Alcuni animali scompaiono dai radar della comunità scientifica, venendo ritenuti estinti, per poi riapparire dopo decenni e suscitare piacevoli sorprese. È il caso ad esempio del rarissimo pesce fluviale chiamato aspreto , piccolo percide endemico del fiume Arges e dei suoi affluenti Valsan e Râul Doamnei, nel Bacino idrografico del Danubio, in Romania centrale.

Da anni ritenuto estinto ed in effetti scomparso dal corso principale dell'Arges, l'animale sopravvive solo in un tratto del fiume Valsan. Nell'ottobre 2020 un team di ricerca coordinato dall'ittiologo Andrei Togor ha infatti osservato 12 individui nei pressi del villaggio di Brădetu, ravvivando le speranze dei biologi conservazionisti.

Ma questa storia ci racconta anche qualcos'altro: come alcune notizie scientifiche, se non spiegate al grande pubblico correttamente, rischiano di trasformarsi ed ingigantirsi durante la loro diffusione, proprio come un telefono senza fili. Riportando la notizia dell'avvistamento, molti magazine nazionali ed internazionali hanno parlato di una presunta "preistoricità" dell'aspreto, cioè una sua antichissima origine, bollandolo come "fossile vivente". In alcuni casi, tale disinformazione è arrivata fino a sostenere che la sua comparsa sia avvenuta in concomitanza con l'estinzione dei dinosauri 65 milioni di anni fa!

Ma cosa c'è di vero in tutto questo? Abbiamo sviscerato la letteratura scientifica sull'argomento e chiesto il parere di alcuni ittiologi. Siamo anzi andati direttamente alla fonte principale e abbiamo sentito Andrei Togor in persona, il ricercatore che ha scovato lo scorso anno i dodici esemplari. E l'ittiologo ci ha chiarito come stanno le cose: «Non vi è un solo motivo per cui l'aspreto possa essere considerato vivente sulla terra da così tanti milioni di anni. Il malinteso sembra essere partito da una pubblicazione scientifica datata 1964 dal naturalista Bănărescu che tratta della filogenesi, la storia evolutiva, della famiglia dei percidi cui appartiene la nostra specie».

L'aspreto, un presunto fossile vivente

L'aspreto è dunque davvero così antico come riportano vari magazine nazionali ed internazionali? Su quali basi viene definito un "fossile vivente", un animale evolutosi decine di milioni di anni fa? Per chiarire la questione dobbiamo innanzitutto comprendere appieno cosa vuole dire fossile vivente, un termine di per sé piuttosto ambiguo.

Un fossile vivente è un organismo esistente che assomiglia esteticamente a specie ancestrali conosciute solo dai reperti fossili, spesso mostrando caratteristiche non presenti in altre specie viventi tassonomicamente vicine ma in comune con parenti estinti. L'animale più esemplificativo in tal senso è il Nautilus, un mollusco cefalopode imparentato con polpi e calamari, che mostra incredibilmente una conchiglia esterna: tale carattere è stato abbandonato dal resto dei cefalopodi decine di milioni di anni fa. Ma il termine viene anche utilizzato quando si parla di quegli animali il cui piano corporeo sembra non essersi modificato molto nel corso di milioni di anni, come nel caso di squali o coccodrilli.

Mentre dal punto di vista strutturale un fossile vivente può risultare superficialmente simile agli antenati, portando a far credere ai meno esperti che non abbia subito evoluzione, le indagini scientifiche hanno ripetutamente screditato tali affermazioni: la specie non è mai la stessa degli antenati remoti a cui assomiglia perché la deriva genetica  subita nel corso dei milioni di anni cambia inevitabilmente la struttura cromosomica di ogni organismo.

Storia di una tenace resistenza

L'aspreto (Romanichthys valsanicola) è un piccolo pesce lungo circa dieci centimetri, dalle abitudini notturne e altamente territoriali. Si nasconde sotto le pietre del fiume di giorno per poi attivarsi di notte quando esce alla ricerca di cibo e ritorna al mattino sotto le stesse rocce. La specie si nutre di insetti acquatici, principalmente larve di effimere come Rhithrogena semicolorata.

Fu descritto nel 1957 da alcuni studenti rumeni, gli ittiologi M. Dumitrescu, P. Bănărescu, and N. Stoica. La specie tuttavia era già ben conosciuta dalla popolazione locale, essendo pescata in zona da tempo immemore.

È stata ritenuta estinta per molti anni per l'assenza di segnalazioni, a causa della possibile competizione con un'altra specie locale, Gobio uranoscopus, ma soprattutto dei drastici cambiamenti subiti dal corso fluviale. Nel 1967 ad esempio fu costruita una grande diga di una centrale idroelettrica a monte della popolazione, con conseguente sconvolgimento del corso del fiume e rimozione di enormi quantità di ciottoli e sabbia dal letto del fiume utilizzati come materiale da costruzione; successivamente l'apertura di una nuova zona mineraria si tradusse in sversamenti di velenosissimi materiali di risulta negli affluenti dell'Arges.

Mappa schematica del fiume Arges e dei suoi affluenti.
in foto: Mappa schematica del fiume Arges e dei suoi affluenti.

Per farvi capire quanto possa essere grave lo sversamento di scarti minerari nei fiumi, ecco un video che ne mostra le sue conseguenze in un fiume brasiliano.

Considerando l'entità di questi disturbi, quindi, fu quasi un miracolo per i biologi ritrovare negli anni successivi piccole popolazioni vitali e si decise di provare a salvare la specie allevandola in cattività senza successo: prima nel 1989 con quattro individui morti pochi mesi dopo, e successivamente nel 1992 con otto Romanichthys sopravvissuti per qualche anno.

Parallelamente però la cessazione di ogni disturbo antropico sul Valsan ha lentamente ricreato condizioni di vita accettabili per questi pesci ed è proprio grazie alla protezione di questo tratto di fiume che è stato possibile avvistare nuovamente ad Ottobre dell'anno scorso i dodici aspreti.