Quando solitamente pensiamo ai dinosauri, nella mente ci compare l'immagine di un animale coperto di squame, abbastanza enorme e che presenta come caratteristica distintiva quella di essere estinto. In realtà, non è sempre così. Come sanno buona parte dei nuovi appassionati di paleontologia, a partire dagli anni 80 si sono accumulate sempre più prove che testimoniano come gli uccelli non siano altro che moderni dinosauri. Ma c'è di più. Recentemente, nuove scoperte ci offrono un archetipo di dinosauro completamente diverso rispetto a quello che ci siamo abituati a vedere, soprattutto grazie alla riproduzione dei modelli nei musei o nei film.

In pochi giorni, settimana scorsa, per esempio, sono stati pubblicati un paio di articoli che stanno creando notevole rumore all'interno degli ambienti accademici internazionali. Il primo articolo ha messo in discussione la natura anfibia dello Spinosaurus, il famoso predatore protagonista del terzo film di Jurassic Park, suggerendo che si tratti di una specie semi acquatica e non completamente marina, a partire dallo studio delle vertebre caudali. Il secondo articolo, invece, presenta una nuova specie che possiede caratteristiche fortemente acquatiche, tanto da portare a credere – all'interno del gruppo di ricerca che ha effettuato lo studio – che si tratti della prima specie nuotatrice, adattata ad una vita maggiormente trascorsa in acqua rispetto che alla terraferma.

Natovenator polydontus, il "cacciatore che nuota dai molti denti"

Tutti conosciamo i pinguini. Lenti, pacciocosi sulla terraferma, come agili ed eccellenti predatori a mare. Ecco, i pinguini sono stati presi in ballo dai paleontologi cinesi, assieme ai cormorani, che hanno effettuato la scoperta, come metro di paragone per spiegare la vita del Natovenator polydontus.

Natovenator polydontusl era un piccolo nuotatore che viveva nell'attuale regione della Mongolia 71 milioni di anni fa ed era lungo solo trenta centimetri. Ittiofago, la specie più simile a lui era Halszkaraptor, un dinosauro teropode dromaeosauride che come il genere Natovenator era imparentato con i più famosi Velociraptor ed era dotato di piume, nella Terra del Cretacico Superiore. Tra l'altro alla scoperta del genere Halszkaraptor tramite la specie H. escuilliei ha partecipato un paleontologo italiano, molto famoso per i suoi meriti inerenti la divulgazione scientifica della paleontologia: Andrea Cau.

L'olotipo di Natovenator polydontuslun presenta un bel teschio e un collo estremamente lungo e queste caratteristiche hanno portato subito gli scienziati a pensare ad un animale abituato a tenere la testa sott'acqua, per predare pesci e altre potenziali prede. L'approfondimento radiologico dei reperti però ha cominciato a far venire i primi dubbi nei ricercatori, che hanno cominciato a sospettare che l'animale passasse gran parte del tempo a galleggiare sopra l'acqua, assumendo un comportamento molto simile a quello di molti uccelli marini che si sono adattati alla vita nomade sopra  le onde.

Oltre alla forma del collo e alle dimensioni della testa, che ricorda quella di una papera o di un cigno, le lunghe mascelle e i minuscoli denti di Natovenator potrebbero suggerire un altro adattamento alla vita acquatica, arma perfetta per strappare piccole prede, viscide, scivolose o dimenanti, dall'acqua delle antiche correnti che bagnavano la Mongolia. Inoltre la disposizione delle costole sono orientate in modo simile alle alche, la cui disposizione sembra essere un altro adattamento a tipologie di nuoto più efficienti nei laghi, nei corsi d'acqua e lungo le fasce costiere del Cretaceo. Ed è tale adattamento a fare discutere, in quanto non era stata ancora osservata in nessun'altra specie di dinosauro.

Ciò che rende diverso Natovenator dalle altre specie di dinosauro che presumiamo essere stati capaci di nuotare- come lo Spinosaurus, di cui parleremo dopo – sono proprio questi adattamenti specifici legati al movimento acquatico. E come suggeriscono gli autori dello studio come i commentatori dello Smithsonian Magazine, «La stretta relazione di Natovenator con Halszkaraptor suggerisce che potrebbe esserci stata un'intera famiglia di dinosauri non aviari che nuotavano come uccelli acquatici». Il modo in cui questi dinosauri si siano adattati effettivamente al nuoto, tanto da trascorrere buona parte della loro vita a mollo, tuttavia deve ancora essere completamente studiato. Anche se il movimento degli arti anteriori dei moderni uccelli nuotatori come i pinguini potrebbero donare degli indizi agli studiosi. Alla fine, gli stessi zoologi confermano come i movimenti che gli uccelli usano per volare sono altrettanto utili sott'acqua.

Probabilmente i prossimi studi sugli indizi geochimici nei denti e nelle ossa del dinosauro, utili anche per comprenderne la dieta, confermeranno o meno la teoria che vuole Natovenator esperto in acqua più che nella terraferma. E mentre la ricerca procede, gli autori della "vecchia scoperta", avvenuta in realtà solo pochi anni fa, di Halszkaraptor, attraverso le parole di Cau (e del suo blog) tengono a precisare: «Nonostante ci siano rappresentazioni paleo-artistiche di Halszkaraptor (e ora, anche di Natovenator) che lo rappresentano intento ad inseguire il pesce nuotando in immersione, nel nostro studio del 2017 (Cau et al., 2017) non abbiamo mai proposto uno stile di nuoto così estremo. Nello studio del 2017, diciamo esplicitamente che Halszkaraptor probabilmente usava gli arti anteriori per manovrare in acqua, ma non sosteniamo che fosse un nuotatore efficiente come un pinguino o un cormorano, né che usasse le pinne come organo propulsivo. La mia ipotesi preferita è che Halszkataptor fosse un nuotatore lento… simile ad un cigno».

Per quanto queste affermazioni contrastino con quelle degli altri ricercatori, che immaginano un animale molto più a suo agio "sotto l'acqua", da queste prime analisi abbiamo compreso quanto Natovenator sia un fossile destinato a far discutere e che assumerà sempre più rilevanza con il trascorrere del tempo.

Il dinosauro con la vela e le spine 

Nello studio di Paul C. Sereno relativo allo Spinosauro, l'equipe guidata dal paleontologo di Chicago ha tentato di fare chiarezza sulla natura anfibia dell'animale.

Da molto tempo infatti, quasi dall'eccezionale e leggendario primo ritrovamento di Spinosaurus aegyptiacus del 1915, è in voga una teoria che vede il predatore come un animale d'agguato marino, che viveva nei mari bassi e caldi dell'antica Tetide, oceano oggi scomparso che sostituiva il Mediterraneo come mare che separava l'Africa dall'Europa.

DAVIDE BONADONNA, NIZAR IBRAHIM, UNIVERSITY OF DETROIT MERCY
in foto: DAVIDE BONADONNA, NIZAR IBRAHIM, UNIVERSITY OF DETROIT MERCY

Questa teoria è divenuta ancora più famosa a seguito della famosa scena in Jurassic Park III in cui i protagonisti umani devono cercare di scappare tramite una barca dall'animale impazzito, che però – sorpresa! – li insegue anche sott'acqua, cominciando a dilaniare la barca stile Squalo di Steven Spielberg. Questa teoria invero ha una parte di verità. I denti conici e allungati, simili a quelli di un coccodrillo, sono perfetti per catturare grossi pesci e prede sia a nuoto sia dalla terraferma, in un comportamento adattivo che di volta in volta presenta similitudini con le tecniche di caccia di coccodrilli, orsi che cacciano i salmoni e rettili marini. Tra l'altro anche le tracce dei denti sopra i rostri di alcuni pesci cartilaginei, come Onchopristis (rappresentanti anch'essi nella immagine di sopra), ha confermato come gli spinosauri riuscissero seriamente a pescare pesanti prede dagli alvi fluviali e dai mari poco profondi.

Rimane però il dibattito sul fatto che Spinosaurus fosse un abile nuotatore o che addirittura passasse gran parte del suo tempo sott'acqua, ma le dense ossa del dinosauro e le sue mascelle suggeriscono che l'immenso predatore fosse in grado quanto meno di inoltrarsi a largo, non sapendo però per quanto tempo né se riuscisse a trattare il respiro in maniera prolungata in apnea, come i rettili marini. Una dieta prevalentemente a base di pesce infatti non indica una vita esclusivamente acquatica. E in effetti Sereno nel suo articolo non fa che definire le differenze fra un animale acquatico da uno semi-acquatico (ovvero anfibio) ed elencare le ragioni che spingono a sostenere non che lo spinosauro non fosse in grado di nuotare, ma che si trattasse di una sorte di sottomarino, capace di veleggiare attraverso la sua vela – che aveva probabilmente funzioni sessuali e termoregolatorie – e a viaggiare per gli oceani come e meglio dei plesiosauri e degli squali.

Il Mosasauro
in foto: Il Mosasauro

Immaginare lo spinosauro come un animale totalmente acquatico sarebbe d'altronde davvero difficile. Per quanto dotato di zampe palmate e di una coda simile a quella di un tritone, lo spinosauro aveva un corpo troppo pesante e tozzo per rivaleggiare con l‘aerodinamicità dei pesci e dei rettili marini. In confronto per esempio al mosasauro, lo spinosauro presenta molteplici criticità che lo avrebbero portato nel lungo periodo a morire di fame nell'oceano o a perdere uno scontro con predatori più capaci di lui. Il suo ambiente perfetto era quello delle fasce costiere e dei delta dei fiumi. Se dovessimo immaginare uno spinosauride in mare dovremmo probabilmente fare fanta paleontologia e immaginare lo spinosauro come il corrispettivo Ambulocetus per gli odierni cetacei. Una creatura anfibia, molto tozza, che presentava adattamenti ad ambienti acquatici di transizione, che nel lungo andare avrebbe potuto portare ad una famiglia di dinosauri che si erano riadattati al mondo acquatico, similmente ai rettili che portarono all'evoluzione dei mosasauri e dei Plesiosauri. 

L’Ambulocetus è l’antenato anfibio di tutti i mammiferi marini presenti sulla Terra e disponeva di caratteristiche simili al modo di vivere dello Spinosauro
in foto: L’Ambulocetus è l’antenato anfibio di tutti i mammiferi marini presenti sulla Terra e disponeva di caratteristiche simili al modo di vivere dello Spinosauro

In conclusione, da questi due studi possiamo recepire come lavorano gli scienziati e la ricerca. Le nuove scoperte possono rivoluzionare il modo di vedere un determinato fenomeno o confermare un modello. Il dibattito accesso che si viene a creare però dalla pubblicazione degli articoli non deve essere vista però come un modo che ha la scienza di screditare sé stessa. La scienza infatti si basa su questo processo informativo. Nuove informazioni si accumulano per distruggere o modificare vecchie idee e le uniche cose che vengono screditate sono le fake news. Le notizie false. Le bugie che vengono prodotte per raggiungere la massa e tentare di influenzare le persone. Anche nella paleontologia le fake news escono perché o sono il prodotto di abbagli o perché tentano di spingere una visione delle cose. Immaginate solo la quantità delle vendite dei giocattoli di Jurassic Park – con la riproduzione di modellini completamente di fantasia – per comprendere appieno la grandezza del problema.

I film hanno generato dei "mostri" solo perché economicamente più convenienti per la resa spettacolare delle pellicole. Anche però nella scienza dei falsi o dei tentativi di truffa sono stati prodotti per far fare carriera agli scienziati o per favorire una determinata corrente politica.

Il caso dell'Uomo di Piltdown e del falso anello mancante, dopo 110 anni, è ancora qui a dimostrarlo.