Insolito ritrovamento alcuni giorni fa ad Alassio, in Liguria, dove le "scarpette di Venere" sono comparse sulla battigia. «Questa mattina un rarissimo dono dal mare: le scarpette di Venere», scrive Rossana Rory che le ha fotografate e postate sui social tra lo stupore collettivo.

La "scarpetta di Venere", infatti, non è soltanto una bellissima orchidea ma è anche un particolare mollusco e no, non si tratta della più conosciuta "velella" che è invece una medusa. Questo gasteropode marina, in nome scientifico Cymbulia peronii, ha la forma di una conchiglia cartilaginea e gelatinosa e appare come una piccola scultura di vetro. La parte esterna, tecnicamente lo pseudopodo, è infatti trasformato in due piccole "ali", che possono misurare al massimo 6 centimetri in età adulta, che gli conferiscono quella forma di scarpetta.

La conchiglia è, invece, presente solo allo stato larvale ed è perduta, sostituita da una pseudo-conchiglia di natura cartilaginosa e trasparente, detta pseudoconca. La trasparenza permette al mollusco di adattarsi alla vita planctonica e di mimetizzazione nell'ambiente marino aperto: è anche per questo che sono rarissime foto in acqua di questo strano gasteropode.
Le pseudoconche trasparenti della Cymbulia sono talvolta trovate sulle spiagge, là dove le maree le depositano.

Parente delle cozze e dei calamari, la parte che arriva sulla battigia è il “fantasma” dell’animale, una sorta di scheletro chitinoso. Quando è in vita si trova al di sotto dei 150 m e arriva a 600 m di profondità. In questa stagione la temperatura dell’acqua è identica (circa 13 gradi) in superficie e in profondità. Poi, con l’arrivo del caldo, l’acqua superficiale si scalda, e quella profonda no: si instaura una stratificazione che divide l’acqua superficiale da quella profonda. Ora invece ciò che è in profondità può risalire: si parla di rimescolamento dell’acqua. Le cimbulie che muoiono lasciano questo scheletro che risale e arriva sulle nostre spiagge.

“Cymbulia peronii è un organismo abbastanza comune, anche se è più facile trovarlo in ambiente pelagico profondo, lontano dalle coste”, spiega Ferdinando Boero, professore di zoologia all’università di Napoli. “Ecco perché la segnalazione dell’animale è rara mentre è comune avvistare la pseudoconca che si spiaggia generalmente alla fine dell’inverno, quando la larva, nata verso fine estate, si trasforma in un individuo adulto”.

Diversamente dall’opinione comune, lo spiaggiare di questi molluschi non ci dice nulla sullo stato di salute del mare: “Ci dicono di più i banchi delle pescherie, a saper guardare – continua il professore – Si veda quanti pesci vengono dal posto in cui c’è la pescheria, quanti sono di allevamento e quanti vengono da fuori. Il mare si è impoverito e dobbiamo importare i pesci oppure li dobbiamo allevare. Perché? perché li abbiamo presi tutti”.