canguro

Un canguro è stato investito e lasciato sul ciglio della strada. Un evento triste ma comune a ridosso delle città australiane, dove questo animale è endemico, ma assolutamente straordinario se trasportato in un continente diverso dall'Oceania. L'incidente, infatti, non è avvenuto a Melbourne, ma a Pergine Valdarno, in provincia di Arezzo.

A dare l'annuncio è la sindaca Simona Neri: «Sono stata avvisata da una mia concittadina che lungo la provinciale della Trove si trovava la carcassa di un canguro, probabilmente investito da un'auto durante la notte, ed è stato chiesto l'intervento del Comune per ritirarne il corpo. Da tempo circolavano segnalazioni della presenza di questo particolare animale, ma non nel nostro Comune, credo che sia arrivato qui dopo lunghe peregrinazioni».

Segnalazioni rispetto alla presenza di un canguro nelle campagne aretine erano già arrivati all'amministrazione comunale che si è subito scagliata contro il commercio di fauna esotica: «Non è la prima volta che animali esotici o pericolosi vengono adottati e detenuti irresponsabilmente come giocattoli all'interno delle abitazioni private, magari acquistati ricorrendo al mercato nero», ha detto la Sindaca.

L'importazione e la detenzione di animali esotici in Italia non sono sempre vietate, tuttavia alcune specie sono protette da convenzioni e trattati di natura nazionale e sovranazionale. Il canguro rientra proprio tra questi. Acquistare un animale è sempre sbagliato, ancora di più quando si sradica dal suo habitat naturale per inserirlo in un contesto al quale è estraneo. Una pratica che quasi sempre causa a gravi squilibri dell'ecosistema, o, come nel caso del canguro di Pergine Valdarno, alla morte dell'animale.

«Questa creatura si è trovata a vivere in un ambiente morfologicamente e climaticamente estraneo, totalmente isolata, senza un branco di riferimento, senza misure protettive adeguate per la sua detenzione in cattività – ha sottolineato la Sindaca – Purtroppo, è stato un epilogo tragico ma fin troppo scontato».

La Prima cittadina ha quindi condiviso sui suoi social le immagini del canguro senza vita accompagnate da un accorato messaggio: «Non le volevo guardare, non avevo alcuna voglia di guardarle e men che mai di renderle pubbliche – ha detto Neri – L’unico senso che questa triste storia può avere è poter dire, gridare, che questa foto è l’inevitabile e più che prevedibile epilogo di cotanta stupidità e superficialità. Ed allora il senso non può che essere questo: guardatevi sempre da stupidi e superficiali, instancabili produttori di disastri, per se stessi, ma purtroppo anche per tutti quelli che hanno intorno, umani o animali che siano».

Kodami ha visionato le immagini, in libera circolazione sui social, però ha scelto di non mostrarle perché nulla aggiungono rispetto alla vicenda. Ora le indagini proseguiranno per capire chi e perché ha introdotto in Italia il canguro, liberandolo poi nelle campagne toscane senza alcun rispetto per l'ecosistema e per l'animale stesso.