella Valle, finendo per intossicarsi. Potranno scegliere altri luoghi: le condizioni sono ottimali nelle altre zone umide del comprensorio: nella vicina oasi di Punte Alberete, nella Bassa del Pirottolo, nella Pialassa della Baiona (in particolare nelle porzioni con acque dolci a ridosso della Pineta di San Vitale).

Queste condizioni saranno in vigore fino al 15 settembre, giorno in cui l’alveo della Valle sarà di nuovo riempito. Romagna Acque, la società che si occupa della gestione idrica della zona, completerà i lavori per un doppio sifone che renderà disponibile il nuovo manufatto di presa dell’acqua dal fiume Lamone. Questo potrebbe permettere di ottimizzare la gestione idrica della zona umida, equiparandola a quanto già avviene in natura nelle paludi perifluviali. L’obiettivo, infatti, è di prendere elevati carichi idrici tra fine inverno e inizio estate, così da evitare la proliferazione del botulino.

Il Fratino e la Beccaccia di mare nidificano sulla costa di Ravenna