Nico Schwann, è tedesco, ha 25 anni e vive senza fissa dimora. Il suo affetto più grande è un cane di media taglia che, da quando il ragazzo è scomparso da Pozzallo, nel ragusano, guaisce e si lamenta, probabilmente nella speranza di veder tornare il suo compagno.

Entrambi sono molto benvoluti in zona, tanto che i cittadini hanno denunciato subito la scomparsa la sera di martedì 30 marzo,. A segnalarne l’assenza sono stati alcuni commercianti di via Dell’Arno, perché era lì che Schwann era solito passare accompagnato dall’animale.

Il cane è provvisto di microchip, gli era stato applicato di recente a Messina. La polizia locale e i volontari della protezione civile adesso stanno cercando l’uomo. Gli agenti stanno tentando di rintracciare il giovane, verificando soprattutto nei luoghi abbandonati dove spesso cercano rifugio le persone che vivono per strada. Schwann è alto circa 1.80, magro, ha i capelli biondi e rasta, occhiali rotondi, parla inglese.

La sofferenza del cane: ansia da separazione

Il lamento del cane di Schwann, potrebbe essere riconducibile ad ansia da separazione, che si genera molto spesso quando i cani rimangono soli o separati dal proprio umano di riferimento. E uno dei modi in cui può manifestarsi è proprio il lamentarsi, piangere o altro tipo di vocalizzazione. L’ansia da separazione è molto frequente nel cane, perché è un animale sociale che ha nel suo repertorio comportamentale innato un grande bisogno di sentirsi parte di un gruppo. La solitudine e la separazione dai suoi referenti sociali sono situazioni assai difficili da gestire e sopportare. Ancora di più quando il cane vive tutto il suo tempo insieme al suo compagno. La conseguenza è che questi animali domestici possono sentire la perdita più profondamente. È come se l'intero mondo di quel cane fosse portato via.

Il percorso giusto per l'adozione di un cane da un canile

Il ritorno sulle tombe dell’amico perduto

Non mancano poi racconti di cani così affezionati ai loro umani di riferimento da tornare e trascorrere sulle loro tombe il resto della loro esistenza. La famosa storia di Hachiko, è quella che si racconta più spesso. Ma in questi anni ne abbiamo lette diverse. È difficile dire se questi siano esempi autentici di lutto e se percepiscano la morte, poiché è impossibile sapere cosa pensano e provano effettivamente i cani. Quello che è certo è che danno importanza alla relazione intesa come stare insieme.

Come spiega anche Stanley Coren, docente di psicologia alla University of British Columbia e autore di numerose pubblicazioni scientifiche sui cani, la capacità mentale ed emozionale di un cane si può paragonare a quella di un bambino di 2-3 anni. Ma un bambino deve arrivare almeno all'età di cinque anni per farsi un'idea della morte come evento definitivo e irreparabile, tant'è vero che chiedono spesso se ritornerà quella persona che è "andata via".

Di conseguenza non possiamo affermare con certezza che i cani sappiano che cosa sia la morte, ne soffrano e vivano una sorta di "lutto". I cani, però, sono capaci di una forte empatia, provano sentimenti forti e perciò non restano indifferenti di fronte alla scomparsa del loro umano di riferimento. Secondo il professor Coren i cani avvertono la separazione: quando si accoccolano vicino alla bara oppure si recano nei pressi della tomba è perché, in quel modo, vogliono esprimere la speranza di un ritorno.

Da Hachiko al piccolo Fulmine in Sardegna, perché i cani tornano sulle tombe dei loro umani?

Di questo tema ne avevamo già parlato qui su Kodami, David Morettini educatore e membro del comitato scientifico di Kodami, aveva spiegato che il cane non torna sulla tomba per “piangere” ma per passare ancora del tempo accanto alla persona. Il cane torna perché ha voglia di riposarsi e di ricongiungersi alla persona con cui condivideva la vita nel luogo dove quest'ultima è per "l'ultima volta”.