fiume Sabato inquinamento

Scarichi che dalle fogne della Provincia di Benevento venivano sversati direttamente nei fiumi Calore e Sabato, negli habitat di trote, Falco pellegrino e Nibbio reale. Una gestione illecita che oggi ha portato al sequestro preventivo di oltre 78 milioni di euro nei confronti della Ge.Se.Sa. S.p.a., la società che gestisce il Servizio idrico integrato per tutti i Comuni dell'ATO 1 Campania.

Gli inquirenti hanno ricostruito le modalità con cui la società avrebbe messo in atto il «grave inquinamento dei fiumi Calore e Sabato che attraversano la provincia di Benevento». Dal 2016 al 2019 la Ge.se.sa. a causa dell'assenza, o del malfunzionamento, dei depuratori avrebbe immesso il prodotto degli scarichi reflui inquinanti direttamente nei corsi d'acqua.

Un danno ambientale gravissimo nei confronti del già fragile ecosistema della Valle del Sabato, con conseguenze ancora da quantificare sulla salute umana, animale e ambientale. Ma quello che secondo i pm della Procura di Benevento è stato messo in atto dalla società idrica del Sannio è solo una parte dell'aggressione antropica attualmente in corso nella Valle del Sabato.

La condizione del fiume Sabato, il principale affluente del fiume Calore, è ben nota agli abitanti della zona, a farne le spese sono in prima battuta le specie ittiche del fiume. Non sono rari i video in cui sono documentate morie di pesci nelle acque del fiume. Colpite le trote, ma il corso d'acqua accoglie anche altre specie come vaironi, barbi ed anguille. Il fenomeno della moria di pesci denunciato costantemente dalla comunità locale, ancora non ha dato luogo a una risposta risolutiva da parte delle istituzioni. Soprattutto perché precede di molto il 2016, anno di inizio della indagine della Procura di Benevento da parte di Ge.Se.Sa.

La precaria situazione ambientale è pre esistente alla «mala gestio» di Ge.Se.Sa. denunciata dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica di Napoli, e risalirebbe allo sfruttamento industriale della zona. Secondo i dati raccolti nello studio Spes di biomonitoraggio per il rischio ambientale, condotto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, l'inquinamento nella Valle del Sabato è riconducibile agli impianti industriali. Nell'ultima rilevazione pubblicata a giugno del 2021, risultano livelli elevati di metalli pesanti come cadmio, nichel e antimonio e degli idrocarburi policiclici aromatici. Tutti elementi collegabili all'impatto delle imprese umane della zona.

Una situazione da affrontare con provvedimenti urgenti ed efficaci, come hanno chiesto anche 34 associazioni ambientaliste e animaliste, tra queste anche la sezione del WWF del Sannio. Le associazioni già questa estate hanno inviato una lettera aperta al presidente della Campania Vincenzo De Luca per chiedere maggiore attenzione al territorio e difenderne la biodiversità. Parte del territorio della Valle del Sabato e del suo bacino idrografico rientrano infatti nel Parco regionale dei Monti Picentini, mentre il fiume Calore attraversa il Parco regionale del Partenio.

Inquinamento, antropizzazione, diboscamento mettono in pericolo la biodiversità soprattutto dove la mano dell'uomo si sovrappone alla Zona Protezione Speciale per gli Uccelli Picentini, frequentata sia da specie autoctone che da esemplari che arrivano in Campania per svernare.

Insomma, il «decadimento di qualità ecologico» del bacino idrografico della Valle del Sabato per la Procura di Benevento che oggi ha autorizzato il sequestro milionario è ascrivibile alla «fraudolenta gestione operativa degli impianti da parte del personale della Ge.Se.Sa. spa», ma questa sembra rientrare in un quadro molto più complesso di sfruttamento indiscriminato delle risorse idriche del territorio. Un'azione che impatterà a lungo termine sulla salute umana, e che nell'immediato sta facendo sentire i suoi effetti sul regno animale.