Allevamento ovicolo aviaria

Un nuovo focolaio di influenza aviaria è stato scoperto in un allevamento ovicolo rurale nella zona di Ostia Antica, dove sono state subito disposte le misure di contenimento da parte della Regione Lazio. Come già successo in Veneto, anche qui il centro di referenza nazionale dell'Istituto Zooprofilattico ha confermato la presenza di aviaria di sottotipo H5 HPAI.

I provvedimenti della Regione Lazio

L'ordinanza firmata dal presidente Nicola Zingaretti riguarda 35 piccoli allevamenti vicini alla zona del focolaio e, analogamente a quanto già osservato nel Veronese, dispone una zona di protezione con raggio di 3 chilometri dall'allevamento sede di focolaio e una zona di sorveglianza con un raggio di 10 chilometri. Tutti gli allevamenti in questo perimetro dovranno essere sottoposti a verifica.

L'ordinanza, già notificata ai Sindaci di Fiumicino e Roma, non prevede deroghe e sarà applicata attraverso il controllo stringente di un'apposita task force: è quanto annunciato dall'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato. Per contenere il contagio saranno quindi istituite zone di contenimento e sarà vietata l'entrata e l'uscita dalle aziende di pollame ad altri volatili o mammiferi in cattività. Le autorità regionali temono soprattutto la zoonosi, il salto di specie di questo particolare ceppo di aviaria, ad alta patogenicità, dall'animale all'uomo.

Subito è arrivata la rassicurazione dell'assessore D'Amato: «La situazione è sotto controllo», e dello stesso Zingaretti: «Faremo di tutto per sradicare questo focolaio, che dimostra quanto è importante fare i controlli, e quanto i controlli funzionano». Nonostante ciò le associazioni animaliste si sono dimostrate scettiche nei confronti della gestione di questa nuova epidemia di aviaria in Italia.

La denuncia delle Associazioni

Quello che si sta mettendo in scena nel Lazio appare un copione già visto nel Veneto, e che non ha evitato l'abbattimento di oltre 125mila volatili. In merito Lorenza Bianchi, responsabile LAV area Animali negli Allevamenti, ha dichiarato: «Le autorità sanitarie alle prese con focolai di questo tipo, parlano di misure di sicurezza potenziate nello smaltimento delle carcasse, nel comportamento degli operatori all’interno degli allevamenti, nella disinfezione dei mezzi: quello di cui non si vuole parlare è la necessità di un cambiamento totale dell’approccio che abbiamo nei confronti dello sfruttamento degli animali coinvolti nelle filiere alimentari di tutto il mondo».

Quella di aviaria è infatti una emergenza europea che sta mettendo in ginocchio le imprese del comparto ovicolo, la Coldiretti ha già segnalato aumenti sui prezzi di questo comparto dovuti proprio all'aviaria. Questo, unito al sistematico abbattimento del pollame ritenuto infetto, dimostra che quanto è stato fatto sino ad oggi non basta. «Non c’è più tempo, dobbiamo cambiare radicalmente il nostro sistema alimentare verso produzione e consumo di cibi vegetali, restituendo agli animali ciò che gli spetta, per salvare anche noi stessi», conclude Bianchi.