episodio 6

Il coniglio con il pelo “da pecora”: gli incroci hanno condannato il coniglio d’Angora

Sembra un enorme batuffolo di cotone e invece si tratta del coniglio d'Angora, una razza creata da noi esseri umani e impossibile da trovare in natura.

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30 Gennaio 2024
20:00
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A guardarlo sembra un enorme batuffolo di cotone, ma in realtà si tratta di una razza di coniglio europeo, ovvero il coniglio d’Angora. Questa non è una razza qualsiasi: a rendere questo coniglio incredibile, infatti, è sicuramente il suo pelo folto e soffice, ma soprattutto la sua storia.

Si tratta di una delle varietà di coniglio domestico più antiche del mondo. Sembrerebbe originario di Ankara, l’attuale capitale della Turchia, che un tempo era detta anche “Angora” ed è proprio da qui che deriva il nome, anche se probabilmente veniva allevato già dagli antichi Romani.

Perché il coniglio d’Angora ha il pelo così lungo

La verità è che questo coniglio, così come lo vediamo oggi, Madre Natura proprio non l’aveva previsto. Le cose sono andate più o meno così: a un certo punto della storia gli uomini si sono accorti che in mezzo a tanti conigli "normali", di tanto in tanto nascevano individui che, per una mutazione genetica, avevano una pelliccia molto più lunga del normale. E allora, facendo accoppiare tra loro questi conigli con la stessa mutazione si è trasmesso il tratto genetico nelle loro prole, e andando avanti così alla fine è nata a tutti gli effetti la razza del coniglio d'Angora.

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In un certo senso è stata un'operazione commerciale, perché fin dal 1500, quando poi il coniglio d'Angora si è diffuso in tutta Europa, il suo pelo lanoso è stato utilizzato per produrre una lana molto pregiata: la lana d'angora, appunto. Questa lana è ancora più calda e sottile di quella di pecora, si usa ancora oggi per fare pullover, poncho, sciarpe, e si ottiene pettinando o tosando l'animale; almeno, in teoria, perché in alcuni casi è ricavata tramite "spiumatura", una pratica terribile e dolorosissima usata per ottenere fibre migliori.

Perché il coniglio d’Angora non può esistere in natura

Del coniglio d'Angora esistono tante varietà, ma quelle ufficialmente riconosciute sono quattro: quella inglese, quella francese, il coniglio d’Angora gigante e il Satin. Si tratta di un animale che dipende totalmente dall’essere umano, poiché il pelo così lungo – in media tra gli 8-10 cm – lo rende del tutto inadatto alla sopravvivenza in natura: una pelliccia del genere rallenterebbe il suo movimento, lo farebbe restare impigliato tra i rami e diminuirebbe anche la possibilità di nascondersi dai predatori.

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A tutto questo si aggiunge il fatto che – a differenza degli altri conigli che puliscono il pelo da soli, leccandosi – lui non ci riesce, perché semplicemente è troppo folto. E quindi ha bisogno di un parrucchiere personale, cioè di qualcuno che lo spazzoli ogni singolo giorno, per evitare l'insorgenza di nodi e infezioni. Oltretutto se il coniglio d'Angora si lecca il pelo è un bel problema: infatti, non è in grado di rigurgitare le fibre ingerite, le “palle di pelo” così come le conosciamo noi. Quindi sostanzialmente il suo intestino rischia di ostruirsi e il suo sistema digestivo di bloccarsi del tutto, portandolo a un’atroce sofferenza tanto da non riuscire più a espellere le feci normalmente e neanche a mangiare.

Le criticità del pelo del coniglio d’Angora

Non solo la lunghezza, ma è anche il tipo di pelo a rendergli la vita così difficile. Infatti, mentre in natura la pelliccia dei conigli è composta da uno strato di peli corti e lanosi che fungono da isolamento termico e un altro strato di peli più lunghi e duri che proteggono dall’acqua, nel caso del coniglio d’Angora la parte lanosa è molto più lunga del normale e tende ad arruffarsi continuamente. Questa condizione lo porta ad avere una serie lunghissima di problematiche: in primis, se si bagna ci mette molto tempo ad asciugarsi perché il pelo così lanoso si impregna d’acqua. E poi può faticare ad accoppiarsi, e ad allattare – perché i piccoli appena nati, ciechi e sordi, non riescono a trovare i capezzoli della mamma tra tutto quel pelo.

Infine, c'è il pericolo di Miasi, un'infestazione di larve di mosche. Accade che le mosche depongono le uova sul pelo e al momento della schiusa le larve cominciano a nutrirsi dei tessuti del loro ospite, in questo caso il povero coniglio d'Angora, che ha il pelo così folto da permettere a queste larve di nascondersi perfettamente e, quando ci si accorge della loro infestazione, purtroppo potrebbe essere anche troppo tardi.

Aspetti etici legati alla lavorazione della lana d’angora

Insomma il coniglio d’Angora non vive proprio una vita così semplice. Quella che per l’uomo è una risorsa, cioè la sua pelliccia, per il coniglio praticamente è quasi una condanna. Per lui la tosatura può essere un'esperienza stressante e tante volte gli allevatori devono persino ricorrere alla sedazione. Per non parlare del fatto che è molto facile ferire la sua pelle delicata. A proposito di questo, ultimamente si è discusso molto sugli aspetti etici della lavorazione della sua lana. Alcune indagini, infatti, hanno mostrato le atrocità che si nascondono dietro alcuni allevamenti lager per lo più cinesi ma anche europei.

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Per questo ad oggi sono numerosi i brand che hanno scelto di non vendere più prodotti d’angora e, fortunatamente, è aumentata anche l’attenzione dei consumatori nel comprendere quale sia l’origine dei prodotti che acquistano. Per tutti questi motivi, è molto importante possedere la consapevolezza di quali siano le origini dei vestiti che si indossano, soprattutto se alla base della loro produzione c’è lo sfruttamento e la sofferenza di animali innocenti.

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